La crescita delle fonti pulite rende l’accumulo un pilastro della transizione energetica: le batterie gestiscono i picchi di domanda, riducono gli sprechi e rafforzano stabilità e sicurezza del sistema elettrico
Immagazzinare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e restituirla quando necessario. È questa la missione dei BESS, i Battery Energy Storage Systems. La forza di questi sistemi è nella rapidità con cui possono essere azionati e gestiti: un BESS può passare dallo standby alla piena potenza in meno di un secondo, diventando così anche una risorsa preziosa quando la rete deve reagire a squilibri improvvisi. In genere, questi impianti sono progettati per fornire energia per durate tra 1 e 4 ore, con tecnologie che stanno gradualmente ampliando questa finestra.
INDICE DEI CONTENUTI
Come funzionano i Bess
Le Battery Energy Storage System, o BESS, sono sistemi di accumulo che permettono di conservare l’energia prodotta da fonti rinnovabili e utilizzarla quando la domanda lo richiede. In questo modo rendono programmabile una produzione, come quella solare ed eolica, che per sua natura è variabile.
Le tre fasi
Il funzionamento si basa su un ciclo in tre passaggi. Nella fase di accumulo, l’energia prodotta in eccesso viene immagazzinata nelle batterie, evitando sprechi. Segue la stabilizzazione, durante la quale sistemi di controllo monitorano costantemente lo stato delle celle e convertono l’energia in una forma compatibile con la rete, contribuendo al suo equilibrio. Infine, nella fase di rilascio, l’energia accumulata viene reimmessa in rete nei momenti di picco della domanda, sostenendo la continuità del servizio.
Le componenti principali
Un BESS è composto da batterie che immagazzinano l’energia, da un sistema di gestione che ne controlla sicurezza e prestazioni e da un sistema di conversione che regola e integra la potenza nella rete elettrica. Il tutto è coordinato da software che ottimizzano i flussi energetici in tempo reale.
L’impatto globale
La crescita di questi sistemi è rapida: la capacità installata globale, pari a circa 30 GW nel 2024, potrebbe arrivare a 1.800 GW entro il 2030. Un segnale chiaro di quanto l’accumulo sia diventato un elemento chiave per accelerare la transizione energetica.
Stabilità della rete e riduzione degli sprechi
Il principale utilizzo dei BESS oggi è lo spostamento dell’energia nel tempo: si accumula quando la produzione è abbondante e si rilascia quando la domanda cresce. È la logica dell’energy shifting, che secondo IRENA è diventata l’applicazione dominante per questo genere di sistemi: nel 2024 circa il 67% della nuova capacità BESS installata nel mondo era dedicata a questa funzione.
In più, i BESS contribuiscono alla stabilità del sistema elettrico offrendo servizi di rete fondamentali, come la regolazione di frequenza e la gestione delle emergenze.
Nel contesto europeo, il report EU Battery Storage Market Review 2025 di SolarPower Europe sottolinea che le batterie stanno diventando decisive per ridurre la curtailment (il fenomeno per cui un impianto rinnovabile viene costretto a produrre meno energia di quanta potrebbe, anche se sole o vento sarebbero disponibili), alleggerire la congestione e rafforzare la resilienza del sistema elettrico.
Una storia più lunga di quanto sembri
L’accumulo elettrochimico non è una tecnologia nata ieri: le prime installazioni utilizzavano batterie al piombo, poi sono arrivate soluzioni come quelle basate su nichel-cadmio e sodio-zolfo. Ma la vera svolta si è verificata dopo il 2010, con l’affermazione delle batterie agli ioni di litio, trainate dal calo dei costi e dall’espansione della mobilità elettrica. Oggi, dentro alla famiglia del litio, sta emergendo la chimica LFP (litio-ferro-fosfato), che unisce costi più contenuti, maggiore durata e un profilo di sicurezza più robusto.
Perché i costi scendono così in fretta?
Il boom dei BESS è legato soprattutto a una dinamica economica: l’accumulo costa sempre meno. Secondo IRENA, tra il 2010 e il 2024 il costo complessivo dei progetti installati è diminuito del 93%, passando da 2.571 a 192 dollari per kWh.
Anche il costo livellato dello storage è sceso rapidamente nell’ultimo decennio, seguendo un percorso simile a quello già visto per il fotovoltaico: una tecnologia che, una volta entrata nella fase industriale, accelera e diventa sempre più accessibile.
Europa: il 2025 anno di svolta
Il report EU Battery Storage Market Review 2025 descrive il 2025 come un anno di svolta per l’Unione Europea: sono stati installati 27,1 GWh di nuova capacità, segnando il dodicesimo anno consecutivo di crescita record.
Il dato più significativo, però, riguarda la struttura del mercato. Per la prima volta, le batterie utility-scale (collegate alla rete su larga scala) hanno trainato l’espansione, rappresentando il 55% della nuova capacità e raggiungendo 15 GWh installati nel solo 2025. A fine anno, la capacità operativa complessiva dell’UE ha toccato 77,3 GWh.
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