Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Mascherine e guanti usa e getta: l’eredità del Coronavirus

  1. Home
  2. Life
  3. Mascherine e guanti usa e getta: l’eredità del Coronavirus

Si stima che nella Fase 2 in Italia serviranno un miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese. Ma la gestione e lo smaltimento di questi rifiuti è una questione ancora in sospeso

Guanti e mascherine monouso sono diventati negli ultimi mesi strumenti indispensabili che fanno parte del “mai uscire senza” come chiavi, smartphone e portafogli. L’emergenza coronavirus ha, infatti, reso necessaria l’adozione di misure di sicurezza, incluso l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, per limitare i contagi e arrestare il prima possibile la pandemia da Covid-19. Ma cosa accade una volta che ci spogliamo di guanti e mascherine? Dove vengono gettati e in che modo vanno smaltiti?

La questione non è banale e trovare una soluzione prima che diventi un problema insormontabile, è diventato ancora più urgente con la fine del lockdown e la conseguente ripresa delle attività.

Già a fine febbraio la foto che ritraeva Gary Stokes, cofondatore della Ong OceansAsia, mostrare all’obiettivo decine di mascherine abbandonate sulle spiagge delle isole Soko (Hong Kong), aveva fatto il giro del mondo.
Sin da allora era scattato l’allarme e ci si interrogava su quali potessero essere i volumi complessivi di questo tipo di rifiuti e come smaltirli. Poche settimane dopo, con il dilagare dell’epidemia, i social network sono stati letteralmente invasi da migliaia di foto - provenienti da più parti del mondo - di mascherine e guanti abbandonati per strada, nei parchi, fuori dai supermercati e da quei pochi uffici rimasti aperti.

guanti-e-mascherine-abbandonati-in-strada.jpg
Immagini che contrastano in modo spaventoso con i meravigliosi scatti delle acque limpide della laguna di Venezia o di animali selvatici che si riappropriavano della natura e conquistavano le città.

HONG KONG IN UN MARE DI MASCHERINE

I gruppi di ambientalisti attivi nell’area di Hong Kong e impegnati da anni a monitare e arginare il flusso di rifiuti provenienti dalla Cina continentale e non solo, hanno sollevato molta preoccupazione sul tema, sia in termini di inquinamento sia di possibile diffusione del virus. A supportare questa tesi, il cofondatore di OceansAsia ha portato come esempio quello delle disabitate isole Soko a largo di Hong Kong. Durante una delle periodiche operazioni di raccolta di rifiuti sulle sue spiagge, ha contato 70 mascherine in un tratto di soli 100 metri; una settimana dopo, sullo stesso tratto di spiaggia, ve ne erano oltre 30 di nuove.

In una intervista a Reuters Tracey Read, fondatore del gruppo Plastic Free Seas di Hong Kong ha ricordato come la maggior parte di queste mascherine siano realizzate in polipropilene, un tipo di plastica, e lo smaltimento di questo materiale è tutt’altro che rapido: "le persone sono convinte di proteggersi indossando la mascherina; ma non si tratta solo di questo, è necessario proteggere tutti e non gettarla correttamente è molto egoista" ha concluso.

DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE: QUANTI NE SERVIRANNO IN ITALIA NELLA FASE 2?

A rispondere a questa domanda è lo studio “Emergenza COVID-19: Imprese aperte, lavoratori protetti” elaborato da una task force di esperti tecnico-scientifici delle università piemontesi e di altre università e centri di ricerca coordinati dal Politecnico di Torino, che ha elaborato una serie di linee guida “per far ripartire il paese in sicurezza”.
Quasi 1 miliardo di mascherine, 500 milioni di guanti, oltre 9 milioni di litri di gel igienizzante, più di 2 milioni di termometri e 250 mila cuffie per contenere i capelli lunghi. Sono i numeri da capogiro di ciò che consumeranno ogni mese le imprese italiane in questa Fase 2.
Se anche solo l’1% delle mascherine venisse smaltito in modo scorretto, il calcolo del rischio ambientale è presto fatto: 10 milioni di mascherine verrebbero disperse ogni mese nell’ambiente. Considerando che il peso di ogni mascherina è di circa 4 grammi, significherebbe abbandonare 40 tonnellate di plastica in natura, l’equivalente di 4 autobus urbani pieni in orario di punta.

sorgenia-smaltimento-mascherine_infografica.png

I dati fanno riferimento alla forza lavoro italiana nel 2019 (ISTAT) escludendo il comparto Sanità, e altri comparti che necessitano di dpi per motivi diversi dal contagio Covid-19 (es. lavorazione amianto) e considerando l’estendersi dello smart working. Sono esclusi anche i cittadini non impegnati in attività lavorative.

“Si tratta di quantitativi molto elevati che impongono un’assunzione di responsabilità da parte di chi utilizzerà questi dispositivi di protezione – ha dichiarato alla stampa durante la presentazione del lavoro Guido Saracco, Rettore del Politecnico di Torino - Bisogna che ognuno di noi faccia uno sforzo per far sì che si proceda con uno smaltimento corretto e con il minor impatto possibile sulla natura”.

Ognuno protegge tutti è, in questo senso, il principio ispiratore dello studio che, nel suo complesso, propone "metodi di analisi del rischio di contagio e metodi di mitigazione di questo rischio, finalizzati ad un rientro al lavoro sicuro, controllato e concordato, adeguato ad aziende di qualsiasi dimensione e di qualsiasi settore produttivo e rivolto anche a esercizi commerciali e al settore dei trasporti”. Prevenzione e contenimento del contagio possibili grazie a monitoraggio, informazione e formazione a manager e lavoratori.

WWF ITALIA: GUANTI E MASCHERINE SCAMBIATI PER PREDE DAGLI ANIMALI MARINI

L’abbandono indiscriminato di guanti e mascherine mette in pericolo tutto l’ecosistema, inclusa la fauna che popola i nostri mari “dove rischiano di diventare letali per tartarughe e pesci che li scambiano per prede di cui nutrirsi”. A lanciare l’appello è la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi: “Proprio per difendere il Mediterraneo che ogni anno già deve fare i conti con 570 mila tonnellate di plastica che finiscono nelle sue acque (è come se 33.800 bottigliette di plastica venissero gettate in mare ogni minuto), chiediamo alle istituzioni di predisporre opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti dove i lavoratori saranno costretti a usare queste protezioni per operare in sicurezza. Ma sarebbe opportuno che raccoglitori dedicati fossero istallati anche anche nei parchi, nelle ville e nei pressi dei supermercati: si tratterebbe di un vantaggio per la nostra salute e per quella dell’ambiente”.

MILANO: PARTE LA CAMPAGNA “NON GETTARLI A TERRA!”

In questa direzione va “Non gettarli a terra!”, la nuova campagna lanciata dalla Città Metropolitana di Milano per sensibilizzare i cittadini e fornire indicazioni su come eliminare le mascherine e i guanti usati nel rifiuto indifferenziato, possibilmente a casa propria e usando due sacchetti uno dentro l’altro.
Iniziativa senza dubbio importante, a maggior ragione in un’area come quella di Milano che sfiora i 3,3 milioni di abitanti (la città ne conta da sola 1,4 milioni) e che si attesta come seconda più popolosa d’Italia dopo Roma.
“Credo che in questo momento di emergenza sia doveroso pensare al prossimo e alla salvaguardia dell’ambiente” ha dichiarato Arianna Censi, vicesindaco della Città metropolitana di Milano.
non-gettarli-a-terra.jpg