Opera Campi, la canapa torna protagonista del tessile Made in Italy

Scritto da Ettore Benigni
Giornalista

Beatrice Corazza, co-founder dell’azienda insieme ad Alberto Ziveri: “Torniamo a un tessuto della tradizione. All’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, proponendo tessuti frutto dell’attività di ricerca e sviluppo condotta insieme ai nostri partner”

Opera Campi è nata nel 2017 da un’idea di Alberto Ziveri, che aveva iniziato a svilupparla insieme a un gruppo di amici. Dopo una prima fase di startup l’azienda ha poi preso la forma attuale, con Alberto Ziveri affiancato dalla compagna e co-founder Beatrice Corazza. La scommessa di Opera Campi, che fa parte del catalogo di prodotti della Community dei Greeners di Sorgenia, è quella di far tornare protagonista nel mondo tessile una pianta storicamente simbolo del Made in Italy nel mondo, la canapa, che proprio nel territorio attorno a Parma, dove Beatrice e Alberto vivono, aveva uno dei principali centri di coltivazione e lavorazione.

“Quando abbiamo iniziato – spiega Beatrice – il nostro mercato era principalmente negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei come la Francia e la Germania. Ma poi, con l’emergenza Pandemia, abbiamo registrato un vero e proprio switch, e il mercato italiano è tornato protagonista. Tanto che oggi l’80% del fatturato proviene dall’Italia. Questo probabilmente perché durante l’emergenza sanitaria le persone hanno avuto l’opportunità di rallentare, di prendere in considerazione nuove abitudini di consumo, di riflettere sul valore della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente e di adottare comportamenti conseguenti, facendo nel loro piccolo la propria parte per rispettare il pianeta in cui viviamo”.

Di cosa parliamo?

Perché avete scelto di focalizzare sulla canapa la vostra idea di impresa?

Noi siamo di Parma, e lo zio di Alberto, che è un imprenditore della zona, è appassionato di biodiversità: tutto è iniziato quando ha provato a coltivare un campo di canapa, per dimostrare che potrebbe crescere ancora florida nel nostro territorio, come succedeva in passato, quando questo territorio era tra i più rinomati per la produzione dei tessuti in canapa. Si tratta di un materiale per filati resistente, che può trovare mille utilizzi, ma che purtroppo con l’arrivo sul mercato della plastica e del sintetico realizzato con derivati del petrolio ha perso rapidamente terreno. Spesso la canapa è stata anche demonizzata e accostata alla cannabis, con cui però non ha nulla in comune se non una somiglianza nelle foglie: si tratta di una pianta da cui deriva un tessuto, come nel caso del cotone o del lino. Abbiamo fatto anche un lavoro di ricerca, andando a conoscere le famiglie che erano state coinvolte nella lavorazione della canapa: una signora conservava ad esempio gomitoli che risalivano al 1800. Scoperta questa canapa antica ne abbiamo apprezzato le qualità, come la morbidezza e la piacevolezza al tatto.

Come avete fatto a ritagliarvi uno spazio sul mercato partendo da zero?

Quando questo progetto è partito non c’era ancora l’attenzione alla sostenibilità che si registra oggi. E sul mercato non esistevano capi realizzati con tessuti 100% canapa, come i nostri. Si trovavano soltanto materiali grezzi, che non venivano lavorati per valorizzarne la purezza. Così siamo partiti con un po’ di anticipo su un’offerta che oggi viene proposta anche dai grandi brand. Il nostro punto di forza sono stati i nostri fornitori, che sono diventati anche nostri partner, e il fatto di aver voluto imparare con grande determinazione a stare in un mondo, quello del tessile, in cui non avevamo esperienza. E in questi anni siamo riusciti a conquistare un know-how e una credibilità che ci viene riconosciuta dal mercato e dagli operatori del settore, riuscendo a creare anche un legame con i consumatori.  Lo dimostra il fatto che possiamo contare su un’alta percentuale di Consumer Retention Rate, di clienti cioè che dopo aver provato i nostri prodotti rimangono fedeli nel tempo e fanno altri acquisti, perché i nostri capi sono morbidi, performanti hanno proprietà di cui il nostro corpo può beneficiare. La maggior parte dei clienti acquistano volendo provare qualcosa di diverso e credendo nel nostro progetto e nella nostra filosofia, di cui fa parte anche l’impegno per la sostenibilità, e poi rimangono sorpresi dalla qualità e bellezza dei prodotti.

