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Sostenibilità e solidarietà: in Africa sono nati mille orti in tre anni

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Obiettivo del progetto della Fondazione Slow Food è stato quello di salvaguardare la biodiversità e migliorare l’autonomia dei contadini. Presto potrebbero diventare diecimila

Nell’Africa del deserto, della malnutrizione, della povertà e della scarsità di risorse, in primis di acqua, sono nati mille orti. Oasi di sostenibilità e di solidarietà, sono il risultato di un progetto della Fondazione Slow Food, che ha realizzato, con il contributo dei paesi più ricchi e delle comunità locali, questi giardini, tutti coltivati secondo tecniche green, nelle scuole, nei villaggi e nelle periferie di ben 27 Paesi del Continente. Dal Kenya all’Uganda, dal Mali al Marocco, passando per Etiopia, Senegal e Tanzania: qui la terra è stata coltivata con preparati naturali per la difesa da infestanti e insetti, e con varietà del posto, salvaguardando la biodiversità e migliorando l’autonomia dei contadini.

“Il progetto è stato lanciato nel 2010 nel corso di Terra Madre, il Salone del Gusto che Slow Food organizza tutti gli anni a Torino – ha raccontato ad Energie Sensibili Michela Lenta, coordinatrice di area della Fondazione -. Alla presenza di più di 5 mila persone provenienti da tutto il mondo, abbiamo deciso di realizzare questi mille orti sulla base di alcuni esempi positivi che venivano direttamente dal continente africano. Prima di questa data, in Costa d’Avorio un gruppo di donne aveva già dato vita a orti comunitari nel Nord del Paese, mentre in Uganda ne erano sorti di simili in alcune scuole”.

L’idea era quella di un progetto che desse a queste popolazioni una sovranità e indipendenza alimentare, ma anche la possibilità di creare una rete di giovani leader africani per un cambiamento sostenibile dell’intero continente. La filosofia che ha guidato la creazione degli orti è ispirata alle tecniche verdi dell’orticultura, con l’impiego di semi locali, razionalizzazione dell’uso dell’acqua e di altre risorse. Gli obiettivi sono stati diversi a seconda della tipologia degli orti stessi.

“Spesso la finalità raggiunta è stata di carattere educativo – ha ricordato Lenta – come per gli orti nati in prossimità delle scuole, in cui primario era anche l’aspetto legato alla malnutrizione dei più piccoli. In Etiopia, ad esempio, sono state realizzate coltivazioni per far sì che gli studenti potessero mangiare frutta e verdura fresca, ma anche per vendere questi prodotti sul mercato locale investendo i ricavi nel miglioramento del sistema formativo. Altrove, come in Mauritania, orti sono nati in prossimità dei campi profughi”.

Il successo del progetto non finisce qui. Il 17 febbraio prossimo sarà presentata dalla Fondazione Slow Food la nuova campagna dei “Diecimila orti”. “L’idea è quella di coinvolgere nuove persone – ha concluso Lenta -, rendendo le coltivazioni un progetto replicabile e simbolo di riscatto per tutta l’Africa. In genere, si pensa a questo come ad un continente affamato: noi vogliamo invece raccontare la sua grande ricchezza e diversità, di cui gli orti sembrano essere un paradigma”.

@Idart87

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