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Gestione dei rifiuti, come creare occupazione e crescita

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Società del riciclo, diminuzione delle discariche, industrializzazione delle filiere tra le proposte del Ministro dell'Ambiente Galletti presentate in uno studio del Conai

L'ambiente è una delle tematiche principali che caratterizza l'agenda politica del semestre italiano di presidenza Ue, da poco cominciato. Tra i punti che il Ministero dell'Ambiente ha inserito nel suo programma – e presentato in una conferenza stampa con il Ministro Gian Luca Galletti – grande importanza riveste la gestione dei rifiuti, visti soprattutto come opportunità di crescita economica e occupazionale.  

 

UN'EUROPA A TRE VELOCITA'

La creazione di una “società del riciclo” di respiro europeo può avere effetti importanti e positivi sull'occupazione e sull'economia degli Stati membri: è quanto dimostrano i dati ottenuti dall'analisi Conai sulla gestione dei rifiuti nei paesi europei. In generale si riscontra una situazione complessiva molto eterogenea che fotografa un'Europa a tre velocità:

  • Da un lato ci sono Stati (Olanda, Belgio, Svezia, Germania) che hanno raggiunto gli obiettivi fissati per il 2020, eliminando quasi totalmente il ricorso alla discarica;

  • All’opposto ci sono realtà (Romania, Croazia, Malta, Lettonia, Grecia) in cui la discarica è la modalità prevalente, se non unica, nella gestione dei rifiuti;

  • Infine ci sono Paesi che, nonostante la presenza di problemi, potrebbe raggiungere gli standard per il 2020, grazie a interventi strutturali mirati. L'Italia è tra questi, con la presenza di eccellenze (come nel riciclo degli imballaggi) e criticità che toccano punti molto elevati a seconda delle regioni interessate.

Quest'ultimo stato di cose caratterizza anche Irlanda, Estonia, Regno Unito che ricorrono alle discariche per la maggior parte dei rifiuti, ma con percentuali non trascurabili dedicate anche all'incenerimento con recupero energetico, al riciclo e, in parti più ridotte, al compostaggio.

 

DUE TIPI DI SCENARIO 

La grande disparità di mezzi e risultati ottenuti nei diversi Stati non permette di formulare soluzioni omogenee a livello europeo, ma necessita una distinzione negli obiettivi tra scenario teorico e scenario prudente.

  • Il primo tiene in conto che tutti i Paesi membri raggiungano gli obiettivi per il 2020 con almeno il 50% del riciclo dei rifiuti urbani e l'azzeramento del ricorso alle discariche, che si ridurrebbe di 71 milioni di tonnellate, facendo crescere la quantità di rifiuti termovalorizzati di 37,5 milioni di tonnellate, mentre quelli avviati al riciclo sarebbero 44,8 milioni di tonnellate in più. Un panorama ottimista che però non tiene conto delle profonde differenze all'interno dell'Europa e del tempo che ci vorrà per appianarle.

  • Cosa che, invece, tiene in conto lo scenario prudente che valuta in modo più realistico e obiettivo il fabbisogno di infrastrutture per le varie opzioni di trattamento e considera soprattutto la diversa composizione dei rifiuti urbani stessi: quelli organici, ad esempio sono più presenti nel Sud Europa, mentre nel Nord il recupero di calore ottenuto dalla combustione dei rifiuti è superiore, grazie alle condizioni climatiche. Dunque bisogna valutare attentamente le peculiarità di ogni Stato, formulando soluzioni in base a queste, per ottenere obiettivi uniformi e efficaci. In questo scenario l'incremento dei rifiuti riciclati sarebbe di 21,2 milioni di tonnellate, mentre quelli destinati alla discarica si ridurrebbero di 25 milioni di tonnellate. 

 

LE AZIONI DA ADOTTARE

Nel concreto sono state proposte alcune azioni e strumenti per avviare il processo di convergenza nel settore rifiuti che portino i paesi meno avanzati al livello dei “Primi della classe”.

  • Pay as you throw”: pagare quel che si getta. Potrebbe essere il principio base che regoli i sistemi di finanziamento in questo settore, in modo da incentivare il riciclo e scoraggiare le discariche;

  • Processi di aggregazione e integrazione tra gli operatori per far crescere il settore

  • Industrializzazione della filiera del riciclo, definendone ruoli, responsabilità e obiettivi per ogni settore;

  • Sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo nel settore;

  • Agire sulla domanda attraverso i GPP (Green Public Procurement) detti anche Appalti Verdi, che incentivino lo sviluppo di prodotti e servizi a basso impatto ambientale grazie agli acquisti pubblici.    

 

GLI EFFETTI 

Volendo tenere i piedi per terra e concentrandoci solo sullo scenario prudente, il giro di affari aggiuntivo che il raggiungimento di questi obiettivi comporterebbe in Europa è di 78 miliardi di euro dal 2013 al 2020. In termini di occupazione si valuta l'impatto positivo in 432mila unità di cui 307mila stabili nelle attività di gestione di rifiuti e 125mila nella costruzione degli impianti.

 

@MarioLuongo

 

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