Quanti di voi pensando al nostro pianeta associano la sua linfa vitale alle foreste? Ma non tutte le foreste sono terrestri, anche il mare nasconde sotto la sua superficie degli ecosistemi analoghi. Ecco come funzionano.
Le foreste danno ossigeno, assorbono anidride carbonica, riducono il dilavamento, forniscono cibo e rifugio per moltissime specie.
Le Fanerogame o Spermatofite, sono quel gruppo piante caratterizzate da organi riproduttivi visibili e dalla presenza del seme. A questo gruppo appartengono non solo tutti i più comuni alberi che compongono boschi e foreste, ma anche alcune specie che si sono adattate all’ambiente marino circa 100 milioni di anni fa, durante il medio e tardo Cretaceo.
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La Posidonia oceanica non è un’alga
In Mediterraneo la specie di Fanerogama più diffusa è la Posidonia oceanica che occupa una superficie di circa 38.000 chilometriquadri, ovvero circa il 3% dell’intero Mediterraneo. La Posidonia non è un’alga, come comunemente si potrebbe pensare, ma una vera e propria pianta, caratterizzata dalla presenza di un fusto, radici e foglie, e ha un ruolo fondamentale non solo negli ecosistemi marini ma anche nei cicli bio-geochimici globali.
Protegge le coste dall’erosione
La Posidonia oceanica colonizza i fondali attraverso i propri apparati radicali (rizomi) e forma delle vere e proprie praterie sottomarine, con densità fino a 700 piante per metroquadro. Tali praterie forniscono rifugio e fonte di nutrimento per moltissime specie di pesci e invertebrati, che qui si riproducono e crescono la prole. Inoltre, l’azione dei rizomi nel trattenere il substrato e influenzare l’azione delle onde, protegge le coste dall’erosione.
Produce ossigeno
Ma non solo: la posidonia, come tutte le Fanerogame, contribuisce con la sua fotosintesi a produrre ossigeno (fino a 10 a 15 litri di ossigeno al giorno m2) e consumare e fissare l’anidride carbonica in materia organica. Si stima per il Mediterraneo una capacità di fissazione del carbonio annuo da 2,5 a 9,6 Teragrammi Carbonio (Tg C. 1 teragrammo è pari a 1 miliardo di chilogrammi), che rappresenta tra l’11 e il 42% di CO2 emesso dai Paesi mediterranei, attraverso la combustione fossile dall’inizio della rivoluzione industriale (23 Tg C; CDIAC, 2010).
Contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici
Questa capacità la rende la specie più efficiente nella fissazione di CO2 tra tutte le fanerogame marine, paragonabile a quello delle torbiere, uno degli ecosistemi terresti più importanti per lo stoccaggio del carbonio, e ne evidenzia un potenziale contributo nella mitigazione dei cambiamenti climatici.
“Foreste marine” regrediscono 4 volte più rapidamente di quelle terrestri
Nonostante la direttiva Habitat 92/43/CEE inserisca i posidonieti mediterranei tra gli habitat prioritari, negli ultimi decenni viene riscontrata una forte regressione di questi ecosistemi, con un tasso fino a 4 volte più alto di quello delle foreste terrestri. Le cause principali sono da ricercare nelle attività antropiche illegali, come la pesca a strascico, o nell’utilizzo di ancoraggi non idonei che vanno fisicamente ad intaccare i fusti, ma anche nella presenza di inquinanti o nell’introduzione di specie aliene.
Renderci conto dell’importanza di questi ecosistemi, che non vediamo direttamente, ma che influenzano così fortemente le nostre vite, ci dovrebbe guidare ad un approccio più sostenibile nello sfruttamento delle risorse del mare, per permettere a noi e alle future generazioni di vivere ancora nel mondo come lo conosciamo.
ISPRA è l’acronimo di Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr
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