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Così digitale e web possono rilanciare l’industria del film

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Idee a confronto nella Conferenza internazionale sull’audiovisivo al Festival del Film di Roma: il peso degli Usa è forte, ma il mercato italiano è in ripresa

L’industria del cinema e della televisione parla sempre più americano. A dirlo sono i dati dell’ultimo report dell’Obs, l’Osservatorio europeo sull’audiovisivo: tra il 2009 e il 2013 la quota europea sul mercato globale si è ridotta di quasi il 5% (dal 17,1% al 12,5%), mentre i gruppi nati negli Stati Uniti sono cresciuti dal 57,7% al 66,4%.

Il quadro è stato presentato a Roma durante la Conferenza internazionale “Audiovisual market and regulation”, organizzata all’Auditorium nell’ambito del Festival Internazionale del Film. Obiettivo dell’incontro, a cui hanno partecipato influencer di 25 Paesi diversi, è stato quello di avviare il dibattito su vari temi: dalla normativa alle tecnologie, fino al ruolo di nuovi player come Amazon, Netflix, Youtube, Apple.

In Italia il settore audiovisivo dà lavoro a oltre seimila aziende, secondo dati del Ministero dei Beni culturali aggiornati al 2014. Negli ultimi anni, nel nostro Paese come in tutta Europa, la tecnologia ha cambiato notevolmente la fisionomia del settore: si è consolidato il ruolo degli operatori TLC nella distribuzione dei servizi audiovisivi, è aumentato il numero di piattaforme IPTV su reti DSL e di piattaforme satellitari, mentre si è ridotta la quota di operatori della pay-TV.

Il peso dei gruppi stranieri, in particolare americani, rimane fondamentale anche per il nostro mercato interno: dall’analisi dei palinsesti condotta dall’Obs è emerso che negli Usa appena l’8,2% della programmazione riguarda prodotti europei, mentre ben il 52% di quello che vediamo nelle nostre tv è prodotto Oltreoceano; la percentuale sale al 59% per i servizi in video on demand.

Nonostante questi squilibri, il 2013 si è confermata un’annata eccezionale per il cinema italiano: "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino ha vinto l'Oscar come miglior film straniero, e la quota degli incassi registrati dalle pellicole made in Italy si è attestata al 30% del totale (era al 25% nel 2012), grazie soprattutto al record di “Sole a catinelle”, firmato dal comico Checco Zalone, che ha portato 8 milioni di spettatori in sala in appena tre mesi e quasi 52 milioni di euro di incassi.

“La tendenza nel settore oggi è quella che non vale la pena di pagare per vedere una pellicola, la pensano così soprattutto i giovani”, ha sottolineato durante la Conferenza Michael Gubbins di Sampomedia. “La tecnologia ha reso più facile girare un film, tutti possono farlo con una telecamera – ha concluso Maria Ferreras di Youtube – Ma bisogna pensare allo spettatore finale: bisogna catturare la sua attenzione e il suo tempo, che è poco. Per questo è opportuno creare una community intorno al progetto del film, una base di fan che sia legata a tutta l’esperienza e non solo al prodotto finale”.

 

Federica Ionta

 

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