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Sprechi alimentari, Rete Zero Waste: “La riduzione parte dall’acquisto”

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In vista della giornata mondiale dell’alimentazione i consigli di Mariateresa Silvi: “Il primo passo è fare in modo di non ritrovarsi alimenti in esubero, ma anche di creare meno rifiuti da imballaggi, partendo da casa con i nostri sacchetti”

“Ridurre lo spreco alimentare in casa è possibile adottando piccoli gesti e cambi d’abitudine. Noi della Rete pensiamo che la prevenzione dello spreco parta infatti dal momento dell’acquisto di un prodotto, fino alla preparazione dei pasti. Suggeriamo di acquistare prodotti sfusi che ci permettono di scegliere la quantità che effettivamente ci serve di ogni alimento. Chi non si è mai ritrovato con una rete ancora mezza piena di patate, ormai diventate verdi e raggrinzite?” spiega Mariateresa Silvi, ricercatrice universitaria in economia ambientale, tra le promotrici di Rete Zero Waste, un sito web creato da un gruppo di donne provenienti da tutta Italia con l’obiettivo di fornire consigli, suggerimenti e risorse per chi vuole ridurre il proprio impatto ambientale, produrre meno rifiuti e vivere in maniera più sostenibile.

Il 16 ottobre sarà la giornata mondiale dell'alimentazione. Il sito della Fao quest'anno ha lanciato una call to action agli "eroi dell'alimentazione" per una campagna di sensibilizzazione che va dalla filiera alimentare al consumatore finale. Sì perché i consumatori non si limitano solo a mangiare: hanno anche il potere di influenzare ciò che viene prodotto adottando scelte alimentari sane, il che a sua volta favorisce sistemi alimentari più sostenibili.

Quali sono le regole principali a cui ognuno di noi si può attenere per evitare gli sprechi di cibo?

Il primo passo è fare in modo che non ci ritroviamo con alimenti in esubero di cui eventualmente ci scordiamo, ma anche di creare meno rifiuti da imballaggi, portando da casa i nostri sacchetti. Inoltre, comprare verdura e frutta sfuse è in genere anche più economico, basta confrontare i prezzi al kg.
Per chi ha poco tempo, consigliamo inoltre di preparare gli ingredienti in anticipo per tutta la settimana. Per esempio, se si fanno bollire dei legumi secchi, conviene far bollire tutti quelli che serviranno per la settimana e congelare immediatamente il resto. Sarà più semplice e veloce preparare i pasti, e anche più probabile che si utilizzi quello che è già presente in casa.
Un’ altra pratica efficace e sempre più diffusa consiste nell’organizzare periodicamente sfide in cucina, in cui ci si impegna a mettere qualcosa in tavola con quello che c’è, svuotando il frigo e la credenza di avanzi e ingredienti in scadenza. Nel nostro sito abbiamo anche raccolto alcune di queste ricette contro gli sprechi.

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Quali sono le piccole e grandi azioni quotidiane che possiamo mettere in pratica per avere uno stile di vita più sostenibile per l'ambiente e spesso anche per il portafoglio?

Ridurre i nostri consumi, in ogni ambito, porta vantaggi per l’ambiente e per il portafoglio. Non esiste una lista esaustiva e nessuno può fare tutto, ma ognuno può valutare quali cambiamenti possono essere adottati secondo le proprie disponibilità di tempo, di denaro e anche in base alle alternative offerte dal territorio.
Oltre alle abitudini in cucina, ci sono altri piccoli gesti ripetuti che hanno un riscontro più o meno immediato anche sul portafoglio. Ad esempio, fare docce più corte o cercare vestiti e oggetti di seconda mano anziché comprarli nuovi. Ci sono altre azioni che suppongono una spesa maggiore inziale, ma che sul lungo periodo spesso garantiscono risparmi per noi e per l’ambiente. Mi riferisco all'acquisto di elettrodomestici ad alta efficienza energetica, a veicoli ibridi o elettrici o a investimenti per isolare la propria casa.

Detto ciò, studi alla mano, le azioni in assoluto più incisive che possiamo mettere in atto includono:

  • rinunciare all’auto o cambiarla per una elettrica, ibrida o semplicemente una più efficiente a livello di consumi;
  • rinunciare ad un volo transatlantico;
  • contrattare energia prodotta da fonti rinnovabili;
  • ridurre il consumo energetico in casa, abbassando il riscaldamento di un grado, o aumentando l'efficienza energetica strutturale e degli apparecchi elettrici;
  • sostituire il riscaldamento a gas con una pompa di calore;
  • passare a una dieta vegetariana o vegana, anche solo in parte;
  • prediligere cibi biologici, quando possibile;
  • ridurre i rifiuti e riciclare gli imballaggi;
  • stendere i panni anziché usare l’asciugatrice e lavarli a temperature più basse.

Ci racconta la storia di Rete Zero Waste? Come nasce l'idea di questa associazione al femminile e come si è sviluppata nel corso del tempo?

