L’idea nata a Londra nel 2014: proporre in affitto gli utensili che si utilizzano sporadicamente e poi finiscono nel dimenticatoio: dal trapano agli elettrodomestici per la cucina
Il principio è quello della biblioteca pubblica: si sceglie un libro da un catalogo, lo si prende in prestito per un periodo e una volta letto lo si restituisce. Ma nel caso della “Library of things” l’idea viene applicata agli oggetti: attrezzi da affittare, utilizzare e riportare in modo che possano poi servire a qualcun altro. Evitando così di acquistare quel trapano, quella tenda da campeggio, quella macchina per i pop-corn che dopo qualche utilizzo sarebbero con ogni probabilità destinati a finire nel dimenticatoio di una cantina o di un ripostiglio.
Condividere questi oggetti all’interno di una comunità, gratuitamente o pagando un prezzo equo per l’affitto, può essere un modo concreto per evitare sprechi e per dare impulso all’economia circolare.
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La storia delle library of things
Il primo esempio di “Tool Library” che ha fatto parlare di sé è quello di Toronto, realtà gemellata con la biblioteca pubblica cittadina: un’attività nata nel 2012 dall’idea di Ryan Dyment e Lawrence Alvarez, con l’obiettivo di prestare a chi ne avesse bisogno strumenti utili, ad esempio, per le riparazioni domestiche, le manutenzioni o il giardinaggio.
Ma presto l’idea ha attraversato l’oceano per approdare a Londra. A promuovere la library of things nella capitale britannica, due anni dopo, sono state tre amiche di West Norwood: Emma Shaw, Rebecca Trevelyan e Sophia Wyatt, che ne hanno fatto un’idea di business circolare. L’idea di base è anche in questo caso di fornire strumenti e attrezzature per la casa, il bricolage, il giardinaggio e l’avventura a prezzi accessibili ed evitando sprechi. Il successo dell’iniziativa è stato la migliore pubblicità possibile per la library of things, dal momento che sulla scia dell’esperienza di Londra nei mesi e negli anni successivi altre attività simili hanno aperto anche in Germania, Olanda, Stati Uniti e in altri centri dell’Inghilterra.
Leila, la “Biblioteca degli oggetti” a Bologna
Nel 2016 è iniziata a Bologna l’avventura di un progetto che è stato a tutti gli effetti il pioniere delle library of things in Italia. Si tratta di Leila, la biblioteca degli oggetti, nata come associazione culturale che puntava ad affermarsi proponendosi come strumento di economia circolare e di prossimità, tutela ambientale e creazione di comunità attraverso la cultura della condivisione.
La caratteristica principale di Leila, che rende questa iniziativa diversa dalle altre, è che mette a disposizione gli oggetti in prestito gratuito, promuovendo in questo modo anche la convenienza del cambiare abitudini quotidiane, mirando al risparmio economico, alla riduzione della propria impronta ecologica, e all’accrescimento del senso di appartenenza alla comunità attraverso la condivisione.
La prima sede e la convenzione con le biblioteche pubbliche
Dopo la prima fase di ideazione del progetto, dal 2019 Leila conta su una sede fisica a Bologna, grazie all’immobile di via Serra ottenuto aggiudicandosi un bando del Comune di Bologna, che è diventato la base per una serie di altre iniziative: dai video del bando “Botteghe-storie artigiane” ai laboratori artigiani, alla collaborazione con Fondazione Innovazione Urbana per co-progettare laboratori di falegnameria per bambini, fino alla convenzione con la fattoria sociale “Il Biricoccolo” per proporsi come punto di distribuzione delle cassette di ortaggi.
Grazie alla collaborazione con il settore Biblioteche del Comune di Bologna, inoltre, Leila ha portato il servizio di condivisione degli oggetti anche all’interno di alcune biblioteche di quartiere, con l’obiettivo, guardando al futuro, di riuscire ad aiutare la nascita di altre library of things in tutta Italia di dare vita a un “movimento di condivisione” sempre più ampio e partecipato.
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