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La mappa mondiale dell’innovazione, Italia fra luci e ombre

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Bloomberg ci inserisce fra i 50 Paesi “più high-tech del mondo”, ma nelle ultime posizioni per numero di ricercatori e brevetti depositati

L’innovazione italiana ha fatto progressi, ma la strada è ancora lunga. Secondo l’Innovation index stilato da Bloomberg, che ogni anno indicai i 50 paesi più high-tech del mondo, il Belpaese ha guadagnato due posizioni rispetto all’anno precedente, ma resta comunque in una terra di mezzo: 24esima tra la Malesia e l’Islanda. Siamo gli ultimi, inoltre, tra i Paesi dell’Europa Occidentale.

 

L’INNOVATION INDEX BY BLOOMBERG

La classifica stilata dalla famosa piattaforma finanziaria, nata nel 1981 dalla mente dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, prende in considerazione sette fattori, assegnando a ognuno un punteggio e fornendo una media degli stessi, l’indice finale, appunto. I fattori considerati sono:

1. intensità di ricerca e sviluppo in rapporto al Prodotto interno lordo (Pil);

2. percentuale del settore manifatturiero;

3. la capacità di produzione industriale di prodotti che richiedono un alto livello di ricerca e sviluppo;

4. numero di aziende innovative, cioè la percentuale di aziende che operano in ambiti come aerospaziale, difesa, biotecnologie, software e servizi internet, energie rinnovabili, hardware e software;

5. il livello di studi della forza lavoro, cioè la percentuale di iscrizioni all’università, la percentuale di laureati in materie scientifiche e ingegneria e la percentuale di laureati sul totale della forza lavoro;

6. il numero di ricercatori per ogni milione di abitanti;

7. numero di brevetti per milione di abitanti e per milione di dollari spesi in ricerca e sviluppo.

 

L’ITALIA CHE INNOVA…

Come si capisce dalla mappa dell’innovazione mondiale secondo Bloomberg, l’Italia non si distingue di certo fra le economie “top” per portata innovativa di settori, processi e prodotti. Certo, il fatto stesso di entrare a far parte dei “magnifici 50” è comunque positivo.bloomberg.jpg

Ci sono, comunque, degli aspetti positivi da considerare. Anzitutto, ci posizioniamo dignitosamente – 18esimi su 52 - per numero di aziende innovative, cioè la percentuale di aziende che operano in ambiti ad altissima specializzazione.

Il nostro Paese ha, inoltre, un buon numero di prodotti ad alto livello di ricerca e sviluppo. Nel ranking che prende in considerazione questo aspetto occupiamo la 20esima casella.

 

… E I PUNTI DEBOLI DEL NOSTRO SISTEMA

L’Innovation index stilato da Bloomberg mette in evidenza, però, anche le debolezze di un Paese che conferma una scarsa propensione ad attrarre, o quantomeno a trattenere, chi l’innovazione la porta avanti. Per numero di ricercatori e brevetti depositati, infatti, lo Stivale occupa gli ultimi posti della classifica (rispettivamente 36 e 37). Male anche i servizi. Sotto la voce “efficienza del terziario”, infatti, non andiamo oltre un modestissimo 37esimo posto.

 

INNOVAZIONE A TRAZIONE SCANDINAVA

A capitanare la classifica delle 50 economie innovatrici, per il secondo anno consecutivo, è la Corea del Sud. I coreani primeggiano su tre fattori come: l’intensità di ricerca e sviluppo in rapporto al Pil, la percentuale dedicata al settore manifatturiero e per il numero di brevetti depositati. Medaglia d’argento per la Svezia che, quest’anno, fa scendere la Germania al terzo posto.

La penisola scandinava si è fatta notare nell’Innovation Index 2017. Si posizionano tra i primi quindici Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia occupando rispettivamente: secondo, ottavo, quattordicesimo e quinto posto della classifica.

Sono scesi, rispetto all’anno precedente, i punteggi di alcune delle più grandi potenze economiche. La Russia è quella maggiormente colpita che, scendendo di 14 posizioni, scivola al 26° posto. Il Giappone scivola di tre gradini, occupando la settimana posizione. Stessa sorte, quella toccata agli Stati Uniti, che si vede declassato al nono posto ma continua ad essere il primo paese al mondo con più aziende high-tech. E questo ce lo aspettavamo.