Perché parliamo di questo fenomeno?
Nel lungo silenzio del torpore invernale, schiere di animali continuano a vivere indisturbati una vita particolarmente calma e celata, eppure ancora scalpitante e desiderosa di tempi migliori.
Alle latitudini italiane, molte categorie della biodiversità devono infatti fare i conti ogni anno con un lungo periodo di scarsità alimentare e rigidezza climatica, per il quale sono costrette a ricorrere ad ogni strumento utile alla sopravvivenza. Tuttavia, se a questo periodo associamo soltanto il letargo come unica risposta possibile, sbagliamo: esiste infatti una seconda possibile via di resistenza fino alla primavera: è la brumazione.
La brumazione è una forma di pausa metabolica tipica di animali a sangue freddo, quali rettili e anfibi, durante la quale l’organismo va temporaneamente cambiando ritmi circadiani e ormonali, ma senza ‘spegnersi’ completamente come fanno i mammiferi nel lungo sonno ininterrotto del letargo.
Scopriamo quindi insieme i come e i perché di questo affascinante fenomeno naturale, e di come colpisce e indirizza la vita delle lucertole, i rettili a noi più familiari.
INDICE DEI CONTENUTI
L'identikit
In Italia esistono 27 specie diverse di lucertole, suddivise tra 14 generi. Tra queste, le più comuni e diffuse sono quelle appartenenti al genere Podarcis, che è una parola composta di derivazione latina traducibile come ‘piedi agili’: ciò rende bene l’idea della caratteristica velocità dei suoi sette rappresentanti, e tra questi ricordiamo i più famosi e ubiquitari, ovvero le lucertole campestri (P. siculus) e le lucertole muraiole (P. muralis).
Gli altri esponenti dei lacertidi più noti al grande pubblico italiano sono sicuramente i ramarri (Lacerta sp.), con 3 specie diverse diffuse lungo tutta la penisola. Ad ogni modo, solo il ramarro occidentale (L. bilineata) può essere incontrato con una certa facilità tanto in Sicilia come in Trentino, mentre le altre 2 specie sono limitate solamente a piccole porzioni, isolate fra loro, di Friuli e Piemonte.
L'ambiente d'elezione
Le lucertole, a differenza dei ramarri, mostrano una maggiore capacità di adattamento all’ambiente antropizzato, così che trovare i secondi risulta oggi meno comune che un tempo. Entrambe le specie hanno comunque bisogno di luoghi dotati di anfratti stretti e isolati in cui riparare all’occorrenza, sia per la brumazione invernale che per la fuga dai predatori: le loro esili corporature, unite agli scatti frenetici, le rendono infatti visibili e appetite ad un gran numero di rapaci, nonché ai tanti gatti domestici lasciati liberi di girovagare intorno alle case.
La campagna tradizionale italiana, se ancora custodita come mosaico di ambienti, rimane comunque l’ambiente più facile in cui avvistare questi stupendi sauri al di fuori delle aree protette, data la grande abbondanza di invertebrati striscianti che la popolano a livello del suolo. Spesso non ci si pensa, ma in realtà questo tipo di paesaggio rurale, radicato nella storia del paese ma ormai sempre più minacciato dalle monocolture e dalla cementificazione, può rivelarsi tra i più ricchi di biodiversità per metro quadrato… Una vera e propria ‘campagna felice’, parafrasando i Romani, ospitale per moltissime specie animali altrove più rarefatte.
La sfida: l'inverno
Che sia nella campagna più assolata come nel bosco più oscuro, la vita della lucertola dipende dalla garanzia di un luogo sicuro in cui riparare durante i mesi più freddi. Abbassamento delle temperature, riduzione delle ore di luce giornaliere e diminuzione delle risorse alimentari inducono infatti questi animali a individuare con anticipo i luoghi migliori da abitare nella restante parte dell’anno: tane abbandonate, sotto corteccia di grandi alberi e pietre massicce di muri a secco, sono alcune soluzioni tenute in grande considerazione e difese strenuamente da possibili competitori (anche di altre specie!).
Una volta stabilitosi nell’anfratto più adatto (di solito nel periodo tra ottobre o novembre), l’animale entra in uno stato di torpore che vede il suo metabolismo ridursi drasticamente, la frequenza cardiaca rallentare, e l’attività ormonale modificarsi. A quel punto, esso farà affidamento (fino al marzo o aprile successivo) solamente su due cose: le riserve di grasso accumulate in precedenza, e le eventuali giornate di mite caldo prolungato utili a interrompere momentaneamente la brumazione per uscire a cercare velocemente acqua. Una moderata reidratazione è infatti essenziale per mantenere attive le funzioni vitali, mentre l’assunzione di cibo viene evitata: la digestione richiederebbe un dispendio energetico e temperature corporee ben superiori a quelle disponibili in inverno.
Lo scenario futuro
Ai tempi del cambiamento climatico, verrebbe da pensare che le vite già complesse delle lucertole si potrebbero semplificare, data la maggiore frequenza di giornate più calde. Tuttavia, dal momento che la brumazione non serve solo a superare l’inverno, ma anche a sincronizzare riproduzione e risveglio con la disponibilità di cibo, questa idea, apparentemente logica in superficie, viene presto ridimensionata.
Come nel caso, analogo, degli alberi che anticipano la fioritura finendo per esporre gli ancora troppo fragili boccioli alle successive gelate, così questi sauri vanno riducendo le probabilità di sopravvivenza della propria prole, in una corsa all’adattamento troppo veloce per i ritmi naturali dell’evoluzione.
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