La Commercial Project Engineer – Energy Communities Camilla Carcani che si occupa del progetto della comunità energetica rinnovabile del Comune nel lodigiano: “Ci muoviamo con flessibilità: nel corso del tempo si potranno aggregare sempre più cittadini e imprese”
Camilla Carcani è entrata in contatto con Sorgenia da studentessa. Dopo la laurea triennale alla Sapienza in ingegneria gestionale, infatti, ha conseguito la magistrale al Politecnico di Milano in energy management, e durante gli studi è entrata in contatto con l’azienda per la realizzazione di un progetto sulle comunità energetiche rinnovabili: un’esperienza che le ha consentito di mettersi alla prova sul campo, e le ha dato l’opportunità di essere ricontattata per uno stage e poi per l’assunzione. “È la mia prima esperienza lavorativa – racconta – e mi trovo splendidamente. Ho superato rapidamente tutte le ansie e i timori grazie a un ambiente accogliente e inclusivo, che mi ha dato responsabilità ma ha anche saputo accompagnarmi e farmi sentire a mio agio”.
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Come si è sviluppato il progetto della comunità energetica rinnovabile di Casalpusterlengo?
Siamo stati contattati dall’amministrazione comunale nel 2021, e ci siamo occupati delle analisi preliminari sul territorio per verificare la fattibilità del progetto e verificarne i vantaggi dal punto di vista ambientale, economico e sociale. A conclusione di questa fase di assessment abbiamo proposto un progetto triennale, dal 2023 al 2025, aggregando ed estendendo progressivamente la configurazione della comunità energetica. La roadmap prevede di collegare un edificio nel primo anno, altri tre nel secondo e altri due nel terzo, per arrivare ad avere nel 2025 sei edifici comunali che ospitano gli impianti fotovoltaici e un totale di potenza installata pari a 186 Kw. È proprio questo il senso della comunità, che è per definizione un soggetto flessibile che si può ampliare nel tempo includendo nuovi edifici e un numero crescente di cittadini e famiglie, massimizzando i vantaggi.
Nel dettaglio, come funzionerà la comunità energetica di Casalpusterlengo?
Può essere utile un esempio pratico. Focalizziamo l’attenzione sull’impianto fotovoltaico che verrà installato sul tetto di una scuola: l’istituto consumerà una parte dell’energia prodotta dai pannelli, e tutta quella prodotta e non autoconsumata per le attività della scuola verrà messa a disposizione del resto della comunità, composta anche da semplici “consumatori”. Questi ultimi, se consumeranno energia nelle ore diurne, quelle cioè in cui i pannelli producono energia, saranno i protagonisti del cosiddetto consumo virtuale e consentiranno alla comunità di ottenere degli incentivi economici dal ministero dell’ambiente e da Arera. Questo vuol dire, quindi, che più persone saranno aggregate alla comunità e più alti saranno i consumi, e quindi i benefici. Il senso è quello di attivare una dinamica di aggregazione e collaborazione per raggiungere un obiettivo comune. L’unico vincolo, che di solito non è un grande problema per le comunità energetiche che sorgono nei piccoli centri, è che tutti i partecipanti a una comunità energetica devono essere collegati alla stessa cabina primaria di trasformazione dall’alta alla media tensione.
Perché vi rivolgete soprattutto alle pubbliche amministrazioni?
Ci sono una serie di motivazioni per questa scelta, anche se in generale le comunità energetiche rinnovabili possono essere proposte e realizzate anche da privati. Una prima motivazione è quella degli incentivi pubblici: per le Rec, ed esempio, la Regione Lombardia ha indetto un bando rivolto proprio alle amministrazioni comunali, che a loro volta possono usufruire anche dei fondi messi a disposizione dalla legge di stabilità e dal Pnrr. Inoltre, edifici pubblici come scuole, municipi, palestre, sono particolarmente adatti alla logica delle comunità energetiche rinnovabili, perché consumano energia prevalentemente nelle ore diurne, quando cioè possono auto consumare quella prodotta dagli impianti fotovoltaici.
Come stanno reagendo i soggetti potenzialmente interessati alla costituzione di comunità energetiche rinnovabili?
In una congiuntura come quella attuale, in cui da una parte assistiamo al caro bollette e dell’altra ci sono in campo una serie di agevolazioni per la creazione di comunità energetiche rinnovabili, l’interesse dei Comuni è alto. A dimostrarlo c’è il fatto che in questo momento abbiamo in pipeline una quindicina di progetti già abbastanza avviati, e continuiamo a ricevere nuove richieste di contatto da ogni parte d’Italia: ne abbiamo dalla Sardegna, dal Lazio e dalla Puglia, soltanto per fare qualche esempio.
E dai cittadini che segnali stanno arrivando?
La mia impressione è che ci sia un interesse crescente. Abbiamo recentemente partecipato a un’assemblea pubblica con i cittadini in un piccolo centro della Lombardia, e la curiosità era alta: le persone ci hanno fatto mille domande, non necessariamente per aderire alla comunità ma per capirne a fondo il funzionamento. Mi auguro che a prescindere dal problema del caro-bollette in molti vogliano anche raccogliere la sfida del cambiamento climatico, dal momento che sta ormai toccando tutti. Con le comunità energetiche i cittadini hanno a disposizione uno strumento per essere attivi nel cambiamento, per essere partecipi di un progetto di sostenibilità a 360 gradi. Il bello delle comunità energetiche è anche questo: sono uno strumento valido e lungimirante che dà a tutti la possibilità di contribuire a fare la differenza partendo dalle piccole cose, dai piccoli cambiamenti nella vita di ogni giorno.
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