Sorgenia
cerca
Accedi accedi

Un Manifesto contro l’odio in rete e le fake news

  1. Home
  2. Life
  3. Un Manifesto contro l’odio in rete e le fake news

A colloquio con Rosy Russo, la fondatrice dell’Associazione Parole O_Stili, il progetto culturale che vuole educare a un linguaggio non ostile

Censurando l’uso di parole violente in rete non si insegna alle persone a stare su internet. Occorre piuttosto contrastare il preoccupante fenomeno degli hate speech con la cultura. È questa la filosofia che c’è dietro al progetto culturale dell’Associazione Parole O_Stili, fondata circa un anno fa da Rosy Russo.

Parole O_Stili è nato dall’impegno di oltre 300 tra giornalisti, manager, politici, docenti, comunicatori e influencer per contrastare la violenza verbale che sta dilagando sul Web, soprattutto all’interno dei social network. Il lavoro congiunto della community ha portato alla realizzazione del “Manifesto della comunicazione non ostile”, ovvero un decalogo, scritto in prima persona, con l’obiettivo di ridurre, arginare e combattere i linguaggi negativi.

A oggi il Manifesto è stato accolto da oltre 10mila insegnanti italiani, è già stato tradotto in 11 lingue diverse e si sta preparando a espatriare verso Finlandia e Spagna.

Orizzonatale - Manifesto della comunicazione non ostile.jpg 

 

Rosy Russo, come nasce Parole O_Stili?

Da un’esigenza condivisa con molti altri colleghi che lavorano nell’ambito della comunicazione. Parlando con loro mi sono resa conto che il leitmotiv delle nostre conversazioni era la crudeltà che girava intorno all’universo internet. Siamo in molti a esserci stancati degli hate speech o delle numerose fake news che avevamo modo di leggere, soprattutto sui social network, tra i giovani e anche nel mondo della politica.   

Così ho inviato una mail personale a oltre 100 miei contatti che si occupavano di comunicazione chiedendo semplicemente “è una sensazione che ho solo io? Vogliamo fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose?”.

 

E come è stata accolta la sua richiesta?

Consideri che la mail l’ho inviata a Ferragosto e ho ricevuto risposta da 99 persone. Da lì ho capito che l’attenzione era altissima e avremmo potuto fare molto sul tema.  

 

Perché un Manifesto della comunicazione?

Premetto che non abbiamo di certo scoperto l’acqua calda. È palese agli occhi di tutti che la rete sta diventando il luogo privilegiato dell’incitamento all’intolleranza, all’odio e alla diffamazione. Dobbiamo però ricordarci che i social e il web non nascono con queste caratteristiche: se le nostre conversazioni online hanno toni offensivi è perché siamo noi ad usarli. Siamo le parole che scegliamo. Con Parole O_Stili abbiamo avuto l’ambizione di invertire questo trend con qualcosa di concreto. Come? Offrendo alla community uno strumento, che prima mancava, popolare che potesse aiutare le persone a convivere online.

 

Quali criteri avete seguito per stilare il decalogo?

Qualche tempo dopo la mia prima mail ho risposto a tutti, invitandoli a indicarmi tre elementi che potevano aiutare a migliorare la cultura della comunicazione. Poi abbiamo ideato una call ai fan della nostra pagina Facebook, chiedendo un loro contributo. Da lì, dopo un lavoro di cesello durato oltre sei mesi, il 17 febbraio del 2017 abbiamo presentato i dieci principi elencati nel Manifesto della comunicazione non ostile. Insomma, una bella sfida che abbiamo accolto con molta energia e passione, e che con orgoglio presentiamo in tutta Italia, ricevendo anche numerosi consensi.

 

Sempre più spesso si sente parlare di atti di cyberbullismo tra i più giovani. Come raccontate il Manifesto ai ragazzi?

Andiamo direttamente nelle scuole per parlare con i ragazzi e devo dire che è molto semplice spiegare i dieci principi ai più giovani per due aspetti. Il primo perché sono scritti in prima persona, come una sorta di presa di responsabilità.

IMG_0714.JPG 

Il secondo?

Forse è il vero motivo della nostra popolarità: perché i punti del Manifesto sono stati pensati e voluti semplici e immediati, in modo da essere compresi da un bambino di otto anni e da un ragazzo di 18. È altrettanto importante, però, coinvolgere anche gli insegnanti, che hanno un ruolo fondamentale. Per loro abbiamo pensato un progetto ad hoc: Parole a scuola. Un evento organizzato dall’ATS Parole Ostili, formata dall’Associazione Parole Ostili, l’Università Cattolica e l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo. 

 

Ce lo racconti.

È nato dalla consapevolezza che gli educatori sono le figure che, oltre ai genitori, possono portare una nuova forma di cultura alle nuove generazioni. Purtroppo non sempre hanno gli strumenti adatti e noi vogliamo contribuire ad avvicinarli al mondo della comunicazione dei ragazzi di oggi. “Parole a scuola” è un evento creato volutamente in concomitanza al Safer Internet Day, per offrire ai docenti una giornata di formazione gratuita sul tema delle competenze digitali e dell’ostilità nei linguaggi. Si sono svolti oltre 30 tra lezioni frontali, panel e workshop interattivi, preceduti da un momento di assemblea plenaria alla presenza della Ministra della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli. 

In quest’occasione sono state presentate ai docenti le prime 100 schede didattiche realizzate grazie alla collaborazione di oltre 250 insegnanti provenienti da tutta Italia. L’obiettivo è fornire uno strumento operativo per poter divulgare nelle diverse discipline scolastiche la comunicazione non ostile ai bambini e ragazzi di qualsiasi età. 

 IMG_1343 (1).JPG

La scuola, insomma, è la vostra priorità.

Assolutamente. È l’ambito in cui possiamo incidere maggiormente, per fare sì che nel prossimo futuro non ci sia più bisogno di un manifesto contro la violenza verbale. La scuola è la nostra prima linea, se mi passa il termine, ma non di certo l’unica.

 

Quali sono gli altri ambiti della vostra attività di contrasto all' hate speech?

È altrettanto importante coinvolgere la politica e in generale tutta la pubblica amministrazione. A dicembre abbiamo presentato al Senato la campagna #cambiostile, volta a promuovere l’applicazione del Manifesto al mondo della politica. L’idea è nata a pochi mesi dalle elezioni con l’intento di promuovere un confronto politico basato sulla forza delle proposte e non sulla violenza degli insulti e l’inganno delle notizie false.

 

E come è andata?

In pochi giorni la campagna, con nostra grande sorpresa, ha raccolto numerosi firmatari, tra cui sette ministri e circa 250 parlamentari. Ma c’è tantissimo da fare. Le cito un dato. In questo momento ci è stata affidata la rubrica “Il termometro di parole ostili” sul Corriere della Sera. Ogni sabato, fino al 10 marzo, analizziamo il livello di fake news che vengono divulgate in campagna elettorale. Sabato scorso l’indice raggiungeva il 70%, una cifra enorme, che la dice lunga su quanto sia in salita il cammino che ci attende.