Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Valeria Cagnina, robotica e soft skills per la scuola del futuro

  1. Home
  2. My generation
  3. Valeria Cagnina, robotica e soft skills per la scuola del futuro

La diciannovenne fondatrice di OFpassiON: “Ho iniziato per gioco e ora è un progetto grande e strutturato. Aiutiamo le persone di ogni età a scoprire i propri talenti”

“Ho scoperto la mia passione per la robotica da bambina, a 11 anni, al CoderDojo di Milano, grazie a una pianta digitale disegnata sullo schermo, che era triste se era da sola e felice se nella stanza c’era qualcuno insieme a lei. Al ritorno da questa esperienza, nata per avvicinare i bambini al coding e alla robotica, ho iniziato a cercare informazioni online e ho scoperto che su YouTube ci sono una varietà di video tutorial per la costruzione di robot. Ho comprato il kit base di Arduino, e mi sono impegnata in progetti a difficoltà crescente fino a costruire da sola il mio primo robot. Per il mondo degli adulti la mia passione non era così comune, e per questo sono stata invitata a diversi incontri e conferenze, fino a debuttare a 14 anni al mio primo TEDx”. A parlare è Valeria Cagnina, 19 anni, fondatrice di OFpassiON, il progetto ideato insieme al 27enne Francesco Baldassarre con l’obiettivo di rivoluzionare il mondo dell’educazione. Valeria racconta in un’intervista a SorgeniaUP come il suo amore per i robot le abbia fatto scoprire un nuovo modello educativo “informale” e basato sulla creatività, che ora vorrebbe utilizzare per aprire una vera e propria scuola riconosciuta dalle istituzioni. 

valeria cagnina e francesco baldassarre.jpg

Valeria, come è andata dopo il primo robot? 

La curiosità e la voglia di fare sono cresciute, e sono entrata in contatto con la Boston Dynamics, un mondo nuovo. Ho scoperto che si trattava di uno spin-off del Massachusetts Institute of technology (MIT), in cui si realizzavano robot in grado di fare ogni cosa. Ma guardarli online non mi bastava, e ho iniziato a cercare il modo per poter vedere dal vivo le loro attività. Sfortunatamente i corsi del MIT erano aperti soltanto a persone che avessero più di 18 anni, e io ne avevo ancora 15. Non mi sono rassegnata, e ho iniziato a scrivere e-mail a tutti i dipartimenti del MIT sperando che qualcuno mi rispondesse. Alla fine è successo, mi hanno risposto e mi hanno messo alla prova per la realizzazione di un robot, anche abbastanza complicato. Sono stati soddisfatti del mio operato, e mi hanno invitato a Boston per un’estate con una borsa di studio. Una volta lì ho lavorato all’interno del progetto DuckieTown come Senior Tester. Si trattava di studiare la realizzazione di un robot che fosse in grado di muoversi in una città in miniatura in completa autonomia, ad esempio evitando gli ostacoli e riconoscendo i semafori con l’obiettivo di rendere accessibili i tutorial anche a studenti delle superiori.

Cosa ha imparato dalla sua esperienza a Boston?  

La cosa più importante dal mio punto di vista è stata il metodo, completamente diverso da quello a cui siamo abituati nelle nostre scuole, quelle dell’insegnamento frontale spesso noioso per i bambini. Ho scoperto che è possibile imparare cose molto complesse divertendosi, che è possibile giocare e contemporaneamente dare vita alle invenzioni più grandi. All’inizio pensavo che fossero matte le persone impegnate nella Duckietown, e invece ho scoperto che in tutto il MIT il metodo di insegnamento era lo stesso e portava a risultati importanti. Così tornata da Boston ho sentito la necessità anch’io di insegnare in maniera giocosa e divertente la robotica a bambini e ragazzi

Nasce così OFpassiON?

Ho iniziato per gioco, poi è diventata un’iniziativa sempre più grande e strutturata. A 16 anni ho dato vita a una scuola di robotica, e da allora la cosa è cresciuta in maniera esponenziale. In OFpassiON la robotica non è fine a sé stessa, ma la utilizziamo per insegnare le soft skills tramite il gioco e il divertimento, per dare la possibilità alle persone di ogni età di conoscersi meglio e capire qual è la loro passione. Facciamo attività per bambini a partire dai due o tre anni, ma anche per gli insegnanti, le aziende, i manager. Li aiutiamo a cambiare il modo in cui vivono le giornate all’interno dell’azienda e a sviluppare meglio i loro talenti. Tra i nostri clienti, soltanto per fare qualche esempio, ci sono aziende del calibro di Cisco, Michelin, Allianz, Electrolux e Disney. Ora il nostro obiettivo è di trasformare eventi e attività pomeridiane in una vera e propria scuola, che insegni tutte le materie fino all’università. 

Su cosa si basa il vostro metodo educativo?

