Ambiente

Risparmio energetico delle specie naturali: rospi di ghiaccio

In un altro episodio abbiamo conosciuto una storia naturale europea di adattamento alle difficoltà dell’inverno: la brumazione, il lungo periodo di quiescenza stagionale tipico di rettili e anfibi. A differenza del letargo dei mammiferi, questa pausa è intermittente, dato che all’occorrenza, nelle giornate più miti, può essere interrotta temporaneamente per andare a cercare preziosa acqua da reintegrare nel corpo.

Se in quell’occasione avevamo preso in esame il caso delle lucertole, oggi volgiamo allo sguardo all’esotico ma non meno affascinante caso di brumazione estrema della rana di bosco americana (Lithobates sylvaticus).

Nelle porzioni più settentrionali del continente oltreoceano dove questo animale vive, l’inverno non rappresenta soltanto una stagione sfavorevole, ma una vera e propria sfida biologica: le temperature che restano a lungo ben al di sotto dello zero, il suolo ghiacciato per mesi e le risorse alimentari pressoché assenti hanno imposto nel tempo strategie evolutive più radicali della brumazione tradizionale.

Scopriamo quindi insieme la storia di questa piccola ma sorprendente “rana glaciale”.

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Identikit del rospo di ghiaccio

In Nord America esistono diverse specie appartenenti al genere Lithobates, ma tra queste spicca la rana di bosco (Lithobates sylvaticus), il cui nome comune richiama l’habitat tipico, le porzioni di foresta temperata boreale situate lontane da laghi e altri grandi specchi d’acqua.

Diffusa in un areale vastissimo, che copre Appalachi a sud-est e Alaska a nord-ovest, su fin oltre il Circolo Polare Artico, la rana boschiva è oggi diventata famosa tra i curiosi di natura per la sua formidabile strategia di sopravvivenza: è infatti uno dei pochi vertebrati capaci di sopravvivere al congelamento invernale. Durante i mesi più rigidi, l’acqua contenuta nei suoi tessuti corporei può infatti ghiacciare parzialmente, arrestando quasi del tutto le funzioni vitali delle sue cellule. Solo al successivo disgelo primaverile la rana potrà quindi ridestarsi e tornare a svolgere una vita più “agile”.

L'ambiente di elezione

La rana di bosco, a differenza di molti altri anfibi che svernano sul fondo di stagni e laghi, cioè là dove la temperatura non scende mai sotto lo zero, conduce gran parte della propria vita lontano dall’acqua, tra la lettiera di foglie e il sottobosco umido delle foreste boreali. Arrivato l’inverno, si rifugia sotto pochi centimetri di terreno o tra le fronde del muschio più alto, esponendosi al gelo diretto: una scelta che in condizioni normali la renderebbe vulnerabile a predatori e temperature estreme, non fosse per la inusuale capacità di tollerare il congelamento. Immobile e ben mimetizzata, diventa parte integrante del paesaggio invernale confondendosi con il suolo ghiacciato.

Successivamente, in primavera, lo scioglimento delle nevi punteggia le radure forestali di specchi d’acqua temporanei, pozzanghere abbastanza isolate dai predatori e che la rana sceglie per riprodursi con sorprendente rapidità. Sfruttando una finestra ecologica lunga due stagioni, essa lega il proprio ciclo vitale all’elemento acqua sotto forma solida prima e liquida poi.

La sfida: l'inverno

Quando la temperatura scende sotto lo zero, il corpo della rana di bosco avvia una risposta biochimica rapidissima, accumulando nelle cellule glucosio e altre sostanze antigelo utili a proteggerle dalla formazione di taglienti cristalli di ghiaccio. Il cuore rallenta fino quasi a fermarsi, la respirazione si interrompe e l’animale entra in uno stato di sospensione metabolica lungo settimane.

Questa abilità ha permesso di colonizzare latitudini proibitive per molte altre specie, anfibie e non, seguendo l’espansione delle foreste boreali dopo le glaciazioni (a partire da circa 12.000 anni fa). In un continente modellato dal ghiaccio, la rana boschiva non ha imparato a sfuggire all’inverno, ma a diventare, per un po’, parte di esso.

Lo scenario futuro

La vita di questa “rana glaciale” è costruita su un calendario naturale estremamente preciso, basato su disgelo, comparsa delle pozze effimere, riproduzione lampo e crescita accelerata dei girini prima che l’acqua scompaia. Se quindi le nevicate diminuiscono e le piogge si fanno irregolari, l’intero sistema rischia di saltare. Pozze che un tempo duravano settimane possono evaporare in pochi giorni, mentre risvegli anticipati espongono potenzialmente gli adulti a gelate tardive, in un’altalena termica che il corpo, per quanto “speciale”, non può prevedere all’infinito.

Quando la sincronizzazione ecologica di una specie col suo paesaggio d’elezione si rompe, anche la più sofisticata delle strategie evolutive può diventare improvvisamente fragile e controproducente.

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