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Gestione forestale sostenibile: nasce l’alleanza tra Sorgenia e Rete Clima

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Paolo Viganò, fondatore e carbon manager dell’Ente no profit: “Questa partnership è un esempio di come le aziende possano impegnarsi per il bene comune. Si parte dagli interventi di gestione forestale con finalità antincendio nella piana del Gaver, in provincia di Brescia”

Dare un contributo alla gestione forestale sostenibile nell’ambito delle aree boschive italiane certificate secondo standard PEFC, acronimo che sta per Programme for the Endorsement of Forest Certifcation schemes. È con questo obiettivo che nasce il progetto di collaborazione tra Sorgenia e Rete Clima, ente del terzo settore che promuove azioni di Corporate Social Responsibility e di sostenibilità per le Aziende. In quest’intervista Paolo Viganò, fondatore e Carbon Manager di Rete Clima, spiega in cosa consiste questa iniziativa e quali potranno essere i suoi sviluppi.

Come nasce Rete Clima e a quali valori si ispira?

Siamo nati nel 2011 all’Università di Milano Bicocca. Un gruppo di colleghi che si sono organizzati per dare vita a una realtà che potesse fare da supporto tecnico alle Aziende in materia di sviluppo sostenibile. Un insieme di visioni e passioni messe insieme in una rete di contrasto al climate change. Lavoriamo a 360 gradi su molti ambiti della sostenibilità, ma accompagnare le aziende verso la decarbonizzazione per il contrasto dei cambiamenti climatici è nel nostro Dna: fotografiamo l’impronta di carbonio delle organizzazioni e le aiutiamo a gestirla. Un punto importante di questa filiera sono le attività forestali, al centro di progetti specifici come quelli che stiamo realizzando con Sorgenia. In questo caso la CO2 è un tema sempre presente, che ci accompagna nei progetti di valorizzazione e tutela delle foreste nazionali.

Quanto è importante proteggere le foreste sul territorio italiano?

Una fatto che viene spesso trascurato è che l’Italia è un “Paese forestale”, in cui poco meno del 40% del territorio è occupato da boschi e foreste. In parte si tratta di foreste che sono di scarso valore forestale ed ecosistemico, che non sono gestite, o che magari sono nate dall’abbandono di aree montane e collinari un tempo utilizzate dall’uomo. Si tratta di aree che possono anche essere vicine a strutture e infrastrutture umane, che avanzano dopo l’intervento dell’uomo: la “ricolonizzazione” è spesso frutto di un precedente utilizzo del suolo. Il fatto che le foreste abbiano bisogno di essere gestite, quindi, non è un vezzo, ma ha un senso preciso per il miglioramento degli ecosistemi forestali e per garantire che questi possano offrire i propri benefici all’uomo.

Cosa vuol dire per un’azienda impegnarsi nella tutela delle foreste?

Il punto di partenza è che se le aziende vogliono impegnarsi per un bene comune, le foreste possono essere considerate a tutti gli effetti un ottimo “laboratorio”. Possono contribuire nella prevenzione dei dissesti di versante, nella regolazione del ciclo dell’acqua, nella promozione della tutela e della conservazione della biodiversità, soltanto per fare qualche esempio. Aggiungerei anche che sul nostro territorio ci sono molte foreste che hanno bisogno di un incentivo aggiuntivo a quello statale. Noi abbiamo scelto di lavorare su foreste certificate PEFC, lo standard che copre più del 90% delle foreste certificate nel nostro Paese, e che sono soggette a piani di gestione: un ente di certificazione ogni anno interviene per verificarne l’attuazione. Vuol dire che si lavora in un contesto dove c’è un controllo e un piano di gestione, e gli interventi riescono a essere messi a frutto meglio, inseriti in un contesto dove c’è già una piano preciso.

In cosa consiste l’impegno di Sorgenia in questo contesto?

