Perché parliamo di questa specie?
Da quando siamo piccoli al mare cresciamo con la mamma e il papà che gridano in spiaggia “Attento ai ricci!”. Siamo cresciuti considerando queste piccole palle di spine noiose, pericolose e quasi senza vita o togliendo le loro punte aguzze da sotto i piedi. Ma dietro agli aculei, si nasconde uno degli animali chiave di tutto l’ecosistema roccioso e sempre più minacciato per lo spaghetto gustoso che si fa con le sue uova.
INDICE DEI CONTENUTI
Identikit
Nomi comuni: Riccio femmina
Nome scientifico: Paracentrotus lividus
Oggi parliamo del riccio femmina che femmina non è (o non solo), ma noi italiani siamo abituati a dividere il mondo in “quello che si mangia e quello che non si mangia”. E cosí, la specie di riccio con le uova commestibili è finita per chiamarsi femmina (Paracentrotus lividus), mentre quella comune con le uova non commestibili invece, maschio (Arbacia lixula). Di entrambe le specie però, esiste sia il maschio che la femmina, che generalmente tra aprile e agosto, liberano i loro gameti in acqua dove la fecondazione avviene tra le correnti. Infatti, i baby ricci attraversano una serie di evoluzioni Pokemon viaggiando sotto forma di plankton prima di trovare un posto ottimale su di uno scoglio dove stanziarsi e crescere.
Caratteristiche
Il riccio femmina si confonde spesso con il suo cugino non edibile, ma viene riconosciuto per gli aculei tendenti al rossastro e molto più compatti rispetto allo scompigliato e nero riccio maschio. Per ricordare la differenza, pensiamo al riccio maschio come ad un uomo dal tailleur nero, quasi blu dall’intensità, che veste un po’ largo come se lo avesse affittato di una taglia più grande, come gli aculei allungati. Mentre pensiamo al riccio femmina come ad una donna con un vestito aderente rosso, che però si nasconde dietro un ventaglio: infatti il riccio femmina si nasconde spesso dietro a pezzi di conchiglie ed alghe, che vengono trattenuti dai pedicelli a ventosa nascosti tra gli aculei.
La differenza di colore si nota anche una volta che la vita del riccio è arrivata alla fine, quando si mostra il fragile scheletro che siamo abituati a collezionare: il riccio femmina sarà verde, mentre il riccio maschio rosa/viola.
Importanza per l’ecosistema
L’habitat di elezione del riccio femmina è la costa rocciosa, prediligendo i primi metri d’acqua dove bruca la copertura algale. Mi piace sempre molto considerare i ricci un po’ come “capre” degli scogli, perché come gli erbivori sulla terraferma, ricoprono anche loro un luogo essenziale per la biodiversità. In un habitat roccioso la competizione per lo spazio è altissima, il mare può sembrare grande, ma lo spazio per chi ha bisogno di rimanere attaccato ad una pietra non è così vasto. Spesso, le alghe verdi un po’ come erbacce utilizzano tutto lo spazio a disposizione velocemente, non lasciando roccia libera per altri animali dalla crescita un po’ più lenta, e abbassando la biodiversità di tutto lo scoglio. Ecco che come le capre in montagna, arrivano i ricci di mare!
Sotto al pugno di aculei, dove il riccio è in contatto con lo scoglio, vive la più ingegnosa di tutte le bocche: la lanterna di Aristotele. Il filosofo dell’antichità greca descrive infatti cosí il riccio di mare:
“Il riccio di mare ha la bocca sotto il corpo e, dalla parte diametralmente opposta, ha il posto adatto dove eliminare le scorie. Il riccio ha cinque denti, una lingua, un esofago, lo stomaco diviso in cinque parti e l’apparato boccale continuo da un’estremità all’altra; sembra una lanterna di corno senza vetri”
E il suo organo di alimentazione è ancora chiamata in suo onore. Utilizzando questo piccolo becco, il riccio bruca il pratino di alghe verdi dello scoglio, tenendo sotto controllo le ‘erbacce’ e lasciando spazio ad altri animali per colonizzare la roccia, aumentando così la biodiversità dell’ecosistema.
Rapporto con l'uomo e stato di conservazione
Il riccio femmina ha un grande pregio, che ne è la sua rovina: le sue uova arancioni sono considerate una grande prelibatezza. La sua pesca sfrenata a caccia dello ‘spaghetto al riccio’, ne ha causato una vertiginosa diminuzione, causando non pochi danni all’ecosistema costiero in Italia. Più ricci vengono prelevati dell’habitat costiero, maggiore sarà la quantità di alghe verde, minore sarà la diversità biologica della costa, ma anche la sua ‘bellezza’ estetica, portando l’acqua ad essere più torbida, ed il fondale meno ‘bello’. Si perché la biodiversità non è ‘solo’ la nostra arma letale contro i cambiamenti climatici e la vita sulla terra intera, ma è anche sinonimo di bello, colorato e limpido.
Per far fronte alla diminuzione radicale di ricci, in Italia la loro pesca è limitata a 30 ricci di mare a persona al giorno, mentre è vietata nei mesi di maggio e giugno, per permetterne la riproduzione. Annualmente però, diversi divieti vengono emessi per le regioni italiane in cui la pesca del riccio è più popolare, tra cui Liguria, Sardegna e Puglia.
Cosa possiamo fare noi?
Ora che conosciamo l’importanza dietro al guscio insidioso dei ricci di mare, possiamo limitare sicuramente il consumo, per potere godere sempre più a lungo di un mare sano e bello, ma anche e soprattutto segnalare le pratiche di pesca illegali di questa specie. Se dovessi capitare in un ristorante che vende ricci di mare in un periodo di fermo pesca, o vedere pescatori abusivi, è necessario segnalare alla guardia costiera locale. E alla prossima volta che qualcuno ti dirà “sono solo dei ricci di mare fastidiosi!”, tu avrai sicuramente una grande storia da raccontare.
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