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Con La casa di Sam costruiamo insieme un futuro migliore

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A colloquio con Suor Fulvia Ferrante, che ha fortemente voluto il centro diurno che aiuta i ragazzi della provincia milanese a scoprire la vita e l’integrazione

A marzo 2017 Sorgenia lanciava il progetto “Make it a better place”. Lo scopo dell’azienda era quello di impegnarsi per supportare cinque associazioni solidali del territorio milanese offrendo un sostegno economico. E non solo, perché gli stessi dipendenti hanno scelto di dedicare il loro tempo e la loro energia a una buona causa.

Vogliamo raccontarvi la storia di una di queste associazioni “La casa di Sam”, il centro diurno che accoglie giovani ragazzi delle case popolari della periferia sud di Milano e li aiuta a costruire un futuro possibile, migliore di quello che gli si prospettava.

Ne abbiamo parlato con Suor Fulvia Ferrante, mente e cuore della cooperativa. 

 

 

 

 

Suor Fulvia, come è nata La casa di Sam?

Il nostro centro nasce dal dialogo con un ragazzo, che all’epoca era stato escluso dai rientri pomeridiani perché troppo vivace. Noi l’abbiamo accolto nel nostro dopo scuola. Una volta l’ho sentito chiamare il nostro dopo scuola come la “sua casa”. Quel messaggio che lui inviò attraverso quelle due semplici parole fu immenso: avevamo visto che questi ragazzi avevamo bisogno di un luogo fisico in cui sentirsi a proprio agio e poter vivere la loro giovinezza in compagnia di amici e amiche.  

Ecco, tutto è iniziato nel 2006 con lui, che non è più un ragazzino, e ora ospitiamo numerosi giovani che come lui non avevano grandi possibilità.

 

 

Quanti ragazzi vivono i luoghi della cooperativa?

La nostra casa ora ospita 45 ragazzi che vanno dagli 11 ai 18 anni. Accogliamo a braccia aperte tutti quei ragazzi che per circostanze personali di fragilità hanno bisogno di un domicilio ulteriore alla loro casa. Chi viene qui ha una famiglia che lo accompagna in un percorso, e la casa di Sam è la possibilità di allargare le mura domestiche in modo che i ragazzi possano condividere del tempo insieme, per giocare e imparare.

 

 

Perché il nome La casa di Sam?

Si chiama la casa di Sam, dall’amico di Frodo della trilogia “Il Signore degli anelli”. Gli abbiamo dato questo nome per due motivi. Il primo è che Sam e Frodo hanno la stessa età e questo significa che l’aiuto non viene per forza dall’adulto, ma viene anche dai coetanei e dall’ambiente in cui cresci e ti diverti.

La seconda motivazione è che “La compagnia dell’anello” è una compagnia di “scombinati”, mi passi il termine, che non avrebbero mai scelto di combattere uniti per poter vincere sul male. Allo stesso modo i nostri ragazzi scelgono di stare insieme e di condividere la loro gioventù con persone per cui prima nutrivano dei pregiudizi e di cui non si sarebbero fidati.

 

Cosa si fa nel centro?  

Si condivide il tempo. Loro arrivano, mangiamo insieme e dividono il loro pomeriggio tra momenti di gioco e di studio. Ma non è tutto, perché la casa di Sam scegli di fare anche attività sul territorio.

Organizziamo spesso uscite per visitare il quartiere Corvetto, spesso andiamo alle mostre o a teatro. Insomma, tutto quello che aiuta i ragazzi ad aprirsi ci fa piacere poterlo realizzare.

 

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Quartiere Corvetto, periferia sud di Milano 

E quali sono gli aiuti che arrivano dall’esterno?

L’idea di essere aperti e vicini al nostro territorio è, per l’appunto, anche in entrata. Nel senso che molte persone del quartiere scelgono di entrare a collaborare insegnando ai ragazzi un mestiere, che li aiuterà poi in futuro.

O più semplicemente si offrono volontari per accompagnarli in terapia. Oltre a 6 educatori abbiamo un grande ausilio dai circa 20 volontari e tra loro abbiamo collaboratori elettricisti, estetiste e ingegneri. Il contatto con queste figure è per noi e per i ragazzi fondamentale. Li aiuta i nostri ragazzi ad aprirsi e a conoscere un lavoro che potrà accompagnarli verso il loro futuro.  

 

 

Come è nata la volontà di Sorgenia di inserire La casa di Sam nel progetto Make it a better place?  

Nasce grazie a Mariella, una dipendente di Sorgenia e nostra grande sostenitrice e amica. Lei ha iniziato a fare volontariato fin dal periodo dell’università e continua ancora oggi in maniera costante. Lei e suo marito Davide hanno prima aiutato un ragazzino in difficoltà e più tardi hanno scelto di prenderlo in affido.

Da quando lei ha scoperto di poterci sostenere grazie al progetto non ha esitato a parlarcene. È stata una grande opportunità, non solo per essere sponsorizzati, ma anche di far condividere il tempo dei ragazzi con alcuni dei dipendenti dell’azienda, che hanno scelto di fare volontariato.

Insomma, grazie al progetto di Sorgenia siamo riusciti a realizzare numerose attività sportive e all’aria aperta che hanno contribuito ad aumentare un forte spirito di adesione e inclusione tra i ragazzi e i volontari.

 


Come sono stati usati i fondi offerti da Sorgenia

Con i fondi siamo riusciti a rispondere in maniere mirata ad alcune necessità dei ragazzi. A livello pratico abbiamo permesso ad alcuni di iscriversi alla scuola di calcio, ad altri abbiamo pagato le terapie. Altri fondi li abbiamo sfruttati per regalare ai ragazzi i libri di scuola, senza dei quali non avrebbero potuto studiare. Insomma, un aiuto concreto che ci ha permesso di rispondere ai reali bisogni della nostra “compagnia dell’anello”.