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Allarme clima, l’Onu: entro il 2100 la Terra sarà un Pianeta rosso

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Secondo il rapporto Ipcc presentato oggi a Stoccolma quattro sono gli scenari possibili, nell peggiore spariranno Artide e Antartide. Gli scienziati: “Agire subito”

Le attività umane sono probabilmente la causa dominante del riscaldamento terrestre. Non solo. Entro i prossimi 50 anni i mari si restringeranno, gli uragani diventeranno più devastanti e i ghiacciai si scioglieranno. Gas serra derivante dalle emissioni di industrie e da altre attività antropiche e deforestazione sono i primi imputati per questo quadro tutt’altro che positivo. Il giorno x è arrivato: a Stoccolma è stato presentato il quinto rapporto dell’Ipcc, la task force intergovernativa dei climatologi delle Nazioni Unite, che rispetto al precedente del 2007 fa un notevole salto di conoscenza.

 

Secondo gli esperti del primo gruppo di lavoro, ciascuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo dei precedenti e dall’inizio del ventesimo secolo la temperatura media del pianeta è cresciuta di 0,98 grandi, con conseguente innalzamento del livello del mare in media di 19 centimetri. Addirittura la previsione è che entro il 2100 i gradi centigradi sulla Terra potrebbero aumentare dai 0,3 ai 4,8, con effetti devastanti sulla salute dell’ambiente e dell’uomo.

 

Questo soprattutto a causa del continuo incremento delle emissioni di Co2: la concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera è aumentata del 20% rispetto al 1958 e del 40% rispetto al 1750. Il che è confermato da tutti gli indicatori di cambiamento climatico analizzati dagli scienziati dell’Ipcc, come l’aumento della temperatura media globale superficiale e del livello globale medio del mare, cresciuto di ben 119 centimetri negli ultimo 100 anni, ma anche la quantità di calore presente negli oceani e la progressiva diminuzione della banchisa artica fino al 4% per decennio dal 1970 al 2012. Il ph marino si è inoltre abbassato di 0,1 punti dall’inizio dell’era industriale, mentre sono diventate più corpose le quantità di metano e protossido di azoto nell’aria.

 

Cosa ci si può aspettare, dunque, nel prossimo futuro, partendo da questi presupposti? Tutto dipenderà dal taglio dei gas serra. Se entro il 2035 ci sarà una sensibile diminuzione di queste sostanze nell’atmosfera, quattro potrebbero essere gli scenari possibili. Si va da quello con più mitigazioni, che prevede un aumento importante ma contenuto sia della temperatura che del livello dei mari, fino a quello più catastrofico ed emissivo che prevede un + 3,7 gradi e un +62 centimetri per le acque. Raggiungere quet’ultimo livello non è difficile: basta, infatti, continuare ad innalzare le emissioni dei gas tossici del 2% o 3% all’anno, come è successo finora, e il gioco è fatto.

 

 Il suggerimento che gli scienziati hanno dato ai politici del mondo per fermare il cosiddetto global warming è uno: tagliare immediatamente gli sprechi e puntare sul passaggio dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, anche attraverso le tecnologie green, e magari mettendo anche un prezzo sul carbone

 

Il Report Ipcc [Summary for policymakers]