Sono soltanto 30mila gli esemplari in vita, e a causa della riduzione dell’habitat la popolazione potrebbe contrarsi del 30% entro il 2050 ed estinguersi entro la fine del secolo
L’Iucn, Unione internazionale per la conservazione della natura (International Union for Conservation of Nature and Natural Resources) ha inserito l’orso polare tra le specie vulnerabili nella propria “red list”, ovvero quelle che affrontano un rischio alto di estinzione nel medio termine. A confermare l’ingresso nella lista sono proprio i numeri: secondo i dati dell’Iucn oggi sul Pianeta abitano circa 30mila orsi polari, ma questa popolazione potrebbe diminuire del 30% entro il 2050, fino a estinguersi entro la fine del secolo.
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Le cause principali
La sopravvivenza dell’orso polare è minacciata da una serie di fattori concomitanti:
- i cambiamenti climatici, con il riscaldamento globale che contribuisce a restringere progressivamente il suo habitat e a mettere in difficoltà le comunità locali per via delle incursioni sempre più frequenti nelle zone abitate;
- l’inquinamento delle acque: le sostanze tossiche come la diossina si accumulano nel loro tessuto adiposo compromettendone la riproduzione.
Questi mammiferi per sopravvivere hanno bisogno di circa due chili di grasso di foca al giorno e per procurarsi il cibo si muovono sui cosiddetti pack, le lastre di ghiaccio che spesso vediamo nelle immagini che li raffigurano. I pack sono proprio il loro habitat dove queste grandi creature oltre a muoversi per cacciare, si riposano e crescono i loro cuccioli. A causa del riscaldamento globale, queste lastre si assottigliano sempre prima, costringendo gli orsi a rimanere più a lungo sulla terraferma e quindi ad attingere al grasso accumulato per sopravvivere. Come se non bastasse, per cacciare sono costretti a nuotare per giorni prima di raggiungere le foche, quindi bruciano un’enorme quantità di energie che li rende sempre più stanchi e malnutriti, tanto da farli spostare nei centri abitati per procurarsi cibo.
L’analisi del Dna ambientale
Per proteggere l’orso polare e assicurarne nel medio e lungo termine la sopravvivenza il WWF sta sperimentando una nuova tecnologia che si basa sull’analisi del DNA ambientale, e che potrebbe dimostrarsi particolarmente utile in un caso, come quello in esame, in cui l’individuazione della specie sul territorio è particolarmente complicata. Questo sistema innovativo consiste nel prelevare il DNA degli orsi dalle impronte che gli animali lasciano sulla neve, per poterli così identificare univocamente dal punto di vista genetico, monitorandone la presenza, le abitudini e gli spostamenti nel corso del tempo con una certa precisione.
I vantaggi dei campionamenti tramite Dna
Analizzare il DNA ambientale è estremamente utile per ottenere informazioni aggiuntive con lo scopo di conservare la specie, aiutando a “studiare il comportamento e gestire al meglio i conflitti con l’uomo attraverso l’identificazione accurata dei singoli individui”, spiega il WWF sul proprio sito internet. I campionamenti, inoltre, non devono necessariamente essere svolti da figure professionali, ma possono essere affidati anche a volontari o agli stessi residenti, in una sorta di iniziativa si citizen science che consentirà di raccogliere più informazioni da mettere a disposizione degli studiosi. “Siamo davanti a un punto di svolta – questo il commento del WWF – per approfondire le conoscenze su questa specie e per aumentare le sue probabilità di sopravvivenza in futuro”.
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