Sorgenia
cerca
Accedi accedi

L'esperienza del museo nell'epoca della sua digitalizzazione

  1. Home
  2. Life
  3. L'esperienza del museo nell'epoca della sua digitalizzazione

App, smart museum e mostre experience. Cosa rimane dell’aspetto tradizionale delle opere esposte e l’arte può continuare a stupire anche senza supporto digitale?

Nel 1935, il filosofo tedesco Walter Benjiamin illumina il rapporto tra uomo e opera d’arte con il suo saggio fondamentale “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. In quell’opera Benjiamin chiarisce come la riproducibilità tecnica, all’epoca fotografie e riprese video, possa far perdere l’autenticità dell’opera d’arte, a causa del consumo di massa.

Oggi, quella stessa riproducibilità si è evoluta grazie alle possibilità infinite del digitale e le persone sono colpite da una miriade di stimoli che arrivano dai dispositivi tecnologici.

In questa nuova dimensione, anche i musei ridefiniscono la propria funzione. La “Casa delle Muse”, come comunemente veniva definito il museo nell’antica Grecia, conserva in sé opere che raccontano la storia dell’uomo, la sua fantasia e il suo genio. 

Il museo ha subìto un’evoluzione incredibile di accessibilità e inclusione, trasformandosi sempre più in uno spazio interattivo nel quale i visitatori vivono un’esperienza istruttiva e insieme ludica. Non solo contemplazione del bello, potremo dire, ma partecipazione al bello. 

Con l’avvento dell’esperienza multisensoriale, il museo è diventato uno spazio in cui la cultura si apre a tutti. Ma con alcuni rischi.

 museo_digitale_mostra_experience_sorgenia.jpg

 

SMART MUSEUM O MUSEO TRADIZIONALE?

Quando si accede a uno spazio espositivo, cosa accade ai visitatori? Cosa rende la fruizione dell’arte un momento speciale? A queste domande rispondiamo soffermandoci su un nuovo concetto, quello dello Smart Museum, il museo intelligente, dove una serie di dispositivi mettono in campo una mediazione alternativa a quella tradizionale, tra opera, artista e fruitore.

I visitatori vengono ingaggiati dall’arte attraverso l’uso di tecnologie che amplificano i loro sensi durante la permanenza all’interno del museo.

Touchscreen, video multisensoriali, riproduzioni in 3D. È stato avviato un processo di trasformazione a passo con i tempi. Si pensi al Museo di Belle Arti di Budapest, dove è stato presentato un touchscreen da record, lungo 15 metri, grazie al quale i visitatori possono ammirare fino a 300 opere tra dipinti, sculture e altri pezzi della collezione. Un altro esempio è l’Unseen Art, nata da un'idea lodevole del designer Marc Dillon che, attraverso una campagna di raccolta fondi, ha riprodotto grandi opere realizzate con le stampanti 3D per avvicinare i non vedenti all’arte.

L’ambiente diventa interattivo e multidimensionale. La mostra si trasforma in un’occasione in cui i visitatori confluiscono nell’arte in modo diverso e personalizzato, entrano nell’opera senza rimanere esterni a essa.

Arrivano in aiuto le App, strumenti addizionali sviluppati per dare informazioni ulteriori, con contenuti e suggerimenti che vanno oltre la mera didascalia dell’opera che si osserva.  Ad esempio, il Getty Museum di Los Angeles o il Metropolitan di New York, caricano online le immagini delle opere.

L’approccio e il modo di intendere il museo sono cambiati e la fruizione dell'arte è diventata sempre più una sintesi tra esperienza fisica e digitale.

 

 

MOSTRA EXPERIENCE O FRUIZIONE ANALOGICA?

L’utilizzo di tecnologie all’interno del museo è un modo per avvicinare e coinvolgere un pubblico più ampio e diversificato, soprattutto più giovane, motivato dall’aspetto di entertainment. Si pensi al trend del momento: la mostra experience.

La mostra experience è una rappresentazione multisensoriale dell’artista e delle sue opere, permette ai visitatori di viverle in prima persona. È lontana dai canoni tradizionali delle mostre, ma è coinvolgente e non trascura l’edutainment, finalizzato ad educare divertendosi. 

Sembra che l’arte in sé si svesta della materia e della forma: il museo fisico scompare e al suo posto subentra uno spazio diverso in cui il visitatore intraprende un percorso immersivo e multimediale che gli fa vivere un’esperienza totalizzante e unica nel suo genere. Un’esperienza inedita in cui la relazione con l’opera d’arte non è prevedibile e soprattutto non coinvolge solo lo sguardo. Alcuni artisti sono già stati protagonisti di questo genere di mostra: Klimt, Caravaggio, Chagall, Van Gogh e Monet. 

Molti rimangono sorpresi ed entusiasti, altri criticano questa spettacolarizzazione dell’arte. Insomma, sorgono alcune domande. Un’immagine trasmessa su uno schermo, per quanto l’effetto scenico sia incredibilmente affascinante e speciale, può far comprendere l’opera dell’artista? 

Ora, se da un lato l’introduzione delle tecnologie di fruizione dell’arte rende la mostra più interessante e coinvolgente, ci potrebbe essere il rischio che proprio la stessa innovazione introdotta possa distrarre i visitatori, che spesso si concentrano ancora su una fruizione analogica dell’arte.

 

 

CHE SIA DIGITALE O TRADIZIONALE, L’IMPORTANTE È L’ESSENZA DELL’ARTE 

È difficile prendere posizione e dire se sia giusto o sbagliato l’uso di nuove tecnologie all’interno dei musei. Ciò che non bisogna però sottovalutare è la sensazione che il visitatore prova.

Qui risiede anche l’essenza dell’arte. Se, nell’atto dell’osservazione dell’opera ‒ che sia una statua in marmo, un dipinto o una tavola multimediale ‒ il fruitore sente, anche in minima parte, ciò che voleva trasmettere l’artista, allora si coglie ugualmente il messaggio dell’opera.

Non si può arrestare la strada della digitalizzazione, anzi. È un fattore che incide positivamente sull’aspetto sia educativo che di coinvolgimento dei visitatori. Non solo gli esperti, infatti, apprezzano l’arte. È giusto che i musei accolgano pubblici eterogenei, con competenze e conoscenze differenti. Tuttavia, non bisogna trascurare l’arte tradizionale che da sempre viene apprezzata. 

Se da un lato l’aura ‒ su cui Walter Benjamin ha riflettuto ‒ è venuta meno con la riproducibilità tecnica, dall’altro quella parvenza di autenticità non deve sfuggire completamente.