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Industria del riciclo, un business che vale 34 miliardi di euro

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Nel 2013 sono aumentati gli addetti (+13%) e le imprese (+10%) che lavorano nel campo della gestione e dello smaltimento dei rifiuti. Il rapporto di Fise-Unire e Fondazione per lo sviluppo sostenibile

“Il settore del riciclo è come il calabrone che per la fisica non dovrebbe volare, ma continua a farlo”. Edo Ronchi, presidente di Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, ha spiegato con questa similitudine la crescita di un settore che continua a mostrare percentuali positive nonostante la crisi: negli ultimi cinque anni il numero di aziende è aumentato del 10%, quello degli addetti del 13% e quasi tutti gli attori in causa (il 94%) svolgono attività di recupero. Questi sono alcuni dei dati del rapporto “L'Italia del Riciclo 2014”, che fornisce una panoramica esaustiva del settore del riciclo e della gestione rifiuti in Italia, sia in ottica nazionale che europea.

 

LE SFIDE COMUNITARIE, VERSO UN'ECONOMIA CIRCOLARE

Il Rapporto si è aperto con l'inquadramento delle sfide che l'Unione europea ha posto sul tema della gestione dei rifiuti. “Secondo le ultime risoluzioni prese dalla Corte di Giustizia europea l'Italia dovrebbe pagare più di 80 milioni di euro l'anno di sanzione per le mancate soluzioni al problema dei rifiuti e della messa in sicurezza delle discariche” - ha ricordato Ronchi - “Ma è un processo in divenire. Nel contempo il settennato 2014-2020 sarà un periodo per procedere alla transizione da un'economia lineare ad una circolare”. Tra le strategie del 7° Programma generale di azione europea trovano ampio spazio proprio le politiche per un'economia circolare, basata sul riciclo, il riuso e lo sfruttamento intelligente delle risorse, coinvolgendo soprattutto piccole e medie imprese. Ad esempio uno degli obiettivi principali è portare al 70% il riciclaggio di carta, plastica, metalli e vetro entro il 2030, cui si aggiunge la soglia dell'80% da raggiungere per il riciclaggio complessivo degli imballaggi tra il 2025 e il 2030, periodo entro il quale si punta a portare il conferimento totale in discarica al 5%.

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IL PANORAMA ITALIANO

In questo contesto europeo più ampio si inserisce la crescita del settore italiano: le imprese che svolgono attività di gestione e/o trasporto di rifiuti sono in totale oltre 23mila, con 9173 gestori del recupero e smaltimento. Di questi ultimi ben 6017 imprese effettuano questa attività come core business, situate in maggioranza nel Nord Italia, mentre le restanti 3156 aziende gestiscono rifiuti come attività secondaria o integrazione del loro ciclo produttivo. Sono le piccole e medie imprese con meno di 50 dipendenti a trainare il settore, rappresentando il 93% di quelle core business, e la componente delle micro-imprese (meno di 10 addetti) riguarda il 65% sul totale.

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PROSPETTIVE DI CRESCITA DEL SETTORE, TRA OCCUPAZIONE E INNOVAZIONE

Sulla base dei dati di bilancio riferiti a un campione di imprese che impiegano quasi il 70% della forza lavoro degli operatori core business, il Rapporto ha calcolato che la gestione dei rifiuti produce un volume di affari che sfiora i 34 miliardi di euro.

L'economia circolare ha grandi potenzialità in termini di occupazione e innovazione che la crescita del settore sembra confermare, ma per il salto di qualità, “per far volare meglio il calabrone – come ha sottolineato Ronchi in chiusura – c'è bisogno di una spinta normativa che valorizzi e integri lo spazio e i mezzi disponibili che stanno funzionando bene in Italia”. È stimato che la prevenzione dei rifiuti, l'ecodesign, il riuso e tutte le misure che rientrano nell'economia circolare (e che la Commissione Europea sta incentivando con più forza dal 2012) possano generare un risparmio di 600 miliardi di euro e ridurre le emissioni di gas serra dal 2 al 4%. Inoltre in questo modo si verrebbero a creare circa 600mila nuovi posti di lavoro rendendo l'Europa più competitiva.

 

Mario Luongo

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