Un recente studio realizzato dalle università di Pisa e Firenze sull’Isola di Giannutri evidenzia come anche le api da miele stiano creando problemi agli esemplari selvatici, in una sorta di competizione che vede tanti insetti contendersi una quantità limitata di nettare
Api contro api. È questo lo scenario inedito che vede le api da miele gestite dall’uomo e gli altri esemplari selvatici che non producono miele – che soltanto in Italia ammontano a migliaia di specie – contendersi la stessa limitata quantità di nettare. Una lotta per la sopravvivenza in cui ad avere la peggio e a vedere ancora una volta minacciata la propria sopravvivenza sono proprio gli esemplari selvatici che non producono miele.
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La ricerca delle università di Firenze e Pisa
A poche settimane dalla giornata internazionale delle api, che si celebra ogni anno il 20 maggio, a lanciare l’allarme è una ricerca nata dalla collaborazione tra l’università di Pisa e l’università di Firenze, pubblicata recentemente dalla rivista specializzata Current Biology, “Island-wide removal of honeybees reveals exploitative trophic competition with strongly declining wild bee populations”.
A sostenere la ricerca i fondi del Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica, insieme a quelli del Programma operativo nazionale (PON) del ministero della Ricerca e dal National Biodiversity Future Center, il centro nazionale finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma #NextGenerationEU.
I risultati della ricerca
Dall’esperimento condotto durante gli ultimi quattro anni dai ricercatori sull’Isola di Giannutri, la più meridionale dell’arcipelago toscano, è emerso che la concorrenza tra api mellifere e altre specie di api vede soccombere queste ultime, soprattutto nei contesti ristretti in cui non ci sono le risorse floreali sufficienti per tutte le specie selvatiche e gestite.
Lo scenario generale descritto dalla ricerca è quello di un declino generalizzato della popolazione delle api allo stato selvatico, da miele e non, che dovrebbe destare preoccupazione perché dall’attività delle api selvatiche dipende il funzionamento di diversi ecosistemi.
Tra le cause accertate del fenomeno si sono la distruzione degli habitat, lo sfruttamento degli ambienti, l’uso di pesticidi, i cambiamenti climatici e la diffusione di specie aliene e invasive. A queste, secondo una serie di analisi più recenti, potrebbe aggiungersi anche una minaccia ulteriore: quella che viene dalle api da miele gestite dall’uomo, che contribuiscono ad affollare i pochi fiori disponibili per prenderne il nettare.
Un “laboratorio” nell’Isola di Giannutri
“Nel nostro studio – spiega Leonardo Dapporto, referente della ricerca per l’università di Firenze – abbiamo utilizzato l’intera isola di Giannutri, dove l’ape mellifera non è presente allo stato selvatico, come un laboratorio a cielo aperto per valutare un possibile effetto negativo di una grande densità di api da miele gestite dagli apicoltori sulle api selvatiche, che costituiscono parte fondamentale degli impollinatori naturali dell’isola”.
“Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – aggiunge Alessandro Cini, referente scientifico Unipi – ci aveva chiesto di verificare l’impatto sugli apoidei causato dalla presenza di un apiario sull’isola, provvisto di 18 colonie. Questa è stata un’occasione unica: da una parte una zona circoscritta e controllabile, dall’altra la possibilità di sottrarre temporaneamente a quell’ambiente tutte le api da miele gestite dall’uomo”.
Per realizzare lo studio i ricercatori hanno impedito alle api da miele di raccogliere nettare nell’isola per alcune ore in alcuni giorni, chiudendo le uscite delle arnie, e questo ha prodotto una maggiore disponibilità di nettare e polline per le api selvatiche. In assenza di competizione – emerge dalla ricerca – le api selvatiche sono diventate più attive nel cercare il cibo, hanno trascorso più tempo sui fiori a succhiare il nettare e hanno impiegato meno tempo a prendere il polline. Questo dimostrerebbe, secondo i ricercatori, che nel contesto della piccola isola toscana sarebbe proprio la competizione tra api a spiegare il fatto che negli ultimi 4 anni gli impollinatori selvatici abbiano subito un declino vicino all’80%.
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