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Innovazione, benefici e rischi: a che punto è l'Italia?

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Attacchi informatici, violazione della privacy, crisi delle risorse: innovare ha anche un lato oscuro, come spiegato nel Global Risk Report 2015.

Cosa significa innovare oggi? In un mercato globalizzato e competitivo come quello attuale l'innovazione diventa la condizione base per l'esistenza stessa di un'impresa in settori come la tecnologia, le comunicazioni, l'industria meccanica o tessile, fino a coinvolgere comparti come l'alimentare. E se l'innovazione avesse anche una “parte oscura” fatta di rischi e potenziali pericoli a livello globale? È il quadro profilato dal World Economic Forum nel Global Risk Report 2015, uno studio nel quale vengono identificati e analizzati i macrofenomeni che a livello globale stanno modificando la nostra società, con un focus sui rischi ad essi legati.

 

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Dai conflitti fra Stati alla crisi delle risorse idriche, dalla diffusione di malattie infettive alle armi di distruzione di massa, fino agli attacchi informatici e alla violazione della privacy, il filo rosso che accomuna e regola gli sviluppi di questi fenomeni è l'innovazione, soprattutto in campo di comunicazione e digitale. Società più interconnesse significano anche rischi più condivisi? Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum, durante la presentazione del report ha affermato che: “le nuove tecnologie non porteranno frutti se non si trova un accordo sui meccanismi di regolazione a livello nazionale e internazionale.”

Pensiamo ad un settore in crescita, ubiquo e pervasivo come l'Internet of Things: quali rischi comporta? Solo negli USA si calcola che gli attacchi informatici costino 100 miliardi di dollari l'anno tra governo e privati. Il problema cresce di rilevanza quando in pericolo ci sono informazioni personali, sempre più gestite da organizzazioni e multinazionali e soprattutto quando questi dati sono interconnessi per garantire un migliore funzionamento di modelli di business che si vanno consolidando. “La comprensione condivisa delle opportunità e necessaria come base per la collaborazione multistakeholder – ha continuato Schwab - che ha visto un riconoscimento crescente come modo più efficace di affrontare rischi globali e costruire resilienza per contrastarli”.

Per approfondire: Internet of Thing entro il 2019 sarà il mercato più grande al mondo

 

 

LA RISPOSTA E' RESILIENZA

 

Resilienza è stata una parola chiave utilizzata più volte nella costruzione di strategie per appianare questi rischi. L'ultimo Rapporto sullo Sviluppo Umano dell'Onu affronta il tema della costruzione di politiche resilienti per sostenere il progresso; la stessa Margareta Wahlstrom, rappresentante speciale della Segreteria Generale Onu per Disaster Risk Reduction ha scritto “la resilienza potrà diventare il segno caratteristico del 2015, ponendo le basi per ulteriori accordi nel corso dell'anno sui cambiamenti climatici e sullo sviluppo sostenibile”. Il termine, preso in prestito dalla tecnologia dei materiali, indica la capacità di un sistema di tornare al suo stato iniziale in seguito a urti e perturbazioni.

 

IN EUROPA L'INNOVAZIONE RALLENTA

 

E le imprese italiane come colgono le sfide e le criticità che l'innovazione comporta? Stando al rapporto Eurostat sulle imprese europee nel biennio 2010-2012, il tasso di innovazione è diminuito o rallentato rispetti agli scorsi anni. Solo il 48,9% delle aziende con almeno 10 dipendenti ha portato avanti progetti, campagne marketing o modelli organizzativi innovativi, mentre tra il 2008 e il 2010 la percentuale arrivava al 52,8%. L'Italia comunque ha mantenuto stabile la sua percentuale di innovazione sul 56%, mentre la Germania è scesa dal 79,3% al 66,9%.

I dati vanno letti alla luce di alcuni aspetti: l'assenza delle aziende con meno di 10 dipendenti nel campione preso in considerazione (molte startup che fanno innovazione sono tra queste), il fatto che il calo rispetto agli anni precedenti è quasi fisiologico, tenendo conto dell'aggravarsi della crisi, ma soprattutto il fattore innovativo viene considerato nella sua totalità senza considerare settori e specificità diverse.