Il metodo educativo di base lo abbiamo inventato noi, ed è completamente diverso da quello tradizionale, programmiamo attività in maniera destrutturata, tutti per terra e senza scarpe, attraverso il learn by doing (imparare facendo, ndr). L’obiettivo è trasmettere a tutti l’idea che nulla è impossibile, e che con la giusta determinazione si può raggiungere ogni risultato. Si tratta di un approccio sperimentato e applicabile in qualsiasi campo, dalla tecnologia alla robotica, dallo sport alle attività ludiche. Utilizziamo anche il gioco di ruolo dal vivo, il cosiddetto LARP, live action role-playing, in cui ognuno è un personaggio e vive all’interno di una storia ambientata nel presente, nel passato o in un contesto di fantasia: la storia coinvolge le persone e permette a ognuno di liberarsi dai propri condizionamenti interpretando un personaggio. Una sorta di videogioco attraverso il quale si può imparare molto. 

OFpassiON_-web.jpg

 

Quali sono i principali ostacoli che vi trovate ad affrontare con questo approccio innovativo?

Uno dei principali è dovuto al fatto che siamo molto giovani. Io ho 19 anni, il mio socio, Francesco Baldassarre, ne ha 27. A volte quando ci confrontiamo con il mondo delle aziende “tradizionali”, dove l’approccio è gerarchico e di vecchio stampo, spesso troviamo ostacoli, ad esempio nel team building. Alcune persone infatti, soprattutto quelle che hanno una lunga carriera alle spalle, ci dimostrano di non aver voglia di imparare da ragazzi così giovani. Ma noi la prendiamo come una sfida, e nella maggior parte dei casi alla fine riusciamo a coinvolgerli: a quel punto partecipano con convinzione e si divertono molto.

Cosa ha da insegnare il vostro metodo alla scuola tradizionale?

Le parlo del mio caso specifico. Io ho incontrato molte difficoltà, ho sempre frequentato la scuola pubblica, dove i ragazzi che fanno qualcosa di diverso non sono ben visti. E purtroppo devo dire che la scuola mi ha molto ostacolato in quello che facevo, fino a mettermi davanti a un bivio: o smetti o non vieni ammessa alla maturità. Così ho fatto l’ultimo anno delle superiori da privatista, e ho scoperto che non è così difficile studiare da soli. Oggi sto studiando ingegneria informatica online al Politecnico di Milano, seguendo le lezioni online e andando in facoltà soltanto per sostenere gli esami, come previsto dal mio corso.

Che progetti avete per il futuro?

OFpassiON esiste da un anno e mezzo, ma facevamo questo genere di attività già da prima. Sicuramente cresceremo, perché le famiglie ci stanno dimostrando la loro attenzione verso la possibilità di dare un’educazione diversa ai propri figli, e anche dalle aziende riceviamo feedback molto positivi. L’obiettivo è di dare vita a una scuola paritaria che parta dall’asilo, anche se in Italia è difficile perché ci sono molte barriere burocratiche da superare. Per questo potremmo partire dall’estero, ad esempio dagli Stati Uniti, dove aprire classi sperimentali è più semplice.

Fate lezioni soltanto in presenza o anche online?

Prima della pandemia le nostre lezioni erano esclusivamente in presenza, e avevamo il timore che la formula online non avrebbe funzionato. L’emergenza Covid-19 ci ha fatto reinventare, e oggi facciamo molte attività “phygital”, a metà tra il fisico e il digitale, come ad esempio nel caso del nostro calendario estivo. Ai summer camp di giugno e luglio in digitale abbiamo avuto adesioni anche dall’estero per seguire le nostre attività in diretta. Inviavamo a casa degli iscritti i materiali, e tutti i giorni li utilizzavamo in un collegamento che durava due ore, una di robotica al mattino e una di giochi al pomeriggio. I bambini e i ragazzi sono stati entusiasti. Sulla scia di questo successo per ottobre abbiamo organizzato il “Phygital autunno tech”, che si sta tenendo questa settimana con lezioni di un’ora e mezza dalle 17:30 alle 19 durante le quali giochiamo con i bambini per costruire robot e costruiamo robot per giocare.

Cosa ne pensa della diffidenza generalizzata che spesso si registra attorno ai robot, soprattutto nelle generazioni dei “più grandi”?

Credo che dei robot non si debba avere nessuna paura, quello che si vede nei film è pura fantascienza e lo rimarrà. D’altro canto però è vero che ci ruberanno il lavoro, ma è una cosa positiva, perché ruberanno soltanto i lavori noiosi, ripetitivi e pericolosi. Questo metterà gli uomini nella condizione di fare lavori più creativi: tutti potranno inseguire la propria passione. I robot entreranno nelle nostre case e nelle nostre città consentendoci un più alto livello di benessere. E saranno dalla nostra parte, perché saremo noi a programmarli. I robot non hanno una loro intelligenza e una loro ragione, e questo non potrà accadere finché non conosceremo a fondo come funziona il cervello umano: una materia di cui oggi abbiamo una conoscenza forse meno che basilare.