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Stop al cemento, la legge contro il consumo del suolo in 4 punti - Infografica

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Riqualificazione ambientale, tutela dell’attività agricola, divieto di consumo del suolo e banche dati sul patrimonio edilizio nel Ddl approvato alla Camera

Fermare la cementificazione selvaggia entro il 2050. Un obiettivo promettente quello fissato dal disegno di legge contro il consumo di suolo, appena approvato dalla Camera, ora in attesa di conferma dal Senato. Lo scopo del provvedimento è principalmente arrestare la perdita di terreni coltivati, causata dall’ eccessiva urbanizzazione del territorio. Negli ultimi 30 anni, infatti, sono andati persi 5 milioni di ettari. Un fenomeno preoccupante che procede a un ritmo di 100 ettari al giorno e priva l’Italia di risorse importanti per il fabbisogno interno. Le soluzioni presenti nel testo della legge fanno riferimento a 4 macro aree d’intervento. Vediamole nel dettaglio.

 

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CONSUMO E ATTIVITÀ

La legge sul “Contenimento del consumo del suolo ed il riuso del suolo edificato” prevede che il consumo del suolo sia consentito esclusivamente nei casi in cui non esistano alternative più sostenibili di riuso delle aree già urbanizzate. Ecco perché, a tale scopo, vieta l’avvio di attività che comportano nuovo consumo di suolo.

 

TUTELA DELL’AGRICOLTURA

Nel suo tentativo di proteggere il territorio, la legge contro il consumo di suolo rivolge particolare attenzione alle aree sottoposte a tutela paesaggistica per promuovere e salvaguardare l'attività agricola. Come? Attraverso l’avvio di politiche di sviluppo territoriale, regionali e nazionali, tese a favorire l'esercizio di pratiche agricole. Ad esempio, i beneficiari di fondi europei per le aree rurali non possono destinare il loro territorio ad un uso diverso da quello agricolo per 5 anni dall’ultimo contributo. Unica eccezione, le opere pubbliche.

 

COMUNI E URBANISTICA

La tutela del territorio non può realizzarsi pienamente senza la collaborazione dei comuni. Per questo motivo, la legge contro il consumo del suolo facilita l’accesso a finanziamenti statali e regionali finalizzati agli interventi di rigenerazione urbana e di bonifica dei siti contaminati. Per controllare la buona condotta di comuni e premiare i più virtuosi, verrà istituito, presso il Ministero delle Politiche Agricole, un registro dove saranno iscritti tutti gli enti locali che hanno adeguato i propri strumenti urbanistici a quanto stabilito dalla legge. Sono agevolati anche gli interventi per l'insediamento di attività di agricoltura urbana e il ripristino dei terreni agricoli incolti o abbandonati.

 

Sul fronte urbanistica, il provvedimento consente una semplificazione delle procedure  per gli interventi di recupero delle aree urbanizzate degradate. Lo scopo è quello di garantire forme di riqualificazione e riuso del suolo ad esempio per la creazione di aree verdi, pedonalizzate e piste ciclabili.

 

BANCHE DATI DEL PATRIMONIO EDILIZIO INUTILIZZATO

I comuni devono, secondo quanto stabilito dalla legge, censire gli edifici inutilizzati spingendo i costruttori a non occupare superfici naturali, utilizzando per i nuovi progetti le aree dismesse già cementificate. Il censimento in questione servirà agli enti comunali a verificare se le previsioni urbanistiche che comportano consumo del suolo possono essere soddisfatte attraverso interventi di rigenerazione. Tutte le informazioni saranno pubblicate sui siti internet istituzionali dei comuni interessati.

 

IL RITMO INSOSTENIBILE DELLA CEMENTIFICAZIONE

Quella che è stata da poco approvata dalla Camera è una legge innovativa di cui il nostro Paese sentiva di avere bisogno. Dagli anni ’70 la superficie coltivata in Italia è diminuita del 28%, circa 5 milioni di ettari. È stata persa una superficie equivalente a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme. È come se dal 31 dicembre del ’69 a oggi avessimo cementificato 80 campi da calcio al giorno. Per avere ancor meglio una percezione di quanto preoccupante sia il fenomeno basti pensare che dal 1950 ad oggi la popolazione è cresciuta del 28%, la cementificazione del 166%.

 

Secondo i dati Istat, la Pianura padana, l'area agricola più vasta e produttiva della penisola italiana, ha una percentuale media di superfici edificate pari al 16,4% del territorio. La continua perdita di terreno agricolo porta l'Italia a dipendere sempre più dall'estero per l'approvvigionamento di risorse alimentari. L’auto approvvigionamento alimentare attuale è pari all’80%. 

 

Al primo posto nella classifica delle regioni con il livello di cementificazione più alto, secondo i dati Ispra del 2015, troviamo Lombardia e Veneto (circa il 10%). In particolare, Monza e Brianza ai vertici delle province più cementificate. I comuni delle province di Napoli, Caserta, Milano e Torino oltrepassano il 50%, raggiungendo, in alcuni casi, anche il 60%.