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Progetto Caesar: ecco come “ripulire” le acque dai metalli pesanti

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Il progetto di tre studenti dell’Istituto superiore Ascanio Sobrero di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, è tra i vincitori del contest “I giovani e le scienze” 2020 di Fast. Stefano Merlo: “Idea nata dal nostro impegno per il rispetto dell’ambiente”

L’acronimo C.A.E.S.A.R sta per “Chromium Aquo-ions Extraction with Saponite and Recovery”, un progetto che va nella direzione della sostenibilità ambientale realizzato da tre studenti dell’istituto superiore Ascanio Sobrero di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Si tratta, per dirla in italiano, di una soluzione per rimuovere i metalli pesanti dalle acque, combattendo quindi un genere di inquinamento su cui l’attenzione negli ultimi anni si è progressivamente alzata. A guidare Nicolò Angeleri, Barbara Piccolo e Stefano Merlo nella loro ricerca e a coordinarne l’attività è stata la professoressa Elisabetta Gaita, che li ha accompagnati fino alla vittoria del contest “i giovani e le scienze” 2020 organizzato da Fast.

“Partecipiamo alle iniziative di Fast dal 2014 - spiega la professoressa Gaita - e da allora ogni anno la nostra partecipazione è progressivamente cresciuta. Negli ultimi anni siamo stati presenti con tre progetti l’anno, che si sono sviluppati su diverse direttrici: dagli enzimi in forma nanometrica alla biochimica, alla biochimica industriale, alla chimica organica e, come nel caso di Caesar, alla chimica-fisica. Il filo conduttore è che i ragazzi più meritevoli hanno l’opportunità di presentare i propri progetti anche all’estero, conoscendo giovani di altri Paesi che hanno in comune con loro la passione per la ricerca e per l’innovazione. Fino a oggi siamo stati alla fiera di Taiwan, a diversi eventi negli Stati Uniti e in Europa. Purtroppo il forum europeo che avrebbe dovuto svolgersi a Salamanca è saltato a causa della pandemia, ed è un peccato per i ragazzi che avevano dedicato tanto tempo e tanta energia a realizzare il loto progetto”.

CAESAR: ESTRARRE METALLI PESANTI INQUINANTI DALLE ACQUE

A spiegare il senso di Caesar è Stefano Merlo, uno dei tre studenti-ricercatori che hanno messo la loro firma su questo progetto, il più giovane del gruppo, oggi al quarto anno dell’Is Sobrero: “L’acronimo, tradotto in italiano, sta per estrazione e recupero di ionicromo dall’acqua tramite saponite. Si tratta quindi di estrarre metalli pesanti dalle acque grazie a un’argilla che fa parte della famiglia dei saponiti - spiega Stefano - Abbiamo cercato in questo modo di rispondere a una problematica ambientale molto sentita, perché se si riescono a recuperare le sostanze inquinanti dall’acqua questo vuol dire poterle smaltire correttamente o riutilizzarle facendo un’operazione che va nella direzione dell’ecosostenibilità”.

foto Caesar.jpg

COME NASCE IL PROGETTO?

“La scelta di questo progetto nasce anche da una necessità che abbiamo sentito come giovani, dal nostro impegno per il rispetto dell’ambiente. Ci siamo chiesti cosa potessimo fare per migliorare il pianeta in cui viviamo e per contribuire a contrastare i cambiamenti climatici. E allo stesso tempo abbiamo voluto operare in maniera ecosostenibile, con grande attenzione alle regole e ai principi della green chemistry”.
“I ragazzi hanno messo a punto un metodo di depurazione delle acque che utilizza un metodo non invasivo - aggiunge la professoressa Gaita - l’argilla è simile a quella che si trova in natura, modificata in minima parte, e in ogni caso senza utilizzare metodi che possano creare alcun tipo di tossicità. In questo modo si riesce a eliminare il cromo dall’acqua, che allo stato ossidato è particolarmente nocivo e che si può trovare anche nelle falde acquifere”.

LABORATORI SCOLASTICI COME TRAMPOLINO PER LA RICERCA UNIVERSITARIA

Ma misurarsi con progetti innovativi non vuol dire per gli studenti soltanto studiare nel laboratorio del proprio istituto: può essere anche un’opportunità per avvicinarsi al mondo della ricerca universitaria. “Adottiamo approcci diversi a seconda dei progetti - spiega ancora la professoressa Gaita - in parte la ricerca viene svolta nel contesto scolastico, in parte con il coinvolgimento dell’Università Piemonte Orientale ad Alessandria, che ci mette a disposizione i propri laboratori e una grande collaborazione. Questo per i ragazzi vuol dire avere un primo approccio con la realtà universitaria in modo attivo, grazie ai contatti con i docenti e con i ricercatori. Un’opportunità estremamente stimolante, che li mette nella condizione di riuscire a realizzare quello che avevano progettato con la teoria”.

Ovviamente volta per volta è possibile dare vita anche a partnership con aziende che siano particolarmente interessate ai progetti dei ragazzi, e questo avviene soprattutto durante gli eventi pubblici e le fiere, quando ci sono i contatti diretti. “Partecipare a questi appuntamenti non è un onere da poco per una scuola - prosegue la professoressa - Fortunatamente il Dirigente dell’IS Sobrero, Riccardo Rota, crede molto a queste attività e in questi anni ci ha investito molto comprendendo che per gli studenti sono al tempo stesso una prova e un’opportunità di formazione, perché possono allargare i loro orizzonti entrando in contatto con realtà internazionali e con altri studenti, e possono abituarsi alla comunicazione scientifica. È un percorso che consente loro di crescere nell’apprendimento e nella formazione, avendo a disposizione mezzi che potranno essere molto importanti per il loro futuro: si tratta di 3 o 4 mesi di lavoro attorno a un progetto che lasciano un segno nella fase finale della loro formazione”.

UNA OPPORTUNITÀ FORMATIVA UNICA

“Grazie a questo progetto noi studenti abbiamo avuto un’opportunità di crescita proprio su un tema a cui come giovani ci sentiamo particolarmente vicini, quello della lotta all’inquinamento. La soddisfazione è stata di poter mettere le mie capacità a disposizione della ricerca, e l’opportunità è stata ancora più grande in un momento di emergenza come quello attuale, che ha messo a rischio l’alternanza scuola-lavoro e gli stage estivi - conclude Stefano - Non ho ancora deciso come continuare il mio percorso di studi dopo le superiori, ma di sicuro grazie a questo progetto ho avuto l’opportunità divedere da vicino i laboratori dell’università e l’impegno dei ricercatori, e questo mi aiuterà a scegliere”.