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I ghiacci che soffrono: Patagonia, Alaska e Glacier National Park

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I cambiamenti climatici stanno modificando radicalmente alcuni dei paesaggi più suggestivi della terra. E l’aumento delle temperature insidia gli ecosistemi più freddi: ecco i casi più eclatanti negli Stati Uniti e in Sud America

Tra i cinque luoghi nel mondo che i nati nel 2020 rischiano di non poter vedere perché saranno “rivoluzionati” dai cambiamenti climatici ci sono anche alcuni degli scenari più suggestivi legati al freddo e al ghiaccio. Nell’elenco stilato dal sito statunitense “Mother Nature Network” fuori dall’Italia ne figurano essenzialmente tre: la Patagonia, la Tundra dell’Alaska e il Glacier National Park, in Montana, per motivi diversi, tra i quali i principali sono la contrazione dei ghiacciai e l’arretramento del permafrost,  vale a dire del suolo perennemente ghiacciato. Ma analizziamo gli scenari uno per uno.

LA SITUAZIONE IN PATAGONIA

La contrazione degli oltre 50 ghiacciai che caratterizzano la Patagonia è in atto ormai da più di 50 anni, ed è causata dalla convergenza di due fenomeni:

  1. l’innalzamento delle temperature
  2. la diminuzione delle piogge.

Le conseguenze di questa dinamica non sono negative soltanto dal punto di vista naturalistico, ma anche per la salute del pianeta, visto che la Patagonia è la più grande riserva d’acqua disponibile sul pianeta.

Uno dei segnali dei cambiamenti che si stanno verificando nell’area viene dal ghiacciaio di 12mila kilometri quadrati del Sud della Patagonia, che si è ormai diviso in due e si prevede possa proseguire a frammentarsi. Ad accertarlo è stato alla fine della primavera 2019 un gruppo di scienziati cileni che ha condotto le proprie rilevazioni nel mese di marzo. A guidare la spedizione Gino Casassa, capo della “Snow and Glacier Division” della DGA, l’authority dell’acqua del paese sudamericano. Il report evidenzia come in tutta l’area delle Ande nel Cile meridionale e in Argentina a causa del riscaldamento globale sia caduta meno neve e ciò abbia contribuito a provocare un arretramento dei ghiacciai.
La frattura, spiega Casassa, è dovuta al ritrarsi dei ghiacci, e ha causato la creazione di un ghiacciaio relativamente più piccolo, di circa 208 kilometri quadrati, che si è staccato dal corpo principale, mentre per il futuro è prevedibile che il fenomeno possa ripetersi a catena. A confermarlo c’è anche il fatto che nell’ultimo anno due iceberg si sono staccati dal “Grey Glacier” nel Cile del Sud, all’interno del parco nazionale “Torres del Paine”.

Seleziona la lente di ingrandimento sulla mappa e digita una località che vuoi esplorare, poi clicca di nuovo sulla lente per avviare la ricerca; a questo punto, seleziona dalla barra in basso l'anno e guarda come, ad esempio il Parque Nacional Los Glaciares in Patagonia, sia cambiato negli ultimi 30 anni.

LA TUNDRA DELL’ALASKA

Il cambiamento climatico sta avendo effetti severi su un altro ecosistema unico nel nostro pianeta, la Tundra dell’Alaska, dove il permafrost è arretrato sensibilmente come conseguenza di inverni caratterizzati da temperature sempre meno rigide. Con questo arretramento, scompaiono alcuni tratti di una superficie ghiacciata che era rimasta inalterata negli ultimi 30mila anni.
Il cambiamento in Alaska riguarda sia la flora sia la fauna, ed è in atto da almeno 30 anni, modificando radicalmente l’aspetto dei luoghi. Tra i primi effetti c’è il fatto che la vegetazione dell’area - principalmente arbusti, erbe e piante - sta diventando sempre più alta, come ha verificato uno studio dell’Università di Edimburgo publicato dalla rivista Nature a fine 2018. Se da una parte alcune specie stanno diventando più rigogliose, altre presenti tradizionalmente nelle aree più temperate si stanno espandendo verso la tundra risalendo gradualmente verso Nord.

“Le regioni artiche sono interessanti per la ricerca sul cambiamento climatico - spiega Anne Bjorkman, del Centro per la ricerca sul clima di Francoforte, che ha realizzato lo studio insieme a Isla Myers Smith dell’università di Edimburgo - visto che il permafrost alle latitudini più settentrionali contiene dal 30 al 50% del carbonio mondiale nel terreno. Le piante più basse intrappolano più neve, che isola il suolo sottostante e previene un congelamento veloce in inverno. Ma con l'aumento delle piante più alte potrebbe diventare più veloce il disgelo di questo giacimento di carbonio congelato, e crescere la quantità di gas serra presenti nell'aria".

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CAMBIA IL PANORAMA DEL GLACIER NATIONAL PARK

Tra i panorami che il cambiamento climatico ha già rivoluzionato c’è quello del Glacier National Park, in Montana, negli Stati Uniti. Se soltanto cento anni fa nell’area erano infatti presenti più di 150 ghiacciai, oggi ne rimangono appena 39, per una riduzione vicina all’85% dal 1966. E le previsioni più fosche dicono che i ghiacciai del parco potrebbero sparire del tutto già tra tra dieci anni, nel 2030.

Qualche nota di ottimismo ha però iniziato a diffondersi negli ultimi mesi, grazie a uno studio della Lysander Spooner University, che ha verificato come i due principali ghiacciai del parco, il Grinell e il Jackson, abbiamo leggermente aumentato il proprio volume nell’ultimo decennio grazie a nevicate più intense durante i mesi invernali. Non si tratterebbe però di una vera e propria inversione di tendenza che riguarda tutto il parco, dove rimane pesante il bilancio dei ghiacciai già scomparsi nel corso degli anni.

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Si arriva facilmente a intuire che presto la terra potrebbe presentarsi ai suoi abitanti come un ambiente molto diverso da quello che conosciamo oggi e che i nati nel 2020 potrebbero non avere la fortuna di vedere alcuni di questi luoghi meravigliosi.