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Venezia, il Festival del cinema premia la sostenibilità

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Anche l'industria dei sogni guarda all'impatto ambientale: Il russo Končalovskij vince il Green Drop Award. Nasce il progetto EcoMuvi per le produzioni a basso impatto

Con 5.600 tonnellate di Co2 prodotte ogni anno tra consumi energetici, trasporti dei set, uso dei materiali e gestione dei rifiuti, il cinema italiano non differisce tanto da altri settori industriali che incidono sull'ambiente. Un problema ma anche una risorsa, grazie alla capacità che "la fabbrica dei sogni" ha di raccontare il mondo circostante, raccontando anche sé stessa.

 

IL PREMIO SOSTENIBILE DELLA MOSTRA DI VENEZIA

 

Manifestazioni come la Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia aiutano a capire in quale direzione si muove il mondo del cinema su temi come energia e ambiente. Da 3 anni, infatti, al lLido vengono premiati l'ecologia e la sostenibilità con il Green Drop Award, un riconoscimento importate che in questa 71esima edizione è stato assegnato da Green Cross Italia e dalla Città di Venezia. A vincerlo il regista russo Andrej Končalovskij con il film "The postman's white nights", ambientato in un villaggio del distretto di Arkhangelsk Oblast in Russia . La cerimonia si è svolta a bordo dela Ms Turanor Planet Solar, la nave alimentata ad energia solare più grande del mondo.

 

UNA LETTURA "LENTA" DELLA VITA

"The postman's white nights" racconta la storia di un piccolo centro sperduto lungo la riva del lago Kenozero, a mille chilometri a nord-est di Mosca. Qui il tempo sembra essersi fermato: le abitudini, i consumi, i trasporti sono quelli di secoli fa, ognuno produce per sé il necessario per sopravvivere: una visione di vita in contrasto con la base spaziale iper tecnologica costruita nei pressi del paesino. "Un tentativo di lettura lenta della vita, in cui l'uomo si sente tutt'uno con l'universo" ha commentato Končalovskij, che con questo film ha vinto anche il Leone d'Argento per la migliore regia.

La giuria del Green Drop Award è composta da personaggi ed esperti del mondo del cinema, volontariato, cultura, delle istituzioni per dare un valore quanto più eterogeneo al premio, assegnato al film in concorso che "meglio abbia interpretato i valori dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile, con particolare attenzione alla conservazione del Pianeta e dei suoi ecosistemi per le generazioni future, agli stili di vita e alla cooperazione fra i popoli". La sceneggiatrice Silvia Scola ha presieduto la giuria, formata dal direttore della fotografia Blasco Giurato e Chiara Tonelli, esperta di bio-architettura.

Il premio è una scultura in vetro soffiato a forma di goccia, realizzato dal maestro Simone Cenedese di Murano, contenente un campione di terra prelevato dall'Antartide.

 

IL PROGETTO ECOMUVI

 

Non solo Venezia: la sostenibilità ambientale è anche l'obiettivo di EcoMuvi, primo disciplinare europeo per la produzione cinematografica. Ideato e promosso dalla casa di produzione Tempesta, il progetto si propone di evitare l'eccessivo consumo dei set cinematografici, riducendolo di 1.120 tonnellate di CO2 l'anno, l'equivalente di un comune di oltre 10.000 abitanti. Come? Analizzandone innanzitutto l'impatto ambientale: "Il set di un film- spiega l'ideatore Carlo Cresto Dina - è una carovana, un villaggio mobile, che mima e riproduce quasi tutto quello che avviene in una città reale". Le buoni prassi da seguire sono diverse: dall'uso di stoviglie biodegradabili al posto dei lunch box alla riorganizzazione dei trasporti tramite car sharing, fino all'allaccio alla rete elettrica locale invece dei gruppi elettrogeni ad alto consumo. 

 

@MarioLuongo6

 

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