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Equity crowdfuynding e startup, un binomio per l'innovazione

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Abbiamo incontrato Matteo Piras, presidente di Starsup, alla presentazione dell'Allstart game e ci ha spiegato in che direzione vanno le imprese con questi nuovi strumenti di finanziamento partecipato

L'innovazione in imprenditoria passa per le startup: grazie alla loro alta componente tecnologica e forme di aiuti che vanno dall'incubazione ai finanziamenti agevolati fino al ruolo dei business angels, queste forme di imprese sono sempre più oggetto di interesse, e non solo degli addetti al settore.

 

L'Italia è il primo (e finora unico) paese ad avere regolamentato tramite normativa l'utilizzo dell'equity crowdfunding, uno strumento che al tempo stesso punta all'ampliamento della platea di potenziali founders con un loro maggiore coinvolgimento nelle dinamiche della startup, e ad un tipo di finanziamento “dal basso” e condiviso. Sono diversi i portali autorizzati da Consob (Commissione nazionale per la società e la borsa) ad effettuare le raccolte di equity crowdfunding per finanziare le startup innovative, formando una rete capillare e presente sul territorio. Tra questi Starsup è stato autorizzato il primo in Italia, aprendo la strada a questa nuova formula di finanziamento: in occasione dell'Allstart game organizzato a Roma in collaborazione con Banco Popolare, APSTI (Associazione Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani) e Pni Cube, abbiamo parlato con il presidente Matteo Piras dell'equity crowdfunding in Italia.

Per approfondire: Rischiare e investire con l'equity crowdfunding

 

Dottor Piras come e perché nasce l'iniziativa Allstart game?

È una competizione tra start-up innovative basata sulla raccolta online di capitale di rischio, ossia di equity crowdfunding. In un certo senso è anche un altro tassello che rende l'Italia all'avanguardia nei processi di supporto all'innovazione. Dare visibilità alle imprese con alto potenziale di crescita, dotandole di risorse finanziarie necessarie al loro sviluppo, monitorare e valorizzare i risultati ottenuti da incubatori e Parchi Scientifici sono alcuni degli obiettivi principali che vogliamo portare avanti.

 

La maggior parte delle startup innovative italiane opera nel settore manifatturiero. Oggi abbiamo visto la presentazione di realtà molto interessanti (Inoxsail, Insono, Nanosilical Devices e Solosale) concentrate più sul biotech: è un caso o un segnale di cambiamento?

Pur nella loro diversità sono tutti esempi di innovazione in settori di eccellenza del Made in Italy, ambiti che hanno anche fatto registrare diverse exit internazionali. In fase di selezione dei progetti abbiamo avute diverse proposte che complessivamente bilanciavano la natura manifatturiera delle imprese italiane ad una vocazione più digitale.

 

Equity crowfunduing: da un lato le startup innovative, dall'altro un numero x di investitori. Come si assottiglia la distanza tra questi due attori, ma soprattutto come allargare la platea di potenziali investor verso target anche meno istituzionali e del settore?

 E' uno dei motivi per cui oggi abbiamo strutturato le presentazioni in modo più lungo ed accessibile. Bisogna mettersi nell'ottica che gli investitori tramite l'equity crowdfounding possono andare dalla “signora Maria” al banchiere navigato. Sono moltissime le persone che possono conoscere questa startup, quindi bisogna avere più temerarietà nell'esposizione delle proprie idee, con la consapevolezza che si è di fronte ad una platea potenzialmente infinita.

 

Siamo il primo paese con una normativa su questo tema, ma non abbiamo i numeri della Francia, della Germania o dell'Inghilterra. Come mai?

Il primato normativo è importante, abbiamo una legislazione molto buona in merito. Abbiamo un procedimento di “micro quotazione” come nessuno: sperimentiamo sulle startup innovative (poi sarà esteso anche sulle pmi) e permettiamo a tutti di investire, mentre in altri paesi si mettono barriere ai potenziali investor. Questo significa che le regole di ingaggio devono essere certe e abbiamo un set robusto di protezione a favore degli investitori retail che devono essere puntualmente informati sulle caratteristiche e i rischi dello strumento. Questo comporta inevitabilmente una procedura meno immediata: ad esempio gli investimenti sopra una certa somma devono essere chiusi fisicamente in banca. È anche un aspetto culturale del nostro paese, non ancora pienamente consapevole: mi aspetto che quando il mercato si affermerà, l'Italia avrà qualcosa di più duraturo perché basato su un meccanismo di fiducia e protezione più avanzato rispetto ad altri paesi.