Sorgenia
cerca
Accedi accedi

India, l'uomo che ha piantato un'intera foresta

  1. Home
  2. My generation
  3. India, l'uomo che ha piantato un'intera foresta

Circa 30 anni fa l’allora sedicenne Payeng iniziò a piantare alberi di bambù su una terra dimenticata dall’uomo. Oggi è habitat per piante e animali in via di estinzione

In trenta anni ha piantato più di mille alberi di bambù in una terra arida e dimenticata dall’uomo fino ad arrivare a comporre un nuovo ecosistema, luogo ideale per la crescita di piante e animali in via di estinzione. Sembra la storia immaginaria del protagonista di qualche libro, frutto della fantasia green di autori amanti della natura. Eppure non lo è. Esiste davvero un uomo che è stato in grado di dar vita con le sue sole forze ad una vera e propria foresta.

 

Il suo nome è Jadav “Molai” Payeng, 47enne originario di Assam, regione dell’India settentrionale. Qui, nell’arco di tre decadi, è riuscito a rimboschire una superficie di 550 ettari e oggi la sua foresta, conosciuta in tutto il mondo come “Mulai Kathoni”, ospita centinaia di cervidi, conigli, scimmie e tantissime varietà di uccelli. Addirittura si è formata una piccola comunità di tigri reali del Bengala, che ha visto da poco aumentare il suo numero grazie alla nascita di due cuccioli.

 

La storia di Payeng è cominciata nel 1979, quando l’indiano aveva poco più di 16 anni. Violente inondazioni  avevano trasformato la spiaggia di Brahmaputra in un santuario della morte per centinaia di rettili. Su questa striscia di sabbia, dopo che le acque si erano ritirate, il giovane pensò che i serpenti che aveva ritrovato erano morti a causa della calura, non avendo nessun albero sotto cui ripararsi. Quel tremendo spettacolo fu per lui la svolta della vita.

 

Dopo aver contattato il Dipartimento delle foreste del governo indiano e dopo aver ricevuto da questi un no convinto alla richiesta di aiutarlo a piantare alberi in questa zona, Payeng ha deciso di fare da solo. Ha cominciato a coltivare bambù, trasformando la lingua di sabbia arida in un rigoglioso boschetto che col tempo si è andato espandendo sempre di più. Lo scotto da pagare è stato alto: l’uomo ha infatti lasciato la scuola e la famiglia di origine, decidendo di vivere per tutto questo tempo in isolamento, a servizio completo dell’ambiente. Ancora oggi, prosegue la sua missione e vive in una capanna ai confini del bosco insieme alla moglie e ai tre figli.

 

Sacrifici che hanno portato a risultati sorprendenti. La fauna selvatica è tornata a popolare la zona, che oggi può vivere in tranquillità in un nuovo equilibrio ecologico. Nonostante l’importanza del progetto, tuttavia, le istituzioni locali sono venute a conoscenza della foresta di Molai soltanto nel 2008, cercando da allora di sostenerla. “Siamo rimasti colpiti da Payeng – ha raccontato al Times of India Gunin Saikia, assistente conservatore delle foreste – perché da 30 anni dedica la vita a questa impresa. In qualsiasi altro paese ora sarebbe un eroe”. Secondo il Dipartimento indiano, questa sarebbe attualmente la più grande foresta del mondo nel letto di un fiume.