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I cibi patrimonio dell’Umanità (pizza napoletana compresa)

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L’arte dei pizzaioli napoletani è solo l’ultima delle otto meraviglie culinarie patrimonio Unesco, dal Keşkek turco al kimchi coreano

Il 7 dicembre scorso la pizza napoletana è stata dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, ed era ora! Ci sono voluti otto anni di negoziazioni e 2 milioni di firme raccolte dalla Coldiretti e dall’Associazione pizzaioli napoletani per convincere gli esperti, riuniti in Corea del Sud, che hanno dato il responso.

Ma la nostra carissima pizza, collega di vita, di gioie e dolori, non è la sola ad essersi meritata negli anni questo titolo. Ci sono altre sette tradizioni culinarie, alcune conosciute altre meno, che si sono guadagnate un posto nell’Olimpo delle meraviglie patrimonio dell’Umanità. Dalla tradizione del kimchi della Corea del sud, alla cucina messicana.

 

LA PIZZA NAPOLETANA, UN RITO SOCIALE

La pizza napoletana è la regina delle tavole italiane, e il grande esempio del Made in Italy esportato in tutto il mondo. Finalmente l’Unesco l’ha compresa nella lista dei patrimoni dell’Umanità da salvaguardare.

“Il know-how culinario legato alla produzione della pizza - si legge dalle motivazioni dell’Unesco - che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da palcoscenico durante il processo di produzione della pizza”. Finalmente il giusto riconoscimento al sapore italiano con cui tutti, chi più chi meno, è cresciuto.

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KEŞKEK TURCO

Nel 2011 nella lista delle pietanze patrimonio dell’Umanità venne inserito il Keşkek. SI tratta di un piatto tradizionale della cultura turca che viene preparato per eventi solenni come matrimoni e cerimonie religiose. È composto principalmente da frumento e carne, condita con cipolle e spezie, il tutto cotto in grandi calderoni.

Per i turchi il piatto rappresenta un vero e proprio rito, che dura per un giorno intero. Durante la preparazione, che viene fatta da tutti i partecipanti al banchetto, è d’obbligo rallegrarsi con brani musicali al suono di tamburi e flauti.

 

CUCINA FRANCESE

Nello stesso anno del keskek turco entra nella lista Unesco anche la cucina francese, come pratica dell’arte del “buon mangiare”, “del buon bere” e il piacere di stare insieme. L’arte culinaria d’Oltralpe è stata selezionata perché intesa come “pasto di festa”, con molta attenzione ai prodotti con cui vengono preparati i piatti, l’abbinamento con i vini e la raffinatezza con cui si apparecchia la tavola e con cui si degusta.

Attenzione però, un pranzo alla francese secondo l'Unesco deve rispettare uno schema ben preciso. Deve iniziare con l'aperitivo e concludersi con un digestivo, comprendere almeno quattro piatti, una entrée, un piatto di pesce o carne con verdure, formaggio e dessert. Una cosa leggerina, insomma.

 

WASHOKU: LA CUCINA GIAPPONESE

Il Washoku significa letteralmente “cucina giapponese”, entrata a far parte del patrimonio intangibile dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco nel 2013. In questa parola vengono racchiusi oltre quattrocento anni di tradizione culinaria che segue da sempre determinati concetti come: la bontà e la bellezza degli ingredienti e il rito con cui si consuma il pasto.

A differenza della cucina occidentale non esiste il concetto di primo piatto, secondo e contorno, nella cucina giapponese tutto il pasto viene consumato insieme senza un ordine fisso. L’ingrediente re di questa cucina è il riso che viene inserito all’interno di un rituale di preparazione.

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KIMCHI DELLA COREA DEL SUD

Anche la Corea del Sud ha il suo patrimonio Unesco: il kimchi. Si tratta di verdure, spesso il cavolo cinese,  fatte fermentare con spezie in base a una tecnica particolare. Prima dell’arrivo dei mesi freddi i coreani inseriscono le verdure cotte in grandi giare che vengono poi interrate in previsione di essere consumate in inverno.

È un "bene culturale intangibile", spiega l’Unesco, che va preservato perché "ha oltrepassato le generazioni e rappresenta lo spirito comunitario dei coreani. Il rituale intorno alla preparazione dell’alimento vede la partecipazione di tutta la famiglia e della comunità, diventando un e vero proprio momento culturale e sociale”.

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LA BIRRA BELGA

Forse quelli che abbiamo appena citato sono alimenti poco conosciuti dalle nostre parti, invece vi sarà già capitato di sorseggiare un bel boccale di birra belga. Sono state scelte dall’Unesco perché rappresentano ancora, dopo generazioni e generazioni, le tradizioni ereditate dagli antenati birrai. Le birre belghe sono le bionde come: le Ale, ad alta fermentazione, le Lambic, a fermentazione spontanea, e le Lager, a bassa fermentazione.

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CUCINA MESSICANA

Dopo la cucina francese è arrivato il momento di citare la coloratissima (e piccante) cucina messicana. Il Messico nel 2005 è stato il primo Paese a candidare la sua cucina come patrimonio dell’Umanità. La motivazione è presto detta, le tortillas, le famosissime sfoglie di farina di mais bianco, vengono impastate dai messicani da oltre nove mila anni.

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DIETA MEDITERANNEA

The last but not the least: la dieta mediterranea. Torniamo a casa nostra per parlare dell’alimentazione che in Italia conosciamo molto bene, tra verdure e frutta, olio d’oliva e legumi. È stata scelta dall’Unesco perché considerata una dieta preziosa che ha unito culture anche distanti tra loro, come la spagnola, la greca, l’italiana e la marocchina. Inoltre, fa molto bene alla salute.

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