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Conoscere con gusto, la storia del progetto MaestraNatura

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Nata dall’idea di una mamma, Annamaria Gimigliano, il programma di educazione alimentare è stato reso possibile grazie alla creazione di una startup e al crowdfunding. “Studiare divertendosi è possibile”

Sensibilizzare i più piccoli sull’importanza di una sana alimentazione e insegnargli la fisica e la chimica a scuola proprio attraverso il cibo. Dallo scorso ottobre sono più di 180 le classi, tra istituti elementari e medie, a sperimentare MaestraNatura, il programma di educazione alimentare in cui l’apprendimento passivo è bandito e si impara facendo lievitare torte gustose o vedendo crescere un piccolo seme. Così studiare diventa più divertente utilizzando le uova, la farina, lo zucchero, il sale e persino il caramello.

Il progetto è nato dall’idea di una mamma con la passione (e il lavoro) dell’organizzazione aziendale, che ha scoperto quanto sia facile far appassionare i bambini allo studio delle scienze cucinando e osservando le trasformazioni che gli alimenti subiscono prima di finire in padella e sulla nostra tavola. “E’ stata una iniziativa spontanea – ha raccontato ad Energie Sensibili Annamaria Gimigliano – avendo sperimentato questa materia di didattica scientifica. Nel 2012 proposi il progetto all'Istituto Superiore di Sanità e da allora MaestraNatura è un vero e proprio progetto di ricerca per capire come insegnare ai bambini a mangiare più sano". 

Da allora, questa idea è diventata nel luglio del 2013 una startup: quando si è deciso di lanciare finalmente il progetto nelle scuole è stata creata l’omonima società editoriale, finanziata da un business angel. “Lo scorso ottobre abbiamo cominciato a portare la nostra sperimentazione in 180 scuole romane – ha continuato Annamaria -. Si tratta di un programma completamente gratuito per gli istituti che sono stati di sicuro invogliati ad ospitarci per la nostra capacità di trattare l’argomento della sicurezza alimentare non dall’alto verso il basso, ma partendo direttamente dalla cucina”.

Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie al ricorso al crowdfunding: con i soldi raccolti in rete sono stati finanziati i materiali da utilizzare all’interno delle classi. “I bambini utilizzano sostanze e attrezzi molto semplici, il più pericoloso è probabilmente il frullatore – ha sottolineato la mamma startupper -.In questo modo studiare la chimica e la fisica diventa un'esperienza alla portata di tutti e si comprende che non è una materia astratta ma che sperimentiamo continuamente nelle attività quotidiane”.

Non mancano le soddisfazioni. “La reazione dei bambini al progetto è meravigliosa – ha concluso Gimigliano -. La cosa importante è anche la manualità: in un’epoca profondamente segnata dal digitale, far riscoprire ai più piccoli la bellezza di maneggiare, anche in cucina, le cose è fondamentale. Non ci sono barriere cognitive e lo strumento è accessibile a chiunque. Non basta studiare sui libri, le idee nuove si trovano in natura e in quello che questa ci offre, perché non ci sono limiti”.

 

@Idart87

 

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