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Acquisti verdi: dalla PA la spinta per un’economia sostenibile

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La pubblica amministrazione spende 50 miliardi di euro l’anno: il green public procurement può aumentare la competitività delle pmi italiane

Sempre più attenzione al green public procurement. Il Piano d’azione per la sostenibilità ambientale nei consumi della pubblica amministrazione, messo a punto dai ministeri dell’Ambiente, delle Finanze e dello Sviluppo economico insieme a varie associazioni tra cui Enea, Ispra e Consip, punta molto sulla pratica dei cosiddetti “acquisti verdi”. Si tratta, come specificato anche nell’ultimo Rapporto Enea sull’efficienza energetica, dell’acquisizione di beni e servizi a ridotto impatto ambientale, soprattutto per quanto riguarda il consumo di risorse naturali, la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, le problematiche di natura etica e quelle relative alla sicurezza e alla salute umana.

Il Piano, il cui decreto di adozione è stato aggiornato nel 2013, interessa non solo la pubblica amministrazione ma anche tutte le aziende e le pmi che con questa interagiscono in qualità di fornitori. Un indotto notevole, basti pensare che la spesa totale per beni e servizi della PA ammonta a circa 50 miliardi di euro l’anno.

Oggi in Italia sono 11 le categorie di beni e servizi soggetti ai cosiddetti Criteri ambientali minimi (CAM), cioè requisiti da inserire nelle procedure di acquisto pubbliche. Si tratta di prodotti vari: dalla carta agli arredi, dalle apparecchiature all’illuminazione, dai prodotti di pulizia a quelli per la ristorazione collettiva. Tranne però per le automobili, l’utilizzo dei CAM negli acquisti pubblici attualmente è volontario, anche se si sta valutando sia in sede nazionale che europea la possibilità di aumentare il numero di acquisti soggetti obbligatoriamente al green public procurement.

Il contributo ambientale ma anche economico e sociale dell’applicazione di questi criteri verdi di acquisto e fornitura sarebbe altissimo. Secondo alcuni studi riportati nel Terzo Report Enea sull’efficienza energetica la sostituzione di vecchi pc con altri apparecchi a risparmio energetico porterebbe ogni anno al taglio di circa 19 mila tonnellate di CO2, traducibile in un beneficio economico di oltre 3 milioni di euro. Notevole sarebbe anche l’impatto sociale: incentivare le pm a proporre beni e servizi più sostenibili vorrebbe dire anche sostenere la ricerca e l’innovazione tecnologica come chiave per la competitività delle imprese italiane.

Secondo Riccardo Rifici, responsabile della sezione Certificazione ambientale del ministero dell’Ambiente e citato nel Report Enea, “il potenziale di sviluppo del green public procurement per trainare lo sviluppo sostenibile è consistente” e l’obiettivo è quello di “estenderne l’obbligo a più settori”. La diffusione delle pratiche di acquisto verdi nella pubblica amministrazione va promossa con l’informazione e la formazione, mentre “non c’è bisogno di ricorrere a incentivi economici per sostenere il GPP: abbiamo infatti constatato come non sempre il costo d’acquisto dei prodotti migliori dal punto di vista ambientale sia più alto; anzi, spesso vale il contrario”.

 

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