La startup deep tech italiana sviluppa turbine verticali auto-apprendenti, silenziose e connesse, capaci di aumentare la produzione eolica in contesti urbani, industriali e off-grid, riducendo le emissioni e affiancando fotovoltaico e storage per la decarbonizzazione
Tradizionalmente l’eolico ha significato finora soprattutto grandi pale in campagna o in mare aperto. Gevi nasce per proporre una soluzione eolica di piccola scala, capace di funzionare dove l’eolico tradizionale non arriva, cioè su tetti industriali e commerciali, su infrastrutture esistenti, piattaforme leggere, siti remoti e off-grid.
La startup sviluppa una turbina eolica verticale “self-training”, in grado di apprendere in continuo dal comportamento reale del vento. Al centro c’è una combinazione di controllo attivo delle pale, geometria brevettata e architettura di intelligenza artificiale proprietaria, che permette ai dispositivi di adattarsi a condizioni e siti molto diversi, mantenendo alte prestazioni e affidabilità.
L’obiettivo è tanto tecnologico quanto strategico: rendere il micro eolico un tassello delle strategie energetiche e ESG delle imprese. Non più un complemento marginale, ma una fonte in grado di contribuire in modo misurabile alle riduzioni di CO₂ e alla resilienza energetica, soprattutto se integrata con fotovoltaico e sistemi di accumulo.
INDICE DEI CONTENUTI
La turbina che impara dal vento
Il cuore dell’innovazione Gevi è una turbina ad asse verticale con controllo attivo del passo delle pale. Grazie all’AI, la turbina analizza velocità, direzione, turbolenza e caratteristiche del sito e regola in millisecondi l’angolo delle pale per catturare la massima energia possibile.
Questo approccio consente, secondo i dati dell’azienda, di generare fino al 60% di energia in più rispetto alle migliori turbine verticali oggi sul mercato, a parità di condizioni. È un salto che cambia le regole del gioco per la fascia 3–5 kW, che finora era penalizzata da rendimenti modesti e quindi poco attraente per il mercato.
Inoltre, in presenza di tempeste o vento eccessivo, la turbina si mette automaticamente in sicurezza, allineando le pale alla direzione del vento e riducendo i carichi strutturali. L’algoritmo decide quando è il momento di produrre e quando invece è necessario preservare l’integrità della macchina, senza intervento umano.
Prestazioni, silenziosità e qualità della vita
Gevi ha lavorato anche sugli aspetti pratici che determinano l’adozione dell’eolico di prossimità. La turbina pilota, nella fascia 3–5 kW, ha un rotore alto circa 3 metri e largo 5,4, con una massa di circa 90 kg e una velocità nominale di 70 giri al minuto, pensata per bilanciare efficienza e stress meccanico.
Il dato più significativo è la rumorosità inferiore ai 38 decibel a regime, meno del rumore di un normale ufficio. In ambito urbano e periurbano questo è decisivo: una turbina che quasi non si sente è più facile da integrare sui tetti di fabbriche, supermercati, hub logistici o edifici direzionali, riducendo il rischio di conflitti con il vicinato e migliorando l’accettabilità sociale delle rinnovabili.
Anche installazione e manutenzione sono pensate in chiave “leggera”: meno di sei ore-uomo per montare l’impianto, senza gru né mezzi eccezionali, e una vita operativa progettata su diversi anni tra gli interventi principali. Meno complessità di cantiere significa minore impatto sulle attività, meno rischi per la sicurezza sul lavoro e una migliore integrazione nei processi aziendali.
Dati, connettività e analisi satellitare
Ogni turbina Gevi è connessa, monitorata da remoto in tempo reale e aggiornabile via software. Questo permette di seguire il funzionamento minuto per minuto, intervenire rapidamente in caso di anomalie, migliorare progressivamente gli algoritmi e, soprattutto, fornire alle aziende dati solidi per la rendicontazione ESG.
Prima dell’installazione, Gevi utilizza l’analisi anemometrica satellitare su dieci anni di dati storici per valutare il potenziale di un sito. Si ottiene così una stima realistico-statistica della produzione attesa, basata su velocità media, distribuzione delle intensità e direzioni prevalenti.
