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La fibra fa boom in Italia: crescono le connessioni ultraveloci

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Il Paese recupera il tempo perduto grazie anche al piano strategico del Governo. Tanto che la Banda Ultra Larga ha superato l’Adsl, avanzamento evidenziato nella mappa interattiva Agcom

Un record tutto italiano Nel campo della fibra ottica l’Italia detiene un primato mondiale. È stato il primo Paese al mondo a sperimentare un collegamento con questa tecnologia, ormai più di 42 anni fa: era il 15 settembre 1977 e, ad effettuare questo antenato di roll-out dell’infrastruttura, fu l’azienda che oggi è diventata Tim, e che allora si chiamava Sip. Nello specifico vennero collegate, grazie al lavoro di Cselt (Centro studi e laboratori telecomunicazioni), le centrali telefoniche di Stampalia e Lucento.
Lo sviluppo della rete però, da allora, non è proseguito armonicamente, e dal detenere il primato l’Italia è arrivata negli ultimi anni a essere invece rimasta indietro nello sviluppo dei nuovi network di rete fissa.

Il piano strategico per la Banda Ultra Larga (BUL)

Tanto che nel 2015, per recuperare il terreno perduto, il Governo vara un’iniziativa ad hoc, il “Piano strategico per la Banda Ultra Larga”. Obiettivo: accelerare lo sviluppo della fibra e centrare gli standard fissati dall’agenda europea 2020 sulle infrastrutture di connettività veloce in fibra ottica. Si tratta di coprire entro il 2020 almeno il 95% della popolazione italiana con collegamenti dalla velocità minima di 100 Mbps; per la parte restante della popolazione, la soglia minima garantita dovrà comunque essere non inferiore a 30 Mbps.

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Le misure del piano e l’impegno degli operatori

Per centrare l’obiettivo l’esecutivo dà il via a un piano che mette a disposizione complessivamente un investimento da 5 miliardi di euro in fondi pubblici:

  • 3,5 provenienti dal fondo Sviluppo e Coesione
  • 1,8 miliardi provenienti da programmi operativi nazionali e regionali.

Tutto questo anche per incentivare l'infrastrutturazione delle aree a fallimento di mercato, quelle cioè in cui per gli operatori telefonici non sarebbe conveniente investire: le aree bianche.

La nascita di Open Fiber

Ad aprire i cantieri ci pensano poi gli operatori, con Tim, Vodafone, Fastweb e Open Fiber; una newco (New Company) quest’ultima, sostenuta da Enel e Cassa depositi e prestiti, che si propone come operatore Wholesale: realizza cioè l’infrastruttura per poi stringere accordi con gli operatori che commercializzano i propri servizi di connettività sul territorio.
Un ingresso, quello di Open Fiber, che contribuisce a vivacizzare il mercato Italiano della fibra introducendo concorrenza anche sulla rete fissa, e incentivando così anche le altre realtà ad aumentare gli investimenti.

La mappa dell’ultrabroadband in Italia

A oggi così la situazione risulta nettamente migliorata, e per chi volesse avere un quadro anche visivo della diffusione della fibra nel Paese, Agcom mette a disposizione uno strumento online gratuito. Si tratta di una vera e propria mappa interattiva che mostra in tempo reale l’avanzamento dei lavori e la disponibilità del servizio. Informazioni utili possono arrivare anche dal sito web del “Piano strategico Banda Ultra Larga”, dal quale emergono, Comune per Comune, gli obiettivi di copertura.

I dati dell’Ftth Market Panorama

Secondo l’ultima rilevazione diffusa con l’Ftth Market Panorama realizzato da Idate, l’Italia si sta distinguendo per un aumento sostenuto dei collegamenti sia nel “Fiber to the home”, quindi la fibra che arriva direttamente negli appartamenti, sia nel “Fiber to the building”, con la connessione ultraveloce che arriva fino all’edificio. I “numeri” sono stati diffusi durante la “Ftth conference 2019” e parlano di un aumento dell’Ftth del 43% da settembre 2017 (da 4,399 milioni di unità abitative connesse a 6,295 milioni). Un ritmo molto più alto rispetto alla media europea, che si ferma - considerando insieme l’Ftth e l’Fttb - al +15,7%.

I dati Agcom

In Italia la Fibra supera l’Adsl Secondo i dati dell’Osservatorio sulle comunicazioni diffusi a luglio da Agcom, la Banda Ultra Larga, e quindi le connessioni in fibra, hanno ormai superato in Italia quelle Adsl. Lo scenario, secondo l’authority, “evidenzia profondi mutamenti nella composizione delle tecnologie utilizzate per la fornitura del servizio”. Il riferimento è al fatto che, se nel marzo del 2015 più del 93% degli accessi alla rete fissa avveniva tramite l’infrastruttura in rame, in quattro anni la percentuale è scesa sotto al 55%, con otto milioni di linee in meno. Tutto terreno recuperato dalle tecnologie più performanti, come il fiber to the cabinet, che serve 6,5 milioni di unità abitative in più, il fiber to the home con un +650mila unità connesse e il Fixed wireless access (+680mila).
A marzo 2019, inoltre, le reti con velocità di connessione inferiore ai 10 Mbps rappresentano su scala nazionale meno del 23% del totale (erano il 74% nel 2015). Di pari passo cresce il numero delle connessioni a più di 30 Mbps, passate dal 4,5% del 2015 al 48,5% del totale a marzo 2019.

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