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Imprese sostenibili, l’Ue punta sulla bio-plastiche

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Derivate da materiale organico, permettono di diminuire la Co2 e l’impatto ambientale delle industrie. Bruxelles lancia progetto “Plastice” per incentivarne l’utilizzo in tutta la filiera

Aumentare la competitività delle imprese diminuendo l’impatto sull’ambiente attraverso l’uso di materiali sostenibili, come le cosiddette bio-plastiche. È questo l’obiettivo di “Plastice”, il progetto lanciato dalla Commissione europea, per promuovere nei Paesi partecipanti l’utilizzo di questi materiali eco-friendly nel settore dell’imballaggio, nel tessile, in agricoltura e in ambito medicale, ampliando al massimo la diffusione di polimeri di origine naturale nell’industria che produce e utilizza plastiche e stimolare lo scambio di esperienze tra ricerca e impresa.

 

Si tratta di un tipo di plastica diversa da quella tradizionale, derivante dalla raffinazione del petrolio. In questo caso la materia prima è data da una risorsa rinnovabile, come ad esempio l’amido, che la rende, a seconda della bio-raffinazione, degradabile o compostabile. In questo modo verrebbero risolti molti problemi legati all’eccessiva presenza di Co2 nell’atmosfera, perché il ciclo di carbonio viene chiuso in maniera positiva, oltre ad avere un impatto minimo sull’ambiente circostante. La plastica biodegradabile, infatti, viene riconosciuta come alimento dai microorganismi e metabolizzata in composti come anidride carbonica, acqua e biomasse.

 

“Ad oggi lo stato della ricerca e della conoscenza scientifica – spiega a Energie Sensibili Daniela Sani, Project Manager di Aster (uno dei partner italiani del progetto) e di “Plastice” per l’Italia – ha dimostrato che le prestazioni delle bio-plastiche sono diventate confrontabili con quelle delle plastiche cosiddette tradizionali e quindi perfettamente utilizzabili  nella filiera produttiva, fin dalla sua origine, attraverso la creazione di componenti base identici a quelli comunemente utilizzati”. Ma non è tutto oro quel che luccica: si tratta di materia prima ancora molto costosa e la cui disponibilità sul mercato rimane limitata, anche perché le tecnologie per raffinare le sostanze organiche sono poco diffuse e comunque da mettere a punto.

 

In questo senso l’Italia può svolgere un ruolo cruciale a livello europeo per la diffusione delle eco-plastiche, dato che, come sottolinea Sani, “l’industria chimica nostrana leader nel Vecchio Continente in quanto a ricerca e innovazione”. Più in generale, tutta l’Europa centrale risulta particolarmente avanzata nel settore della ricerca dei materiali biodegradabili e può mirare alla leadership mondiale nella produzione e commercializzazione.

Tutte le informazioni sulle bio-plastiche, sulle certificazioni necessarie e sui servizi di consulenza, rivolta non solo alle aziende ma anche ai privati cittadini, sono ora disponibili su un sito internet dedicato al progetto, in cui recuperare notizie raccolte in rete e messe a disposizione dai partner di “Plastice”, con temi di discussione e l’indicazione delle best practice, e che funziona come marketplace per stimolare l’interazione tra domanda e offerta per lo sviluppo di filiere innovative e ampliare il dibattito sul tema.