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Energia, il decreto che taglia del 10% le bollette di pmi e famiglie

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Il pacchetto di misure per rilanciare la competitività prevede un recupero di 1,5 miliardi di euro e altri 1,5 miliardi di incentivi fiscali

Oltre un miliardo di risparmio sulle bollette di pmi e famiglie. Il decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri venerdì 13 giugno introduce una serie di misure per abbassare i costi dell’energia e aumentare la competitività delle imprese in Italia. Tra i provvedimenti introdotti c’è lo stop agli incentivi alle fonti rinnovabili, in particolare al fotovoltaico, e alle fonti fossili, che dovrebbero abbassare del 10% le bollette energetiche delle aziende e delle famiglie.

 

IL MINISTRO GUIDI: "UNA MISURA CHE AIUTERA' LE PMI"

Le misure del decreto “tagliabollette”, come è stato ribattezzato il provvedimento, interessano soprattutto le pmi e le piccole attività, perché i beneficiari sono i soggetti collegati in media tensione e in bassa tensione con potenza impegnata sopra i 16,5 chilowattora (per il 70% imprese, per il 30% famiglie). “Le piccole e medie imprese – ha commentato il Ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi nella conferenza di presentazione del decreto legge – sono quelle che hanno sopportato il costo maggiore dell’energia elettrica. Questa manovra è improntata a criteri di equità e di contrasto alla sperequazione che era presente nel sistema”.

Nell’immediato il risparmio dovrebbe essere di circa 800 mila euro. Una cifra che, con successivi provvedimenti, potrebbe anche raddoppiare fino a raggiungere 1,5 miliardi. La copertura finanziaria sarà ottenuta dalla riduzione di alcuni oneri di sistema, dal taglio degli incentivi al fotovoltaico e alle fonti fossili. Previsti anche 1,5 miliardi di incentivi fiscali per investimenti produttivi e capitalizzazione d’azienda e, nell’ottica della semplificazione burocratica, un modello unico per le comunicazioni al Gestore dei servizi elettrici.

 

ASSORINNOVABILI CHIEDE DI RIVEDERE IL PROVVEDIMENTO 

Assorinnovabili, tramite il suo presidente Agostino Re Rebaudengo, ha parlato di una legge incostituzionale. Rebaudengo si è anche rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, chiedendo che il Governo riesamini il provvedimento  per evitare “la condanna di un settore che non solo sta producendo ricchezza in termini di PIL e occupazione, ma garantisce anche all’Italia un futuro più pulito, sostenibile e energeticamente indipendente”.

 

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