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“Ecco come saranno i Prossimi umani”

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Le nostre esistenze stanno mutando sotto l’effetto della “rivoluzione veloce”. Illustri scienziati l’hanno analizzata, intervistati da Francesco De Filippo e Maria Frega

Il nuovo Millennio ha chiuso le porte del “secolo breve”, come gli storici hanno etichettato il ‘900, per spalancare la strada all’era della velocità. La rapidità è il tratto essenziale di una rivoluzione in atto, durante la quale l’impulso verso la continua innovazione riceve una propulsione decisiva grazie alla tecnologia digitale e alle sue derivazioni e applicazioni in tutti i campi del sapere. Una rivoluzione, si legge nella quarta di copertina di Prossimi umani (Giunti editore), “destinata a cambiare con velocità esponenziale la vita dell’uomo sulla Terra”.

Quali sono i tratti di questo cambiamento? Cosa saremo, una volta usciti dal “frullatore” del secolo veloce? Francesco De Filippo e Maria Frega lo hanno chiesto a prestigiosi scienziati italiani, esperti di robotica, astrofisica, fisica nucleare, biotecnologie, demografia, genetica, intelligenza artificiale e bioingegneria. Ne è venuto fuori un ritratto illuminante, complesso a tratti, inquietante sotto certi aspetti, entusiasmante sotto altri. Ne abbiamo parlato con gli autori.

 

Qual è il ritratto che viene fuori dalle interviste. Come saranno i prossimi umani?

Nel prossimo futuro, nei prossimi 15-20 anni che abbiamo fissato come limite per previsioni plausibili, l’essere umano non avrà arti atrofizzati e un cranio ipersviluppato. Saremo fisicamente più sani e longevi. Nelle società del benessere, sia occidentali sia orientali, in un’epoca che ha ridotto i conflitti e le epidemie, è ragionevole pensare di poter arrivare al limite della vita previsto dal nostro codice genetico, cioè 120 anni, come sostiene il genetista Mauro Giacca. Lo stesso, tuttavia, avverte che la sfida contro le malattie degenerative del cervello è ancora aperta e comporta il rischio di vivere più a lungo in un organismo sano ma demente.

Dalla robotica avremo un molteplice aiuto: umanoidi che ci assisteranno in casa e al lavoro, esoscheletri per sostituire parti del corpo danneggiate e dispositivi teranostici (che sfruttano le nanoparticelle magnetiche, ndr), farmaci intelligenti che individuano e curano patologie.

Altri rischi da tenere sotto controllo per il benessere della nostra mente sono la solitudine social, che consegna parte delle nostre esistenze al virtuale, e la tendenza a ridurre il tempo del sonno che sembra portare vantaggi in un tempo così veloce e ricco, ma non ci concede la possibilità di consolidare le conoscenze apprese.

 

Nella premessa del libro descrivete il nostro secolo come un tempo in cui è condivisa “la convinzione che praticamente nulla più sia impossibile” e la “percezione che quanto luomo poteva immaginare è stato immaginato”. Su quali binari, allora, si muoverà il progresso?

Intanto occorre fare una distinzione fra ricerca e sviluppo tecnologico. La prima si muove autonomamente secondo la curiosità e l’intelligenza degli scienziati; il secondo è, invece, sempre dettato da logiche commerciali che mirano al profitto, al dominio di un prodotto sull’altro e forse anche, per certi aspetti, al dominio di un uomo sull’altro. Secondo questi indirizzi, c’è da impegnarsi per avere più fondi per una ricerca libera e innovazioni tecnologiche guidate da parametri etici condivisi con consapevolezza. Dovremmo, per esempio, pretendere che ogni nuova invenzione sia biocompatibile, che nessuno manipoli geneticamente il nostro Dna per snaturarci, che l’intelligenza artificiale non animi armi di distruzione di massa o di controllo della nostra libertà.

Tutto ciò che è tecnologico è in accelerazione. Si tratta di un processo innescato in seguito alle grandi teorie della fisica del Novecento che tuttora continuano a fornire applicazioni in diversi campi, dalla medicina all’informatica all’esplorazione spaziale. Leggere la realtà attuale è un po’ come sfogliare i classici della fantascienza e le visioni dei futurologi del secolo scorso. È disorientante per l’uomo che, si sa, è sostanzialmente lo stesso di decine di migliaia di anni fa: un Homo Sapiens circondato però da rutilanti cambiamenti.

Maria Frega e Francesco De Filippo, autori de  Maria Frega e Francesco De Filippo, autori di "Prossimi umani" (Giunti editore)

 

Nel libro si alternano alcune domande e risposte che esprimono una sana preoccupazione ad altre che lasciano intravedere scenari caratterizzati da miglioramenti possibili, addirittura imminenti, delle nostre esistenze. Qual è il più grande timore che avete circa il nostro prossimo futuro, dopo aver condotto le 13 interviste?

