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Finanziamenti imprenditoria femminile e green economy: le sfide per il futuro

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Lavoro femminile, economia sostenibile, tutela dell'ambiente: sono alcuni dei temi affrontati nel convegno tenutosi al Campidoglio, con la partecipazione di Marta Leonori e Estella Marino

“L'altra metà del cielo” è verde? Quanto è importante il binomio donne ed economia sostenibile? Si è parlato di questi temi ieri, 24 giugno, al Campidoglio nel corso della conferenza “Donne e green economy, una sfida per uscire dalla crisi”. Il titolo del dibattito, che ha visto – tra gli altri – i contributi degli assessori Estella Marino e Marta Leonori e del presidente di Fondazione sostenibile Edo Ronchi è chiaro ed esplicativo, ma la materia è quanto mai nebulosa e ancora da delineare.

 

PERCHE' LE DONNE?

Una cosa è certa: non ci sono dati chiaramente correlati tra l’imprenditoria femminile e la green economy. È quanto hanno sostenuto sia Anna Pacili della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, sia lo stesso Ronchi. Allora perché unire questi due ambiti per uno sviluppo sostenibile dell'economia italiana? Innanzitutto per l'importanza che le donne hanno nella scelta di acquisto delle famiglie e dunque di orientare i consumi verso una prospettiva meno inquinante e allo stesso tempo più dinamica: i dati del rapporto Censis 2012 sulla situazione economica italiana confermano questa tendenza, con il 65% delle donne a indirizzare l'economia domestica e una propensione particolare verso la sostenibilità.

 “La questione di genere attraversa la vita di chi fa politica, in particolare di questa giunta, composta per il 50% da donne - ha commentato Estella Marino, assessore Ambiente, agroalimentare e rifiuti - Le azioni concrete nascono anche dal dibattito pubblico: bisogna riportare Roma al centro di questo dibattito”. Edo Ronchi prosegue “Non ci sono automatismi tra il settore green economy e quello femminile, ci vuole un progetto che valorizzi reciprocamente i due ambiti. Per fare questo, bisogna porre l'accento su temi come ricerca, formazione e fiscalità ecologica”.  

 

UN RITARDO CULTURALE

Una necessità urgente, confermata da dati scoraggianti sull'occupazione femminile in Italia: ad esempio il Global Gender Gap Report 2012 del World Economic Forum posiziona il nostro Paese complessivamente all'80° posto a livello internazionale per quanto riguarda il divario di genere. Nello specifico si va dal 65° posto per livello di istruzione, al 101° per partecipazione e opportunità economiche offerte alle donne, che costituiscono il 49% di occupati nell'economia verde (nella fascia di età 29-64 anni) a fronte di una media europea del 62,4%.

Buona parte di questi dati sono da imputare ad un ritardo culturale italiano, come ha fatto notare Andrea Ferraretto, economista ambientale: “Immaginare Roma come Berlino e Amsterdam significa giudicare temi come rifiuti, ambiente e economia verde come vettori principali, inserendo la Capitale al centro del dibattito europeo”.  

 

CON IL 60% DELLE DONNE OCCUPATE IL PIL CRESCEREBBE DEL 7%

Quello che Anna Pacilli nel discorso introduttivo ha chiamato “green New Deal” è un cambiamento radicale che influenzi il modo stesso di affrontare le diverse crisi in corso, da quella economica a quella ambientale. Un cambiamento che può ripartire dalle donne, come conferma anche la Banca d'Italia, calcolando che, se la percentuale di occupazione femminile raggiungesse il 60% come prefisso dagli obiettivi del trattato di Lisbona, il Pil in Italia crescerebbe del 7%. Parere confermato anche dall'Ocse secondo cui il Pil aumenterebbe del 13% nell'Eurozona e del 22% in Italia.

L'assessore al Commercio, turismo e attività produttive Marta Leonori ha sottolineato l'importanza della tutela ambientale in tutte le politiche portate avanti dal Comune, con particolare attenzione al turismo sostenibile, alla tutela dei parchi, delle strutture e dell'offerta turistica in generale. “Roma non si nasconde più dietro lo stato di Capitale italiana, ma sta entrando in reti nazionali e internazionali - ha detto Leonori – Il concetto di smart city deve essere visto e applicato come opportunità per rinnovare il tessuto sociale ed economico”.

 

@MarioLuongo6

 

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