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Dall’Expo: “L’impresa agricola è sempre più giovane”

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La Cia presenta i dati del Censis: aumentano gli imprenditori under 35 del settore. Secondo il presidente Scanavino in cinque anni verranno creati 100mila posti di lavoro

L’86% degli italiani consiglierebbe al proprio figlio di diventare agricoltore. Un consiglio questo che sembra trovare “terreno fertile” nelle intenzioni dei giovani, visto che dal 2010 il settore ha registra un costante aumento di imprenditori under 35. Nell'agroalimentare, quasi una impresa su cinque è stata creata da un giovane; in agricoltura, invece, una su sette.

I dati provengono da uno studio del Censis, realizzato in collaborazione con la Confederazione italiana agricoltori (Cia) e  presentato all’Expo di Milano durante un convengo dal titolo significativo: "Giovani: il vivaio da coltivare per far crescere il Paese”.

 

L’AGRICOLTURA COME LEVA PER USCIRE DALLA CRISI

“Il settore primario – ha spiegato in apertura dell’evento il presidente della Cia Dino Scanavino - potrà avere un ruolo da protagonista nella crescita del Paese se ci sarà una forte integrazione di filiera e una visione dell'agricoltura come motore della ricerca tecnologica, del turismo e della tutela e valorizzazione del nostro patrimonio naturale”.

Le parole di Scanavino sembrano trovare conferma in un altro dato del Censis, che rivela come una buona parte di italiani (il 39,7%), specialmente quelli del Centro (44,5%), è convinta che il Paese potrà superare l’attuale crisi proprio grazie ai settori dell’agricoltura e dell’agroalimentare.

“Saremo in grado creare – aggiunge a questo proposito il presidente Cia - oltre 100.000 posti di lavoro in cinque anni".

 

LO SVILUPPO DI COMPETENZE E PROFESSIONALITÀ

Il ruolo di traino economico del settore agricolo dipenderà soprattutto dall’innalzamento delle professionalità degli imprenditori e dalla loro capacità di utilizzo delle nuove tecnologie. E in questo le nuove leve danno fin da oggi un importante contributo. Se tra gli agricoltori con più di 40 anni, infatti, la maggioranza ha al massimo la licenza elementare, tra i 25-39enni il 45,3% è in possesso di un diploma di scuola superiore e l'11,2% ha una laurea, mentre nella fascia sotto i 25 anni il 65,3% è diplomato e il 5,2% laureato.

Si tratta di una tendenza che si sta consolidando, considerato il costante aumento di chi oggi sceglie percorsi formativi rivolti al settore agroalimentare. Fra il 2009 e il 2013, infatti, l’università italiana ha registrato il 43,1% in più di iscritti in scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali, cui si aggiunge un più 22,9% in scienze e tecnologie alimentari e un +18,6% inscienze e tecnologie agrarie e forestali.

Oltre un quarto dei giovani segue coltivazioni biologiche e quasi tutte le imprese under 35 seguono protocolli di ricerca e risultano fortemente innovative anche grazie all'alta qualificazione degli imprenditori.

 

I RITARDI DEL SETTORE

Se è vero che l'Italia agricola, nel 2013, ha registrato un valore aggiunto superiore ai 30 miliardi di euro, con quasi un milione di occupati, i volumi di esportazione la collocano solo al sesto posto nel panorama europeo, dopo Paesi Bassi, Germania, Francia, Spagna e Belgio. Per migliorare questa performance, secondo le valutazioni della Cia, servirà un’integrazione forte tra tutte le filiere produttive, la capacità di investire nel know how e, naturalmente, credere nei giovani.

 

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