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Trashark, il drone acquatico che ripulisce i laghi

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A ideare il progetto, che ha vinto l’edizione 2020 del contest “i giovani e le scienze” di Fast, Andrea Medugno e Vincenzo Troiano. Che l’hanno ideato per difendere dall’inquinamento il lago di casa loro, a Lesina, in provincia di Foggia

Sono riusciti a unire la loro passione per la tecnologia con l’attenzione per l’ambiente e per la sostenibilità, dando vita a un progetto che si è già aggiudicato una serie di riconoscimenti, e che potrebbe essere il punto di partenza per i loro studi universitari e per la loro professione futura. Il progetto é Trashark, un drone acquatico che grazie al machine learning e all’intelligenza artificiale è in grado di muoversi autonomamente negli specchi d’acqua dei laghi, di monitorarne la salute e di raccogliere i rifiuti galleggianti che incontra sulla sua strada. A progettarlo sono stati Andrea Medugno, 18 anni compiuti ad agosto, studente dell’istituto tecnico economico statale Angelo Fraccacreta di San Severo, in provincia di Foggia, e Vincenzo Troiano, 17 anni, che invece frequenta nello stesso centro il liceo scientifico Giuseppe Checchia Rispoli. A spiegare in un’intervista a SorgeniaUp come è nata l’idea di Trashark e come si sta sviluppando è proprio uno dei cofondatori del progetto, Andrea Medugno. 

Andrea, come è nata l’idea?

L’idea è nata dalla nostra amicizia più che dal percorso scolastico. Frequentando classi diverse, con Vincenzo avevamo l’abitudine, ogni pomeriggio, di prendere un caffè sul lago di Lesina, dove viviamo, e di parlare dei nostri progetti. Da queste chiacchierate, e dalla delusione di trovarci di fronte a un lago sporco, è nata l’idea di progettare un drone acquatico che avesse il compito di ripulirlo almeno dai rifiuti galleggianti, e magari fosse in grado anche di individuare e segnalare quelli in profondità. Abbiamo anche ragionato sul fatto che uno strumento del genere potesse rendersi utile non soltanto sul nostro territorio, ma anche per tutti gli altri laghi del nostro Paese. Il passo successivo è stato l’idea di partecipare con questo progetto al concorso “I giovani e le scienze”, organizzato ogni anno a Milano da Fast, la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche. 

Una buona idea, visto che quel concorso l’avete vinto…

Sì, è stata una grande soddisfazione e una bella occasione per ottenere visibilità, dal momento che abbiamo potuto presentare il nostro drone a una platea selezionata di addetti ai lavori che si sono mostrati molto interessati. È stata un’esperienza che ci ha dato molto. Con la vittoria del contest a Milano inoltre abbiamo guadagnato anche la possibilità di partecipare all’Eucys, l’European contest for young scientists, che avrebbe dovuto svolgersi proprio in questi giorni a Salamanca, in Spagna. Purtroppo però la manifestazione è stata cancellata a causa dell’emergenza Covid-19. Mi auguro che a questo punto che i ragazzi che parteciperanno alla prossima edizione del contest, in programma dal 6 all’8 marzo, siano più fortunati perché ci saremo lasciati l’emergenza sanitaria alle spalle. Oltre al riconoscimento del Fast, infine, per lo stesso progetto ne abbiamo ricevuto un altro da parte del Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.

Quali sono le caratteristiche più importanti di Trashark?

È un drone acquatico che può essere utilizzato non soltanto nella pulizia degli specchi lacustri, ma anche per effettuare una serie si analisi sulla qualità dell’acqua in tempo reale, da mettere a disposizione degli istituti di ricerca. È infatti dotato di ecoscandaglio, che può aiutare a individuare eventuali rifiuti sommersi, correntometro e misuratore di Ph. Poi è dotato di un contenitore, una vera e propria rete che lascia passare l’acqua ma imprigiona i rifiuti, con cui è in grado di raccogliere la spazzatura galleggiante che incontra sul suo cammino. Ha il compito di navigare secondo una rotta che viene preimpostata da remoto, e tornare alla base una volta che ha portato a termine la sua “missione”. La tecnologia che gli consente di muoversi in autonomia è basata sull’intelligenza artificiale e sul machine learning: si inseriscono le coordinate attraverso una mappa e il drone è in grado di seguire il percorso regolando le eliche e i sensori di movimento nel modo più corretto.

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Lago di Lesina, vista di una riva

Come è nata la vostra passione per l’elettronica e le tecnologie emergenti?

È una passione che ci portiamo dietro fin dalla fine delle scuole medie. Abbiamo realizzato molti altri progetti elettronici in passato, anche molto semplici, ma andando avanti l’interesse è cresciuto e abbiamo iniziato a studiare. Siamo partiti da Arduino e dal coding, e siamo arrivati al machine learning. Ci interessa molto la direzione in cui si sta muovendo il mondo della tecnologia, quindi la robotica, la programmazione e i device connessi. Abbiamo iniziato dai concetti basilari, quindi le lucine, i sensori, una miniserra con un sistema di irrigazione autonomo. E ora siamo molto interessati ai corsi di robotica che vediamo moltiplicarsi, sia per gli studenti universitari sia per le fasce di età più basse.

Pensi che questo possa diventare per il futuro la tua professione? 

Mi piacerebbe molto, dopo il diploma, proseguire all’università studiando informatica o ingegneria informatica. Ho già iniziato a guardarmi intorno per capire quale possa essere il corso più adatto alle mie esigenze e alle mie aspettative.

Avete ricevuto manifestazioni di interesse per il vostro progetto?

Pensiamo che un suo sbocco naturale sia con le istituzioni locali, magari a livello regionale, partendo dalla nostra realtà per poi magari salire di scala sottoponendo il progetto all’attenzione di altre realtà territoriali dove ci sono laghi da salvaguardare. E stiamo anche parlando con un’azienda di primo piano nel settore dei droni e della robotica per capire come sia possibile pensare a un futuro su scala più ampia di Trashark. 

Al di là della tecnologia, il vostro progetto ha anche un altro aspetto interessante: quello che due giovani appassionati di tecnologia abbiano voluto mettersi alla prova su una sfida legata al rispetto per l’ambiente. È stato un caso o una scelta? 

È stata senza dubbio una scelta, dettata dal senso di responsabilità. Abbiamo voluto fare qualcosa di utile per il nostro territorio, abbiamo iniziato dal lago della nostra città, perché vogliamo che si conservi bene per i nostri figli. Siamo convinti che in questo impegno per la sostenibilità ognuno debba fare la sua parte, perché - se non lo facciamo noi subito - per chi verrà dopo di noi potrebbe essere troppo tardi.