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Il Rinoceronte, a rischio per un pugno di cheratina

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Per il suo corno, oggi ne viene abbattuto un esemplare ogni 7 ore. Per scongiurarne l’estinzione, WWF e INTERPOL uniscono le forze

Il rinoceronte è comparso per la prima volta sul nostro pianeta oltre 40milioni di anni fa e contava circa 30 specie sparse per tutto il mondo. Oggi le specie rimaste sono cinque, due africane (rinoceronte bianco e rinoceronte nero) e tre asiatiche (rinoceronte Indiano, rinoceronte di Giava, rinoceronte di Sumatra). Tutte dichiarate a rischio di estinzione dal WWF.

A seconda della specie a cui appartiene, il rinoceronte è caratterizzato dalla presenza sulla testa di uno o due corni che, pur essendo molto robusti non sono di materiale osseo ma di cheratina, la stessa sostanza di cui sono composti peli e capelli per intenderci.

Ed è proprio per impadronirsi di questi corni di rinoceronte, venduti a peso d’oro sui mercati illegali internazionali, che i bracconieri nell’ultimo decennio si sono dati ad un vero e proprio massacro di questi animali.

Si calcola che solo in Sud Africa, dal 2007 al 2016, il bracconaggio al rinoceronte sia aumentato del 9.000%, con una media terrificante di un rinoceronte abbattuto ogni 7 ore.

Per proteggere i rinoceronti dall’estinzione sono state messe in campo diverse iniziative, dalla collaborazione tra le associazioni animaliste con l’INTERPOL, per intercettare i flussi dei mercati illegali, al rafforzamento dei confini delle aree protette, fino all’ extrema ratio della traslocazione di animali, operazione che prevede la sedazione del rinoceronte e il suo trasporto per via aerea in zona top secret, si auspica a prova di bracconieri.

Tale operazione è stata documentata dal celebre fotografo Neil Aldridge, premiato al World Press Photo 2018.