Ambiente

De-soiling urbano, più suolo permeabile contro allagamenti e fenomeni estremi

Scritto da 3 Aprile 2026 • 1 min di lettura
Ettore Benigni

Giornalista specializzato in economia circolare

La desigillazione, con la rimozione delle superfici impermeabili come asfalto e cemento, migliora il drenaggio delle piogge intense e rafforza l’adattamento climatico nelle aree urbane

Il suolo rappresenta una risorsa strategica per la sostenibilità: custodisce biodiversità, regola il ciclo dell’acqua e immagazzina carbonio, contribuendo in modo diretto alla resilienza climatica. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’espansione urbana ha compromesso queste funzioni attraverso il soil sealing, cioè la copertura del terreno con superfici impermeabili.

In Europa, circa il 4,4% del territorio risulta sigillato, con valori ancora più elevati nelle aree densamente urbanizzate. Questo fenomeno incide direttamente sulla capacità delle città di gestire eventi meteorologici intensi: meno suolo permeabile significa maggiore accumulo d’acqua, più rischio di allagamenti e maggiore esposizione alle ondate di calore.

Secondo i dati dell’ultimo rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, pubblicato dall’ISPRA, registra il dato peggiore degli ultimi 12 anni sul consumo di suolo. Il Paese perde circa 2,7 metri quadri al secondo, pari a circa 20-23 ettari al giorno, e oltre il 7% del territorio nazionale è coperto da infrastrutture, edifici e altre coperture artificiali.

Le regioni più colpite sono Lombardia, Veneto e Campania. L’impermeabilizzazione, inoltre, prosegue anche nelle zone a rischio dissesto idrogeologico (+1.303 ettari in zone a pericolosità idraulica media) e lungo le coste, dove il consumo di suolo è triplo rispetto alla media nazionale.

Il de-soiling, o de-sealing, interviene proprio su questo nodo: consiste nella rimozione di asfalto e cemento per restituire al terreno le sue funzioni naturali, favorendo infiltrazione, vegetazione e riequilibrio degli ecosistemi urbani.

INDICE DEI CONTENUTI

Rigenerare il suolo per affrontare la crisi climatica

Come evidenzia la Re Soil Foundation, la rigenerazione del suolo è una leva fondamentale per affrontare la crisi climatica e migliorare la resilienza dei territori.

L’organizzazione, fondata nel 2020 su impulso di Università di Bologna, Politecnico di Torino, Coldiretti e Novamont, promuove ricerca e innovazione per contrastare il degrado dei suoli, sempre più diffuso anche in Italia.

Secondo la Fondazione, il suolo è una risorsa non rinnovabile che svolge funzioni essenziali per l’ambiente e l’economia. Da qui la necessità di strategie integrate che includano agricoltura rigenerativa, compostaggio dei rifiuti organici e modelli sperimentali capaci di ripristinare fertilità e servizi ecosistemici.

I servizi ecosistemici rappresentano il contributo degli ecosistemi ai benefici usati nelle attività umane, come ad esempio la fornitura di acqua dolce o di materie prime come il legno (attraverso i servizi di approvvigionamento). 

Più permeabilità, meno rischio: i benefici del de-soiling

Restituire permeabilità al terreno produce effetti immediati sulla resilienza urbana. Un suolo libero da coperture artificiali è in grado di assorbire e filtrare l’acqua piovana, riducendo il ruscellamento superficiale che spesso causa allagamenti nelle città.

Allo stesso tempo, la presenza di vegetazione contribuisce a mitigare le isole di calore, migliorare la qualità dell’aria e favorire la biodiversità, con ricadute positive sulla salute e sulla vivibilità degli spazi urbani.

Il de-soiling si configura così come una soluzione integrata: interviene sul rischio climatico, migliora i servizi ecosistemici e restituisce valore sociale agli spazi urbani, trasformando superfici rigide in ambienti più adattivi e resilienti.

Dall’Europa al mondo: progetti che rigenerano il suolo urbano

Le esperienze internazionali mostrano come il de-soiling sia già applicato in contesti diversi, con risultati concreti. Un caso emblematico è quello della High Line di New York, dove una linea ferroviaria sopraelevata dismessa è stata trasformata in un parco lineare lungo oltre due chilometri, con l’introduzione di suoli e vegetazione su una struttura completamente impermeabilizzata.

In Brasile, nell’area di Jurubatuba nella regione metropolitana di San Paolo, interventi di rigenerazione hanno puntato sul recupero ambientale e sulla qualità delle acque sotterranee, affiancando monitoraggio scientifico e strumenti decisionali per la pianificazione urbana.

Questi progetti evidenziano un elemento comune: la rigenerazione del suolo richiede tempo, collaborazione tra pubblico e privato e il coinvolgimento delle comunità locali, oltre a una solida base di dati scientifici.

High Line di New York High Line di New York

Dall’Emilia-Romagna a Milano: i progetti italiani

In Italia, uno dei casi più significativi è il progetto SoS4Life – Save Our Soil for LIFE, sviluppato in Emilia-Romagna. L’iniziativa ha coinvolto i Comuni di Forlì, Carpi e San Lazzaro di Savena con interventi concreti di desigillazione urbana.

Tra le azioni principali, la trasformazione di parcheggi e aree impermeabilizzate in spazi verdi attraverso la rimozione delle pavimentazioni e il ripristino del terreno naturale, per una superficie complessiva superiore ai 10.000 metri quadrati. Il progetto ha inoltre introdotto strumenti di monitoraggio e linee guida replicabili, contribuendo alla diffusione di pratiche di rigenerazione urbana.

Anche Milano ha avviato interventi di depavimentazione inseriti nelle strategie di adattamento climatico e forestazione urbana. In questi contesti, il de-soiling diventa una risposta concreta alla crescente frequenza di piogge intense, capace di migliorare la gestione delle acque e la qualità dello spazio pubblico.