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#StopSingleUsePlastic, la campagna di Marevivo per dire no alla plastica

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La plastica sta soffocando i mari e sta uccidendo gli animali. L’inquinamento dovuto al modello usa e getta è tragico, ma ci sono delle azioni che possono diminuirlo

Dal 2021, in Europa partirà in modo definitivo il divieto di utilizzare gli oggetti in plastica monouso, altamente inquinanti.

La normativa, approvata da poco, ha tra gli obiettivi quello di raccogliere il 90% di bottiglie di plastica entro il 2029. Entro il 2025 il 25% delle bottiglie dovrà essere composto da materiali riciclati.

La plastica è un materiale difficile da decomporre, si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge. I residui vengono ingeriti dagli animali marini, come tartarughe, foche e delfini, ma anche da pesci e crostacei che poi entrano nella catena alimentare umana.

“Bisogna dire basta. Non c’è più spazio per fregarsene”. Questo è il claim della campagna di sensibilizzazione promossa dall’associazione Marevivo. Si chiama #StopSingleUsePlastic e ne abbiamo parlato con Rosalba Giugni, Presidente dell’associazione ambientalista.

Marevivo ha come mission quella di conservare la biodiversità, valorizzare e promuovere le aree marine protette. L’azione di Marevivo è anche quella di sollecitare l’impegno delle istituzioni affinché esse coinvolgano persone e media verso la lotta all’inquinamento e quindi alla salvaguardia del mare.

 Plastica monouso.jpg

 

Rosalba Giugni, da quale necessità nasce la campagna #StopSingleUsePlastic?

 

I nostri mari stanno soffocando, e il mondo se ne sta rendendo piano piano conto. Il nostro compito come associazione ambientalista è quello di risvegliare le coscienze. È chiaro che ci sarà molto da fare.

La campagna #StopSingleUsePlastic ha preso il via il 4 giugno, giorno dell’insediamento dell’attuale Governo. Abbiamo colto l’occasione, per invitare tutti i rappresentanti della politica a non usare la plastica monouso. Abbiamo ottenuto l’adesione del Ministero dell’Ambiente e fin da subito, l’iniziativa è stata accolta positivamente. Il 4 aprile, inoltre, è stata approvata la legge Salvamare grazie alla quale possiamo iniziare a ripulire i nostri mari. La legge Salvamare prevede che i pescatori possano portare a terra la plastica che finisce nelle loro reti. Finora, i rifiuti erano considerati rifiuti speciali e non rifiuti urbani, i pescatori non potevano riportarli a terra perché rischiavano una multa, così erano costretti a rigettarli in mare. Questa legge rappresenta una vera e propria vittoria.

 

L’Europarlamento ha approvato la direttiva che vieta dal 2021 la plastica monouso, quale sarà l’alternativa?

 

Per diventare plastic free, bisogna essere educati e ben sensibilizzati, seguendo semplici regole. Iniziamo dalla regola delle 4 R, ovvero riduci, riutilizza, ricicla, recupera.

Iniziamo a ridurre ad esempio l’uso di piatti e posate, cannucce e tanti altri oggetti di plastica totalmente inutili. Possono essere sostituti con oggetti in vetro, possono essere biodegradabili o compostabili. Per fortuna, sta nascendo un movimento di industrie che sta seguendo il cambiamento e si sta adeguando. Il primo passo è ridurre la produzione di rifiuti in quanto tale.

Abbiamo raggiunto un livello alto di spreco. Prima di buttare qualsiasi cosa, capiamo se possiamo riutilizzarlo, ad esempio chiediamoci se possiamo riparare un capo di abbigliamento vecchio prima di gettarlo via. Magari, possiamo recuperarlo e riciclarlo.

Dobbiamo tendere continuamente a un percorso di economia circolare, dove tutto quello che si riproduce e si progetta deve basarsi su quest’idea.

 

Come avete coinvolto le scuole in questo progetto?

 

Marevivo ha chiesto a tutti gli istituti e scuole di aderire al nostro appello per eliminare la plastica monouso. L’ idea era quella di iniziare a raccontare il nostro progetto ai bambini, perché crediamo che bisogna partire dalle nuove generazioni. Inoltre, abbiamo effettuato diverse ricerche sul consumo di plastica all’interno delle scuole, e i risultati sono rilevanti. Purtroppo, si stima che in una classe di studenti, ogni giorno, si consumi una bottiglietta d’acqua a testa. In un anno scolastico sono circa 4000. Perciò, in un istituto, con una media di circa 25 classi, in un anno vengono utilizzate 100 mila bottigliette. Ora, se dieci istituti decidono di dire basta alla plastica usa e getta, verrebbero risparmiate circa 1 milione di bottigliette in un anno.

#StopSingleUsePlastic è un’iniziativa che porta con sé un grande valore educativo e un’azione concreta di tutela dell’ambiente. Uno dei nostri primi impegni è proprio l’educazione ambientale.

Quindi abbiamo incentivato gli studenti a utilizzare le borracce, per ridurre l’uso di bottigliette di plastica, preferendo l’acqua del rubinetto. Abbiamo chiesto di limitare la distribuzione di prodotti con imballaggi in plastica non riciclabile. Abbiamo chiesto di non usare stoviglie in plastica monouso all’interno delle mense e dove possibile optare per delle alternative.

Abbiamo iniziato così, promovendo azioni di sensibilizzazioni sul problema dell’inquinamento causato dalla plastica e stiamo coinvolgendo tutti, dai docenti agli studenti fino alle famiglie.

 

 

Quest’iniziativa sarà diffusa anche nelle università?

 

Esatto, è siglato l'accordo per rendere gli atenei italiani plastic free da noi di Marevivo, da CoNISMa, Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare, e da CRUI, Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Ci impegneremo a collaborare per sensibilizzare ed educare tutte le università favorendo l’eliminazione della plastica monouso.

Sarà prevista l’installazione di dispenser di acqua, senza bicchieri di plastica nelle aree pubbliche, all’interno dei Dipartimenti e negli uffici. Verranno distribuite le borracce, verranno installate macchine del caffè con bicchieri di carta e ci sarà anche l’opzione “senza erogazione del bicchiere” per incentivare l’utilizzo di tazze personali. 

Le università hanno il compito di informare i giovani su questo tema. La plastica rappresenta un problema planetario e va affrontato con determinazione. Si tratta di un materiale indistruttibile, bisogna agire fin dalle coscienze per mobilitare attivamente a fare qualcosa. Non a caso, il claim di #StopSingleUsePlastic  è “Non c’è più spazio per fregarsene”.

 

A proposito dei giovani, cosa ne pensa del movimento Fridays For Future

 

È un movimento importante perché sta scuotendo le coscienze. Greta ha fatto e sta facendo un lavoro eccezionale.

Con la sua semplicità ha coinvolto molte persone, soprattutto i più giovani, a livello globale. Questo è fondamentale perché il nostro lavoro, per quanto sia importante – lavoriamo sul territorio da 34 anni – non colpisce tanto quanto le parole e le azioni iniziate da una ragazza come Greta. Lo ha fatto in modo incisivo e diretto.

Greta è riuscita a coinvolgere tutti, anche noi. In occasione della Giornata Mondiale della Terra 22 aprile, qualche giorno prima si è svolta la manifestazione in Piazza del Popolo, a Roma.

L’attivista ha scritto sui social che, per quanto lo sciopero coincideva con le vacanze di Pasqua, la crisi climatica non va in vacanza. E neanche noi.