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Le imprese del settore chimico sono le più sostenibili

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I risultati di una ricerca DNV GL–Business Assurance e GFK Eurisko: su 3.500 professionisti intervistati, quelli operanti negli ambiti ad alto rischio chimico sono i più attenti all’ambiente

Una normativa più stringente in materia di sicurezza dei lavoratori e trattamento dei rifiuti pericolosi, unita a una maggiore consapevolezza dei rischi collegati ai processi di produzione. Sono molti i fattori che rendono le imprese dei settori a più alto rischio sono anche quelle più attente all’ambiente. A dirlo è una ricerca di DNV GL-Business Assurance, ente di certificazione internazionale, e GFK Eurisko, società di ricerche di mercato: su 578 aziende e 3.500 imprenditori intervistati, più del 96% adotta politiche di tutela ambientale mirate a contenere i rischi derivanti dalla propria attività.

Il campione ha incluso imprese del settore farmaceutico, minerario, oli & gas, raffinazione, tintura: tutti ambiti industriali caratterizzati da un elevato rischio sia per quanto riguarda la salute dei lavoratori impiegati che per l’ecosistema. Si tratta di attività regolate da una normativa particolarmente stringente, che interessa la tutela degli addetti a contatto con le sostanze pericolose ma anche le procedure per il corretto smaltimento dei rifiuti.

Nella valutazione di Business Assurance e GFK Eurisko è emerso come queste aziende, nonostante o forse proprio per i controlli a cui sono sottoposte, hanno da tempo avviato una serie di policy green nel lungo periodo, superando la logica del profitto immediato a favore di una pianificazione strategica più sostenibile.

 

LE ATTIVITÀ PIÙ PERICOLOSE SECONDO GLI IMPRENDITORI

Secondo gli intervistati le attività più pericolose riguardano l’utilizzo di materiali pericolosi (64%), la gestione delle acque reflue (62%) e lo smaltimento dei rifiuti tossici (61%). Il 100% delle aziende ha dichiarato di aver messo in pratica azioni per la riduzione delle emissioni in atmosfera e quasi la totalità (il 92%) controlla periodicamente l’effettiva conformità dei propri processi produttivi alla normativa vigente.

Inoltre il 63% ha individuato parametri ambientali specifici da monitorare e 3 aziende su 4 hanno adottato sistemi di gestione del rischio chimico.

 

FEDERCHIMICA: LA PRODUZIONE DEL SETTORE REGGE GRAZIE ALL’EXPORT

La chimica è oggi il secondo settore in Italia per esportazione, dopo la meccanica. Nei primi 4 mesi del 2014 la produzione è cresciuta del 2,9% su base annua, quasi il doppio rispetto alla media del manifatturiero (+1,6%). Il mercato domestico continua a mostrare segni di crisi, specie per quanto riguarda le costruzioni e i consumi finali. Bene invece l’export, cresciuto del 4% in volume e dell’1,5% in valore: un risultato positivo che conferma il +3,7% del 2013 e in generale il trend di crescita della produzione chimica italiana sui mercati esteri, cominciato nel 2007. 

 

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