Si tratta essenzialmente di promuovere e contribuire alla gestione sostenibile delle foreste nazionali. I progetti forestali in questo momento sono due e nascono da una stretta collaborazione tra Rete Clima, PEFC Italia ed il Consorzio forestale del Pizzo Badile: il primo riguarda un intervento per la prevenzione degli incendi nella piana del Gaver nel Comune di Breno, in provincia di Brescia, un’area turistica dove c’è un elevato rischio incendi (anche in relazione alla fruizione turistica). In quest’area sono previsti la pulizia del bosco, la rimozione dei rami secchi in prossimità del suolo e delle parti più basse delle piante, il diradamento selettivo. Così le piante a crescita scarsa e difficoltosa che tolgono luce, nutrienti e spazio alle altre vengono rimosse per lasciare spazio alle altre, che possono sviluppare un accrescimento migliore. Si tratta di interventi di gestione attiva per il miglioramento delle foreste e la riduzione del rischio di incendi. In questo caso il programma è di chiudere gli interventi entro agosto.

E il secondo intervento?

In questo caso ci spostiamo verso il passo Crocedomini, sempre presso il Consorzio forestale Pizzo Badile, con l’obiettivo del miglior accrescimento della foresta. Prevediamo una serie di interventi legati al controllo selettivo, con il diradamento nei confronti delle specie che ostacolano la crescita degli elementi più sviluppati. Parliamo principalmente delle cosiddette peccete, formazioni forestali caratterizzate dalla presenza prevalente di abete rosso.

E poi saranno possibili una serie di altre attività anche guardano al futuro, dal momento che Sorgenia ha fissato per i prossimi anni la tutela forestale come uno dei suoi macro-obiettivi per le politiche di sostenibilità ambientale. La cosa interessante è che le foreste sono ovunque, in montagna, collina, pianura e città. Se un’azienda vuole promuovere la tutela forestale, le sinergie possibili sono molte e si può arrivare anche ad ambiti di collaborazione che valorizzino la parte legata alla fruizione di queste aree.

Qual è oggi il livello di sensibilità delle aziende verso questi temi?

La sensibilità sta senza dubbio crescendo. Del nostro punto di osservazione abbiamo richieste di informazioni e nuovi contatti con aziende di ogni dimensione, di ogni settore produttivo e a ogni livello del loro percorso di sostenibilità. Fortunatamente oggi i temi della CO2 sono molto attenzionati, e a noi interessa che a questa sorta di “moda” possa corrispondere un’attenzione per il fare. Questo approccio aiuta a trovare soluzioni. Nel 2021 Rete Clima festeggia il proprio decennale, e in questo periodo abbiamo visto tanti cambiamenti: quando siamo partiti ci sentivamo dei Don Chisciotte, ma con il passare del tempo siamo diventati partner strategici per tante aziende. Oggi c’è un forte interesse per l’ambiente, e tra i mille temi ambientali il clima è più al centro degli altri, anche perché è sfidante e urgente: gli effetti - se non si farà abbastanza - potrebbero essere irreversibili, in un contesto in cui dobbiamo avere ben chiaro di essere già in ritardo di almeno 20 anni.

Quanto conta l’impegno delle aziende in questo settore?

Possiamo dire che questo genere di impegno parta dalle persone per poi arrivare alle aziende e ai governi. Ma è vero anche il percorso in senso opposto: può partire dalle aziende e dalle istituzioni per arrivare alle persone. Le imprese hanno un ruolo importante, ad esempio, nella sensibilizzazione dei loro stakeholder. Una scelta sostenibile genera un’eco, un effetto diffusione importante. Oggi abbiamo cittadini più sensibili rispetto a ieri, almeno su alcuni macrotemi, perché hanno percepito sulla propria pelle i rischi che si corrono a causa del riscaldamento globale. La consapevolezza nasce dall’evidenza delle mutazioni climatiche e del territorio rispetto al passato. Così tra cittadini e aziende si sta innescando un circolo virtuoso che permette azioni sempre più concrete a difesa dell’ambiente.