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Stop alla plastica: ecco le startup che lavorano per l'ambiente

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L’obiettivo è quello di togliere dagli scaffali gli imballaggi più inquinanti e contribuire alla sostenibilità ambientale con prodotti di nuova generazione, in materiali ecocompatibili

Le normative internazionali e la direzione imboccata dall’Europa non lasciano spazio a dubbi: la plastica è destinata gradualmente a essere sostituita, nel tempo, da materiali ecocompatibili, a partire dagli imballaggi. Si tratta di una scelta di buon senso che va nella direzione del rispetto dell’ambiente; ma è, al tempo stesso, un’opportunità di business per chi fa della ricerca e dell’innovazione le proprie parole d’ordine.
E in prima fila, ovviamente, ci sono una schiera di startup che, proprio in questo settore, hanno intravisto l’opportunità per innovare, con un contributo creativo, oltre che per garantirsi un futuro prospero.

LE NORME INTERNAZIONALI

A indirizzare il mercato verso lo stop agli imballaggi in plastica, c’è l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, che è stata recepita da diversi Stati e da diverse Istituzioni su scala internazionale. Tra queste anche l’Unione Europea, che nel merito ha già legiferato con la direttiva 2019/904 dell’Europarlamento e con quella del Consiglio datata giugno 2019, in cui si prevede una roadmap per: 

  1. ridurre entro il 2030 l’utilizzo degli imballaggi in plastica, che dovranno poter essere riciclati e riutilizzati,
  2. mettere al bando entro il 2030 le microplastiche.

Entro il 2021 diventeranno, invece, “fuorilegge” una serie di articoli monouso oggi ampiamente utilizzati. Tra questi:

  • piatti, bicchieri e posate di plastica,
  • alcuni tipi di buste,
  • i cosiddetti “cotton-fioc”,
  • i bastoncini utilizzati per portare i palloncini,
  • le plastiche ossi-degradabili, come molte di quelle utilizzate per produrre tazze e contenitori per alimenti.

I DATI: UN MARE DI PLASTICA

Il 95% dei rifiuti in mare è plastica D’altra parte i dati a nostra disposizione parlano chiaro: secondo il WWF il mare è ormai invaso dalla plastica, che costituisce il 95% dei rifiuti presenti in acqua nel Mediterraneo. E focalizzando l’attenzione sull’Italia, Legambiente evidenzia che in media in una porzione di spiaggia lunga 100 metri vengono rinvenuti 620 tipi di “rifiuti”, e di questi l’8% è composto da plasica. Secondo il World Economic Forum servirebbero 40 miliardi di dollari per riciclare la plastica presente in mare.

IL RUOLO DELLE STARTUP

Porre fine a questa situazione è ovviamente un dovere verso le nuove generazioni, ma richiede anche - oltre a competenze specifiche - anche una buona dose di fantasia e creatività: qui entrano in gioco le startup, e c’è veramente l’imbarazzo della scelta.

FIORI E SEGATURA PER GLI IMBALLAGGI

A partire dai canadesi di Origin Materials, che si sono già fatti notare per il loro progetto di produrre imballaggi utilizzando un mix di fiori, segatura e cartone. L’idea non è passata inosservata, tanto che sui prodotti della startup hanno preso informazioni colossi del calibro di Nestlé, Danone e Pepsi. Tra i progetti di Origin Materials c’è anche quello di produrre bottiglie a base vegetale, utilizzando gli scarti delle falegnamerie, che verrebbero pagati fino a 20 dollari a tonnellata. L'idea è di estrarre il para-xilene dalla cellulosa presente nel legno.

“TRASFORMARE" LA PLASTICA

L’idea nata dai promotori della startup irlandese Bioplastech è invece quella di utilizzare alcuni microorganismi che riescono a rendere la plastica biodegradabile, grazie alla sua trasformazione da Pet a polyhydroxyalkanoate (PHA).
Di alternative biodegradabili alla plastica sono, inoltre, “esperte” alcune startup come Agar Plasticity e Tomorrow Machine: la prima, giapponese, ha messo a punto una bioplastica completamente vegetale; mentre la seconda, svedese, ha ideato imballaggi composti da zucchero e cera, che sono “deperibili” e scadono insieme al prodotto che contengono.

BOTTIGLIE E BICCHIERI CHE SI MANGIANO

C’è poi chi ha pensato che, una volta consumata l’acqua all’interno di una bottiglia, sarebbe gradevole poter mangiare anche il contenitore: è il caso di Skipping Rocks lab che, per racchiudere il liquido, utilizza un composto di alghe. Per chi, invece di un’avveniristica bottiglia, preferisce mangiare un bicchiere, ci sono i contenitori messi a punto dai thailandesi di Evoware.

 

GLI SHOPPER "DI LEGNO"

Passando agli shopper, è dei finlandesi di Paptic l’idea di produrne di biodegradabili al 95%. Per riuscirci hanno utilizzato per le buste della spesa un materiale originato dalle fibre di legno: presto potrebbe partire la produzione su grande scala, grazie anche a un finanziamento ricevuto dall’Unione Europea.

LA NUOVA VITA DEGLI SCARTI ALIMENTARI

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, infine, grazie a una startup nata come spin-off dell’ateneo, Packtin, ha dato vita a un progetto più complesso; ha trovato il modo di riutilizzare in due direzioni gli scarti alimentari, scomponendoli:

  1. le parti organiche, come gli zuccheri e gli oli possono essere riutilizzati nell’industria alimentare,
  2. le fibre serviranno a dare vita a plastiche biodegradabili e utilizzabili per la produzione di imballaggi.