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SpesaSospesa.org entra al Master in Marketing e Comunicazione della Bocconi

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Il docente Stefano Prestini: “Ragazzi impegnati a dare un contributo reale per risolvere i problemi. E a presentare i loro progetti a chi potrà essere in futuro il loro capo”

“All’interno del nostro percorso di studi i ragazzi sentono di poter dare un contributo reale a risolvere i problemi. Diamo ai corsi un taglio molto pratico, con una serie di laboratori in cui le aziende offrono un brief di progetto su cui poi loro lavoreranno e che vengono poi valutati dai docenti. I ragazzi sono entusiasti perché vivono l’emozione di poter presentare le loro proposte davanti ai manager che li ascoltano, e che potrebbero essere i loro capi del futuro. Questo dà loro un vantaggio competitivo perché si trovano ad avere più tranquillità, oltre che a gestire meglio lo stress quando si troveranno nella stessa situazione nel mondo del lavoro. I ragazzi mediamente hanno 4 o 5 progetti da presentare nell’arco del loro percorso, in cui si sentono responsabilizzati a fare bene anche oltre al tema del voto in sé”. Così Stefano Prestini, academic fellow presso l’università Bocconi di Milano e docente di digital communication e social media marketing al MiMeC (Master in Marketing e Comunicazione), spiega in un’intervista a SorgeniaUp la filosofia che sta alla base del corso.

Prestini, come è organizzato il master e quali obiettivi si pone?

Il master dura 14 mesi e conta su due edizioni l’anno per 60 partecipanti: si tratta di studenti che hanno in media tra i 22 e i 27 anni, con background variegati: provengono dalle facoltà di economia, comunicazione, ma anche da facoltà più strettamente umanistiche, e hanno in comune il desiderio di approfondire il ruolo del marketing e delle vendite. Si sviluppa con una prima fase di attività fatte in aula con corsi “core”, che tutti gli studenti devono svolgere. Tra questi anche il corso che quest’anno è stato svolto con Sorgenia, quello in digital communication e social media marketing, e poi laboratori opzionali per la specializzazione, ancor più a contatto con le aziende. Si va - soltanto per fare alcuni esempi - dagli eventi alle ricerche di mercato, dall’advertising all’e-commerce. Infine per completare il loro percorso gli studenti fanno un’esperienza di stage curriculare in azienda, per un minimo di tre mesi, ma si può arrivare anche a sei, prima di ottenere il diploma del master. In questo percorso ricadono una serie di settori produttivi, dal manifatturiero alla distribuzione di largo consumo, fino al B2B legato alla produzione di beni o servizi per altre aziende.

Che percentuale di successo ha questo percorso per l’inserimento lavorativo dei diplomati?

La percentuale è molto alta. Quando i ragazzi affrontano lo stage curriculare la gran parte riesce a proseguire lo stage o a ottenere proposte di lavoro. Il tasso di occupazione a un anno dal diploma, secondo gli ultimi dati ufficiali che risalgono al 2018, è del 98%.

Come avete affrontato l’emergenza coronavirus e la necessità di fare lezione online?

E stata una “rivoluzione” che ha coinvolto tutta l’università. I docenti e più in generale l’organizzazione si sono trovati a dover sfruttare al meglio le piattaforme che l’università aveva già la fortuna di possedere, a partire da quelle di e-learning che erano utilizzate per condividere con i ragazzi i materiali o per fare i test online. Fino al lockdown il MiMeC aveva esclusivamente erogato lezioni vis a vis, ma abbiamo imparato a utilizzare strumenti che erano già a disposizione di docenti e studenti per superare il momento dell’emergenza. In sostanza, la tecnologia era già disponibile, ma abbiamo dovuto accelerare per renderla fruibile a tutti nel modo più semplice e immediato possibile.

Perché avete deciso di coinvolgere Sorgenia nei vostri corsi?

Il nostro obiettivo è stato quello di proporre ai ragazzi un’azienda all’avanguardia dal punto di vista digital, anche attraverso un progetto dedicato al mondo dei social. La scelta è stata semplice, perché Sorgenia si propone al pubblico con la value proposition di essere smart e trasparente verso gli utenti e i consumatori, dando valore alla condivisione di informazioni, con un target giovane. Da questo è nata l’idea di provare a realizzare un progetto focalizzato sul social media marketing. Prendendo come esempio SpesaSospesa.org, insieme a Maria Papale l’orientamento è stato di dare vita a un progetto per promuovere nel modo corretto sui social un’iniziativa che avesse come punto centrale la solidarietà e il social aid, rivolgendosi prima di tutto ai giovani. Gli studenti sono stati molto partecipativi e coinvolti, anche perché hanno avuto la possibilità di mettersi alla prova su un tema che ha profondamente colpito tutti, quello dell’emergenza coronavirus, in un progetto le cui ripercussioni positive potranno svilupparsi anche quando la pandemia sarà finalmente soltanto un ricordo. Hanno cercato di realizzare messaggi che fossero chiari, autentici e trasparenti, immedesimandosi anche nei consumatori più scettici, cercando di spiegare il senso dell’iniziativa anche a chi avrebbe potuto pensare che SpesaSospesa.org fosse soltanto un mezzo per farsi pubblicità, e non un’iniziativa concreta di solidarietà verso i cittadini e i piccoli produttori provati dalla crisi.

Quali caratteristiche hanno avuto le proposte fatte dai ragazzi?

Nelle loro proposte di comunicazione da una parte hanno cercato di valorizzare il principio dello sharing, della condivisione, evidenziando come ci siano cittadini e aziende disposti a donare qualcosa per il bene comune, puntando su iniziative concrete e trasparenti per chi avesse bisogno di aiuto.

In secondo luogo hanno puntato sull’incrementare il livello di awareness, di consapevolezza rispetto all’iniziativa. Così sono nati ad esempio i filtri su Instagram che i sostenitori dell’iniziativa avrebbero potuto utilizzare per pubblicizzarla tra i loro follower o più in generale tra i loro contatti sui social, e l’idea dei video emozionali.

E poi c’è stato l’impegno sul versante community management, con i tentativi di trovare le risposte migliori a tutte le possibili critiche, evidenziando la tracciabilità delle donazioni e rispondendo con la trasparenza agli eventuali consumatori più critici.

Quanto è importante oggi nella formazione universitaria stabilire un contatto con il mondo delle imprese?

È estremamente arricchente, perché le aziende in un contesto di rapida evoluzione tecnologica sono i luoghi dove il cambiamento avviene in diretta. Le aziende permettono di entrare in contatto con le ultime frontiere e i trend di mercato prima che questi siano disponibili su un libro o pubblicati su una ricerca accademica. “Assaggiare” con anticipo queste tendenze di mercato, integrandole all’interno di un percorso di studi più ampio, è una carta vincente per il futuro degli studenti, per offrire loro contenuti al passo con i tempi. Con Sorgenia ad esempio abbiamo affrontato un progetto che toccava il tema del Covid proprio durante l’emergenza, e senza questa esperienza avremmo avuto meno informazioni per capire davvero cosa stava succedendo. Questo è il motivo per cui ai nostri corsi partecipano dei pratictioner dalle più importanti aziende, comprese le big tech: abbiamo avuto anche Amazon, Google, Facebook, e in questo modo abbiamo potuto entrare a contatto con alcune innovazioni facendocele raccontare dai diretti interessati, dai protagonisti del mercato dei nostri giorni.