Economia circolare: biodiesel dai filtri di sigarette

Scritto da Ettore Benigni
Giornalista

Uno studio degli scienziati dell’Università di Tecnologia di Kaunas dimostra come sia possibile produrre carburante verde a costi ridotti grazie a un sottoprodotto proveniente dall’utilizzo delle cicche, la triacetina

Utilizzare i filtri delle sigarette nel processo di produzione del biodiesel, rendendolo meno costoso e quindi più conveniente. A sperimentare questa soluzione è stato un team di scienziati dell’Università di Tecnologia di Kaunas, in Lituania, in collaborazione con i colleghi del LEI, il Lithuanian Energy Institute. I test sono stati condotti aggiungendo una miscela nel processo di produzione del biodiesel: si tratta di un composto di triacetina, sostanza che viene prodotta chimicamente e che “è utilizzata come plastificante – spiega Samy Yousef, ricercatore capo presso la facoltà di Ingegneria, Meccanica e Design dell’ateneo lituano – nel filtro delle sigarette”.

Di cosa parliamo?

Le caratteristiche del biodiesel

Una delle principali caratteristiche del biodiesel, gasolio a base di olio vegetale o grasso animale, è di essere biodegradabile più velocemente, fino a quattro volte, rispetto al gasolio prodotto dalla lavorazione del petrolio, oltre che meno tossico. A suo sfavore giocano però i costi di produzione, che rimangono un ostacolo alla sua diffusione su larga scala.

I vantaggi dell’utilizzo della triacetina

Proprio al problema degli alti costi di produzione del biodiesel si propone di dare una soluzione lo studio dei ricercatori di Kaunas, che si basa su una serie di esperimenti in cui è stata utilizzata la pirolisi per decomporre termicamente i rifiuti di sigarette. Gli esperimenti, si legge sul sito dell’Ateneo della repubblica baltica, sono stati condotti in un reattore a diverse temperature di reazione (650, 700 e 750°C), e hanno permesso di accertare che si riesce a ottenere una maggiore quantità di triacetina sintetizzandola a 750°.

Un esempio di economia circolare

Se produrre la triacetina da zero avrebbe un costo elevato e provocherebbe inquinamento, la situazione cambia se per riuscirci si utilizzano rifiuti, come nel caso dei mozziconi di sigarette. Il calcolo dei ricercatori è semplice: i fumatori di tutto il mondo acquistano ogni anno circa 6.500 miliardi di sigarette. Il peso medio di un mozzicone di sigaretta è di 0,2 grammi, e ogni anno ne vengono prodotti più di 1,1 milioni di tonnellate.

Nel nostro gruppo di ricerca lavoriamo sui temi del riciclaggio e della gestione dei rifiuti, quindi siamo sempre alla ricerca dei rifiuti, che sono presenti in quantità enormi e hanno una struttura unica. Le sigarette sono costituite da tre componenti, tabacco, carta e un filtro fatto di fibre di acetato di cellulosa, e sono una buona fonte di materie prime e di energia. Inoltre, i mozziconi di sigaretta sono facili da raccogliere, poiché esistono molti sistemi e aziende per la loro raccolta.

– Samy Yousef, ricercatore capo presso la facoltà di Ingegneria, Meccanica e Design della dell’ateneo lituano

L’approccio innovativo della ricerca

La novità introdotta dalla ricerca dell’Università di Kaunas è nel fatto che i mozziconi di sigaretta vengono trattati per l’estrazione di materie prime e non per la degradazione termica dei singoli componenti.

“Ci sono studi che, come il nostro, utilizzano la pirolisi come metodo, ma la applicano soltanto ai componenti del filtro, per separare i quali è necessario un pre-trattamento tecnologicamente complicato che rende la strada impraticabile”, spiega ancora Yousef.

Grazie al procedimento messo a punto dal team lituano, invece, attraverso la pirolisi a diverse temperature è stato possibile estrarre dai mozziconi di sigarette olio, char (solido carbonioso molto simile al carbone) e gas.

“Tutti i prodotti hanno applicazioni reali – sottolinea Yousuf – Il carbone, che nel nostro caso è poroso e molto ricco di calcio, può essere utilizzato per i fertilizzanti, per il trattamento delle acque reflue come assorbente e per lo stoccaggio di energia. Il gas può essere utilizzato per scopi energetici. L’ultimo, ma non meno importante, è l’olio, ricco di triacetina, che può essere utilizzato come additivo al biodiesel, fino al 25%, per ridurne il costo“.