 

 

Perché il “ritorno alla canapa” può essere considerato una scelta di sostenibilità?

Partirei dal fatto che la canapa ha proprietà sostenibili intrinseche: ad esempio ha bisogno di un quarto dell’acqua di cui necessita il cotone, e poi quando cresce assorbe grandi quantità di anidride carbonica. Nel passato, inoltre, veniva utilizzata per rivitalizzare i terreni su cui veniva piantata. Ma non dobbiamo dimenticare le proprietà dei tessuti realizzati in canapa, che hanno un impatto ambientale minore rispetto agli altri, perché sono più duraturi e grazie a questo non incentivano il continuo acquisto di nuovi capi. Le caratteristiche principali degli indumenti realizzati in canapa sono tre: traspirabilità, durabilità, termoregolazione. Si tratta di articoli che vanno bene per tre stagioni, tranne che in quella fredda, e che consentono di mantenere una temperatura corporea ottimale. Nei nostri tessuti queste caratteristiche raggiungono valori record in quanto per scelta realizziamo tessuti con almeno il 92% di canapa della migliore qualità, a lungo tiglio e filata ad umido, per valorizzarne le proprietà. Per concludere sulla sostenibilità, i nostri fornitori sono per la maggior parte nell’arco di 50 km dalla nostra sede, e la nostra scelta è di valorizzare quanto più possibile le eccellenze artigianali del nostro territorio. Inoltre, lavoriamo soltanto su ordinazione: abbiamo stock soltanto di tessuto, e ogni prodotto finito viene consegnato al cliente nell’arco di dieci giorni lavorativi. Questa scelta l’abbiamo fatta per ridurre il più possibile gli scarti, senza collezioni destinate a invecchiare in una stagione, e senza saldi per svuotare i magazzini. Quando viene lanciato, il nostro prodotto ha potenzialmente una vita “eterna”, nei limiti di quanto questo sia possibile per un capo d’abbigliamento.

 

Come è cambiato il vostro mercato di riferimento negli ultimi anni?

Abbiamo scelto di puntare a prodotti premium, che potessero essere inseriti in una fascia alta. E se prima i tessuti in canapa erano quasi sconosciuti, oggi c’è più scelta e le aziende del tessile stanno investendo perché tanti stanno andando in questa direzione. Rimaniamo comunque gli unici a realizzare tessuti con una così alta percentuale di canapa pregiata. Anche i prezzi, ovviamente, sono indirizzati in quest’ottica, e rispecchiano la nostra scelta di qualità e i costi di produzione Made in Italy che – e si mira alla qualità – sono destinati inevitabilmente a essere più alti della media.

In che modo riuscite a portare innovazione sul mercato?

Stiamo lavorando essenzialmente su tre fronti: intanto abbiamo messo a punto la canapa elasticizzata, grazie alla collaborazione con un nostro fornitore in Toscana. Si tratta di un brevetto per elasticizzare i tessuti che era già disponibile da qualche tempo, unico al mondo, e che insieme siamo riusciti a realizzare per dare vita a un filato “supremo”, mai portato finora sul mercato, composto per il 92% da canapa e per l’8% da elastan e lycra.  La seconda innovazione è il Burro Canapa, un jersey composto al 96% di canapa e al 4% da elastan, che è andato immediatamente sold-out, e che utilizziamo per le nostre magliette. E infine la Lanapa: il nome è già registrato, e si tratta dell’unione tra la lana e la canapa, per arrivare a coprire anche la stagione fredda. Sempre con lo stesso partner toscano ci siamo inventati un modo per unire questi due tessuti, e a oggi lo utilizziamo per produrre maglieria.