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“Le 5 scelte per salvare il Pianeta”

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A colloquio con Mario Tozzi in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Dalla dieta alle nostre case, ecco cosa possiamo fare

Ogni nostra piccola azione può favorire a salvare il Pianeta. Le rinnovabili non bastano, bisogna cambiare stile di vita e imparare a dimezzare il nostro consumo di energia. Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, indica quali sono le scelte che dovremmo iniziare a compiere fin da subito per ridurre il nostro impatto sul sistema.  

 

Mario Tozzi, cominciamo da un argomento che ci sta molto caro: l’energia. Da quali scelte, dei singoli o dei decisori pubblici, dipenderà il definitivo affermarsi delle rinnovabili?

Scegliere di puntare alle fonti rinnovabili è soprattutto una questione culturale. I consumi domestici rappresentano un terzo del fabbisogno energetico nazionale. Appunto per questo, bisognerebbe partire dai cittadini, che se abitano in unità unifamiliari e bifamiliari possono sfruttare l’energia rinnovabile, anche autoprodotta. In questo caso parliamo di democrazia e indipendenza energetica. Ovviamente per fare questo ogni casa deve dotarsi di impianti adeguati e deve avere la giusta coibentazione. Ora arriva la questione politica, perché il singolo cittadino non può fare tutto questo da solo. In loro soccorso devono essere forniti incentivi per lunghi periodi. 

 

Ha spesso ribadito che anche quello che finisce sulle nostre tavole è altamente inquinante. Quali cattive abitudini alimentari dovremmo scegliere di eliminare per favorire la nostra salute e quella del Pianeta che abitiamo? 

Le due cose vanno insieme, diminuire l’uso di carne rossa fa bene al clima e soprattutto alla nostra salute. L’allevamento animale intensivo è la componente più importante dei gas clima alteranti emessi. Secondo la FAO, l’impatto ambientale degli allevamenti rappresenta il 14,5% del totale delle emissioni di gas serra globale. La zootecnia non è solo la causa compromettente del clima, ma produce gravi danni per la Terra, che di conseguenza colpiscono l’uomo. Basti pensare al consumo di acqua e di territorio che gli allevamenti causano. L’allevamento bovino in gradi concentramenti provocano la deforestazione, perché per nutrire questo complesso di animali erbivori bisogna sradicare nuove parti di foresta pluviale per conquistare più terreno.

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È anche per questo che lei ha scelto una dieta vegetariana?

Ho abbracciato la dieta vegetariana per tre motivazioni, ambientale, animalista e salutista. Quest’ultima perché sappiamo tutti che il consumo massiccio di carne proveniente da allevamento intensivo è in tutto il mondo la causa di malattie come diabete e altre malattie del colon. La motivazione animalista è legata allo sfruttamento di questi poveri animali, costretti a uno stile di vita che definire inumano è un eufemismo.

 

Tutte le nostre piccole scelte quotidiane contribuiscono ad aumentare l’emissione di CO2. Basti pensare all’automobile che, secondo Legambiente inquina quattro volte di più rispetto a quello dichiarato. Cosa dovremmo iniziare a fare?

Diminuire drasticamente l’uso dell’autovettura. Scoprire le diverse forme di non possesso del veicolo come car sharing, moto e bike sharing. Queste metodologie di mobilità possono fare un gran bene, sia in aree metropolitane che non. Dal punto di vista politico andrebbero, ovviamente, incentivati e diffusi i trasporti pubblici. Non è cosa semplice, chiaro, ma urge una piccola rivoluzione anche in questo settore.

 

L’emissione di CO2 non è causata solo dall’inquinamento dei trasporti, ma anche dall’inquinamento della produzione industriale. Quali scelte dovrebbero fare le politiche per favorire uno sviluppo economico amico dell’Ambiente e di chi lo vive?

C’è molto strada da fare anche per quanto riguarda i consumi industriali. Per ora siamo ancora in una fase di transizione energetica, perché la produzione dipende ancora troppo dai combustibili fossili e per molto tempo la situazione resterà invariata. Quanto prima le industrie fuggiranno dal fabbisogno di carbone più ci avvicineremo a una svolta ambientale. Credo e spero, però, che la corsa all’utilizzo di idrogeno nella produzione industriale sia già stata avviata e conoscerà obbligatoriamente sempre maggior fortuna.

 

Torniamo a quello che noi, nel nostro piccolo, possiamo fare per aiutare il Pianeta. Quali sono, secondo lei le scelte quotidiane che dovremmo fare?

Le regole che potremmo applicare fin da subito, come ho già spiegato, sono quelle di rinunciare all’autovettura almeno una volta alla settimana e di iniziare a scegliere auto ibride o elettriche, anche se meno reperibili. Darsi a una forma di trasporto collettivo potrebbe rivelarsi la scelta più importante.

È di notevole importanza anche ristrutturare casa, in modo che diventi quasi passiva. Le abitazioni devono essere coibentate e isolate al meglio e andrebbero ripensate per le rinnovabili. Solo in questo modo potremo contribuire a dimezzare i consumi domestici di energia e aiutare il Pianeta che ci ospita e continuerà a farlo.