Tutto è cominciato nel 2017 da un appello su Instagram, che invitava le zero waster italiane a farsi avanti per creare una comunità. Ne è nato un gruppo su WhatsApp di oltre trenta persone, provenienti da tutta Italia, unite dallo stesso obiettivo comune: scambiarsi consigli per ridurre i propri rifiuti. Il gruppo ha iniziato a ingrandirsi oltre ogni aspettativa e abbiamo gradualmente inaugurato nuovi canali per essere di supporto a sempre più persone interessate a questo stile di vita. Lo facciamo attraverso il nostro sito, il gruppo Facebook, un canale Instagram, la Mappa dei negozi sfusi e sostenibili sul territorio nazionale e l’ultimo arrivato: i nostro gruppi locali. Sebbene la Rete sia nata da un gruppo di donne che volevano ridurre i propri rifiuti, ad oggi il nostro team non è più soltanto al femminile e oltre a concentrarci sui rifiuti in senso lato, promuoviamo uno stile di vita più sostenibile a tutto tondo.

Come sta cambiando la sensibilità delle persone e delle istituzioni sui temi della sostenibilità?

Si percepisce una consapevolezza sempre maggiore da parte delle persone, e questo rende a sua volta l’attenzione alla sostenibilità quasi d’obbligo per istituzioni e imprese. Anche se in alcuni casi questa attenzione potrebbe essere ancora dettata dalla convenienza più che da un reale coinvolgimento.

Chi è più interessato e chi invece è più difficile da coinvolgere?

In genere, il pubblico a cui ci rivolgiamo e che si rivolge a noi consiste solitamente di persone o entità che hanno già sviluppato un interesse e che si sentono disposte a fare qualcosa o a informarsi. Trovo che ormai quasi tutti riconoscano che stiamo vivendo una crisi ambientale senza precedenti. Alcune persone però sono convinte che le azioni individuali non contino, è questo forse uno degli ostacoli maggiori nel coinvolgerle. Noi la pensiamo diversamente. Sebbene l’impatto di azioni non direttamente legate al singolo sia innegabile, crediamo che il contributo individuale non sia da sottovalutare. Non solo perché le azioni individuali si sommano, ma anche perché nel lungo periodo influenzano altre persone, cambiando le norme sociali, ma anche portando le imprese e la politica a formulare rispettivamente prodotti e proposte elettorali in linea con la sensibilità ambientale delle persone.

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Le scelte individuali contano. Un piccolo esempio? Sostituire i contenitori usa e getta in plastica con contenitori riutilizzabili

Quali sono le iniziative che finora vi hanno dato più soddisfazioni e su quali puntate maggiormente per il futuro?

A Rete Zero Waste cerchiamo di unire e far conoscere persone e istituzioni con il comune interesse di ridurre i propri rifiuti e il proprio impatto sull’ambiente in generale. Abbiamo cominciato facendolo con canali tradizionali, rivolgendoci al territorio nazionale. Ad oggi puntiamo farlo soprattutto a livello locale, contiamo all’attivo 25 Gruppi Locali sparsi su tutto il territorio, da Como a Salerno. I nostri gruppi locali sono il cuore pulsante della Rete, organizzano raduni ed eventi (quando la situazione sanitaria lo consente), si interfacciano con le istituzioni locali, si confrontano, e a volte formano persino gruppi d’acquisto. Portano avanti progetti a livello locale, ma in armonia e in coordinamento con le altre realtà sul territorio nazionale.

Con la pandemia e il lockdown sono cambiate le abitudini delle persone e delle famiglie. Ci sono alcuni di questi cambiamenti che sarebbe bene diventassero "stabili" per il bene del pianeta e delle generazioni future?

Il lockdown ha obbligato molti di noi a provare stili di vita che forse non avremmo mai considerato prima. E alcuni di questi, nonostante la difficile situazione, si sono rivelati positivi sia per l’ambiente che per il nostro benessere personale. Lo smart working o il telelavoro per esempio, in forma completa o parziale hanno contribuito sensibilmente a migliorare la qualità dell’aria grazie alla diminuzione del traffico pendolare. Continuare su questa strada comporterebbe ridurre in maniera stabile le emissioni inquinanti soprattutto nelle città, ma anche a far guadagnare alle persone le ore settimanali altrimenti perse nel percorso giornaliero tra casa e ufficio, nonché consentire sul lungo periodo un miglior equilibrio casa e lavoro.
La diminuzione dei trasporti non si è fermata al trasporto locale: moltissimi lavoratori si sono abituati a sostituire trasferte e partecipazioni a congressi con incontri virtuali, con notevoli risparmi a livello di emissioni inquinanti ma anche di tempo e di denaro per le aziende.
Abbiamo assistito anche a un cambio nei consumi, il timore di entrare in negozi fisici e di una recessione economica ha portato molti individui e famiglie a consumare e spendere con più cautela. Il 64% dei consumatori, secondo uno studio di Accenture su 30 Paesi, ha dichiarato che continuerà con le abitudini per ridurre lo spreco alimentare apprese durante il lockdown. Mentre il 49% assicura che continuerà a consumare in maniera più consapevole e sostenibile. Forse questa pandemia, probabilmente favorita dalla degradazione del nostro ecosistema, ha portato molti di noi a rivalutare il nostro rapporto con esso e ad apprezzare uno stile di vita più essenziale.