Questo approccio riduce l’incertezza sugli investimenti e consente di associare in modo credibile i kilowattora prodotti ai risparmi di CO₂, in linea con le esigenze di reporting richieste da normative come la CSRD e dagli standard internazionali di disclosure.
Impatti ambientali e contributo agli SDGs
Dal punto di vista climatico, le turbine di Gevi puntano a un impatto chiaro e misurabile. Le stime indicano che ogni kW installato può evitare circa 22 tonnellate di CO₂ equivalente rispetto all’elettricità media della rete europea lungo la vita utile dell’impianto. Il dato sale a circa 50 tonnellate di CO₂ equivalente per kW rispetto a un generatore diesel, un beneficio che l’azienda racconta come oltre sedici “elefanti” di emissioni evitati.
Un micro eolico ad alte prestazioni può inoltre sostenere edifici a energia quasi zero, distretti industriali low-carbon e strategie di elettrificazione della domanda, soprattutto se integrato con fotovoltaico, storage e sistemi di gestione intelligente dei carichi.
Applicazioni: dal tetto industriale alla piattaforma offshore
Uno dei punti di forza di Gevi è la flessibilità applicativa. Le turbine sono pensate per vivere laddove l’energia serve, senza imporre grandi opere.ù
Sui tetti industriali e logistici, le superfici piane consentono di installare più turbine, sfruttando anche le interazioni aerodinamiche positive. Il micro eolico può affiancare i pannelli solari, condividendo parte delle infrastrutture elettriche e dei sistemi di accumulo e avvicinando l’obiettivo degli edifici “Zero Energy”.
Nei siti remoti e off-grid, come stazioni di pompaggio, miniere, infrastrutture isolate, la combinazione di turbine e storage riduce la dipendenza dal diesel, abbattendo costi e impatti ambientali. Per le torri di telecomunicazione, installare turbine in sommità consente di sfruttare ottime condizioni di vento, con un rischio ridotto di furti o manomissioni.
Il settore nautico è un ulteriore fronte: utilizzare il vento per alimentare i sottosistemi di bordo, in navigazione o in porto, aiuta ad ridurre l’uso dei generatori ausiliari, tema sempre più sensibile alla luce delle normative ambientali sul trasporto marittimo.
Infine, la tecnologia Gevi si presta alle piattaforme offshore galleggianti leggere, grazie alla massa contenuta del rotore, al baricentro relativamente basso e all’effetto giroscopico sull’asse verticale. Il fatto che la turbina non debba essere perfettamente verticale semplifica il design delle strutture di supporto rispetto alle grandi turbine offshore convenzionali.
Il gruppo fondatore: competenze deep tech per il clima
Dietro la tecnologia Gevi c’è un team con un forte DNA ingegneristico, unito da una missione comune: accelerare la transizione energetica. Il gruppo fondatore è composto da Emanuele Luzzati, Edoardo Simonelli e Soufiane Essakhi, con la figura manageriale di Giuseppe Imburgia in posizione chiave.
Emanuele Luzzati, CEO, Head of Engineering e co-fondatore, laureato in Ingegneria Aerospaziale, guida la strategia e la direzione tecnologica, dall’architettura meccanica al controllo avanzato delle turbine.
Edoardo Simonelli, Head of Product e co-fondatore, con una laurea magistrale in Ingegneria della Robotica e dell’Automazione, traduce le capacità tecniche in soluzioni utilizzabili dai clienti, curando integrazione, esperienza d’uso e scalabilità.
Soufiane Essakhi, Head of Operations e co-fondatore, laureato in Ingegneria Aerospaziale, coordina prototipazione, produzione, logistica e installazione, garantendo che le turbine siano replicabili e affidabili su larga scala.
Accanto a loro, Giuseppe Imburgia, General Manager, con laurea in Ingegneria Energetica, laurea magistrale in Ingegneria Gestionale e MBA, presidia la dimensione economico-organizzativa, mettendo in relazione vocazione ingegneristica, investitori e clienti corporate.
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