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La casa a impatto zero sospesa nel vuoto

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Ancorata alla roccia a 2.835 metri, è solo uno dei progetti di Stefano Testa e Luca Gentilore, architetti italiani con la passione per la montagna

A circa 2835 metri di altezza, in località Courmayeur, sorge il Bivacco Gervasutti, apparentemente in bilico su un vertiginoso sperone di roccia. Si tratta di un piccolo rifugio per alpinisti, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico e realizzato con tecniche e materiali a impatto zero. È il frutto dell’ingegno tutto italiano della LEAPFactory, azienda italiana fondata da due architetti, Stefano Testa e Luca Gentilcore, uniti dal comune amore per la montagna.

 

COME NASCE L’ESPERIENZA DELLA LEAPFACTORY?

I due soci fondatori di LEAPFactory, quando non sono chini sui propri progetti, si dedicano con passione agli sport alpini. In particolare Stefano è istruttore federale di arrampicata, mentre Luca è un maestro esperto di sci. “Nel 2012 - racconta Stefano Testa - il CAI di Torino ci commissionò la ricostruzione del Bivacco Gervasutti, costruito per la prima volta nel 1949 e rifatto integralmente nel 1961. La nostra LEAPFactory nacque proprio in questa occasione. Io e il mio socio ideammo un progetto che rappresentò davvero un balzo in avanti tecnologico, sia dal punto dei materiali sia della tecnica costruttiva”.

 

“IN BILICO” SULLA MONTAGNA, MA CONNESSO A INTERNET

Il Bivacco Gervasutti è stato realizzato interamente a valle con una struttura modulare in cinque blocchi, trasportati uno per uno in elicottero e assemblati in loco in pochissimo tempo. La struttura è composta da pannelli multistrato (i cosiddetti sandwich) che garantiscono isolamento termico e grande resistenza alle estreme condizioni climatiche d’alta quota. Il bivacco è autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie alla produzione garantita dai pannelli solari, ed è addirittura connesso alla rete grazie al wifi satellitare.

“La nostra soluzione – spiega  Testa - si è dimostrata vantaggiosa sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista ambientale, visto che la struttura non necessita di fondamenta in calcestruzzo ed è ancorata alla roccia con semplici chiodi d’acciaio. Se oggi ci chiedessero di smantellarla noi, semplicemente, ce la porteremmo via”.

 

UNA POSIZIONE DA BRIVIDI

“In effetti – sorride l’architetto alpinista – può sembrare un azzardo aver posizionato la nostra struttura su quel piccolo pezzo di roccia, lasciandone metà direttamente sospesa nel vuoto. In realtà quello è il punto più sicuro. Nostri studi accurati hanno rivelato infatti che in primavera lo scioglimento delle nevi tendeva a portarsi via le costruzioni precedenti, realizzate su spazi appartenente più stabili. Ora invece neve e ghiaccio scivolano lateralmente allo sperone e il nostro Bivacco resta al sicuro”.

 

IL MODELLO IKEA APPLICATO ALLE CASE SOSTENIBILI

L’esperienza del Bivacco è stata per Stefano e Luca solo l’inizio di una profonda riflessione sulle tecniche costrittive moderne. Le Alpi hanno costituito un laboratorio d’eccezione per la realizzazione di strutture a impatto zero. “Realizzare moduli abitativi ad alta quota – racconta Stefano - ci ha consentito di sperimentare soluzioni e tecnologie innovative. Abbiamo per esempio ideato un nuovo sistema di filtraggio delle acque reflue, dato che i sistemi attuali non funzionano oltre i 2000 metri. Ma è in particolare l’idea di una tecnica costruttiva modulare che ci ha aperto le porte del futuro”.

Un altro esempio del percorso di LEAPFactory è la nuova sede della Scuola Sci e Snowboard Courmayeur, inaugurata nel 2015. Si tratta di una struttura di 60 metri quadri, installata alle pendici del Monte Bianco in appena dieci giorni. “Gli elementi strutturali, completamente riciclabili, sono stati trasportati sul posto e assemblati a secco, per cui l’edificio non ha alcun impatto sull’ambiente ed è smantellabile in qualsiasi momento – prosegue l’architetto -. Allo stesso tempo mantiene un grado elevato di abitabilità e di comfort. Il nostro obiettivo finale è proprio questo: realizzare un prototipo di edificio modulare personalizzabile, i cui elementi vengono realizzati in fabbrica e trasportati e assemblati dove serve. Un po’ come si fa già con i mobili di Ikea”.

 

OBIETTIVO: SBARCO IN CITTÀ

Per chi fosse interessato alle soluzioni sostenibili di  LEAPFactory, potrà vedere un’anteprima dei nuovi progetti in primavera. “Saremo impegnati in un piccolo tour prima a Torino e poi in Val d’Aosta – conclude Stefano -. I nostri moduli saranno pensati inizialmente per strutture temporanee, piccole baite immerse nella natura, ma il fine ultimo è quello di creare soluzioni abitative permanenti, anche in ambito cittadino”.

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