Gli scienziati che, per loro natura, sono spinti da ottimismo, hanno un entusiasmo che ci ha sorpreso e soprattutto coinvolto. Ma sarebbe ingenuo trascurare certi timori. Dopo aver concluso le interviste e i relativi approfondimenti non abbiamo dubbi: ci preoccupa la manipolazione genetica eseguita al di là dei limiti etici.

Già da qualche decennio si curano disfunzioni genetiche, anche nei feti, con il taglia-e-cuci cromosomico, è la stessa tecnica con la quale produciamo l’insulina che salva la vita a milioni di diabetici. Con tecniche analoghe si può arrivare alla creazione di superuomini e occorre monitorare questi esperimenti, perché mancano attualmente norme etiche e legislative condivise fra Paesi e culture diversi.

La bioingegneria e le nanotecnologie ci consentono di riparare e presto anche rigenerare diversi organi del corpo umano. Tutto questo, ci auguriamo, renderà inutile la discussa clonazione che Paesi come la Cina stanno sviluppando, sembra senza trasparenza e controllo.

Può destare preoccupazione anche lo sviluppo sempre più importante di armi autonome: droni senza pilota sono già parte attiva nelle operazioni di guerra e, nel prossimo futuro, si prevede l’uso di umanoidi armati. Si tratta di applicazioni dotate di intelligenza artificiale ma non immuni da errore.

 

E la speranza che più vi ha fatto sussultare?

Ascoltare dai neuroscienziati che questo sarà il secolo del cervello è sicuramente entusiasmante. Se, infatti, ormai abbiamo svelato quasi tutti i segreti degli angoli più remoti nel tempo e nello spazio, del nostro universo, abbiamo una grande incognita dentro di noi: la mente, la coscienza e la loro interazione con il corpo. Speriamo che la ricerca possa scoprire terapie efficaci per le malattie neurodegenerative, per assicurarci una qualità della vita ottima in vista della longevità. Seguiamo con interesse le applicazioni della quantistica nella scienza dell’informazione: grazie ai supercomputer e ai nuovi materiali ingegnerizzati, cioè costruiti atomo per atomo per scopi precisi, e con l’intelligenza artificiale, cambierà il metodo di studio del cervello. Presto avremo una sua mappa completa e potremmo seguire “in diretta” l’evoluzione del pensiero.

 

Scegliete una risposta, quella che più vi ha spiazzato fra quelle che vi sono state fornite dai vostri intervistati, e spiegateci il motivo della vostra scelta.

“La capacità di catturarne un asteroide, in modo robotico, per spostare la sua traiettoria e portarlo vicino alla Terra, è possibile. Non c’è motivo per non pensare che potrebbe nascere una sostenibile attività mineraria in questi corpi celesti. È il mining di asteroidi e, realisticamente, concretamente, nei prossimi quindici, vent’anni potrebbe portare a scoperte interessanti. In un futuro più lontano c’è l’ipotesi di utilizzare gli asteroidi come astronavi. Nei lunghissimi viaggi interplanetari, occorre risolvere il problema delle radiazioni che ci sono al di fuori dell’atmosfera. Stiamo studiando schermi magnetici di estrema complessità, ma avremmo un meccanismo formidabile a portata di mano per quanto primitivo”.

Roberto Battiston, fisico e presidente dell’Agenzia spaziale italiana ci ha davvero sorpreso raccontandoci, tra la altre cose, come prosegue l’avventura dell’esplorazione spaziale, un obiettivo che ha sempre affascinato l’uomo e che non smette di farci sognare ma che, negli ultimi sessant’anni, ci ha anche fornito numerose applicazioni utilissime nella vita quotidiana.

 

Le interviste suggeriscono, ognuna in modo differente, ununica necessità: innovare continuamente per sopravvivere. Non rischiamo di perdere la nostra umanità in questa corsa vorticosa? Saranno ancora umani, i prossimi che verranno?

Si innova continuamente per soddisfare una pulsione profonda dell’uomo e, in epoche recenti, per soddisfare le logiche del mercato. L’inquietudine è un dato connaturato, ma è importante continuare a resistere nella nostra piena consapevolezza biologica e filosofica di esseri abitanti in un certo habitat.

Non deve trarre in inganno il fatto che il libro dia la parola esclusivamente alla comunità scientifica che, più di altre, è animata da questa pulsione all’innovazione, alla prossima frontiera da superare. Le interviste non rappresentano l’uomo in ogni suo aspetto.

In noi c’è sempre la paura dei cambiamenti e, con essa, il rischio di perdere qualche grado di umanità, nell’utilizzare esoscheletri per esempio o nell’essere indotti a orientare la nostra esistenza secondo le indicazioni di un algoritmo. Con distacco e lucidità, proviamo a chiederci se siamo meno umani da quando la trasmissione del sapere avviene attraverso le scoperte di Gutenberg e da quando la comunicazione si serve di radio e televisione.